Per i venti studenti rimasti nelle aule del liceo linguistico di Auronzo di Cadore, sulle Dolomiti venete, sono gli ultimi giorni di scuola. Ma la fine delle lezioni e gli esami di maturità quest’anno coincideranno anche con la chiusura definitiva dell’istituto. Senza nessun iscritto alle classi prime e con pochi fondi a disposizione, l’unica scuola superiore del paese a settembre non riaprirà.
L’anagrafe comunale di Auronzo, per la prima volta, qualche settimana fa è scesa sotto i tremila residenti. Nel secondo dopoguerra erano oltre il doppio. Ma tra poche settimane, con l’arrivo dell’estate, il comune arriverà a contare fino a venticinquemila presenze turistiche, tra case e alberghi.
Auronzo ospita la parte meridionale delle Tre Cime di Lavaredo, tra le montagne più note e frequentate delle Dolomiti al confine fra Veneto e Trentino-Alto Adige, prese d’assalto ogni anno da decine di migliaia di turisti da tutto il mondo. Tanto che si sta pensando di introdurre un limite massimo di ingressi giornalieri. Nel 2024, in queste valli si sono contate trecentomila presenze, in costante crescita da quando le Dolomiti sono diventate patrimonio dell’Unesco nel 2009. E tra meno di un anno arriveranno pure i Giochi invernali di Milano-Cortina 2026.
E così da un lato si combatte lo spopolamento dei comuni, tra denatalità, giovani che vanno via senza più tornare, scuole e ambulatori medici che chiudono. E dall’altra si prova a gestire l’iperturismo, che ha portato sì ricchezza per gli abitanti della zona, ma anche enormi problemi. Soprattutto per la disponibilità di case destinate ai lavoratori, con un impatto negativo per chi qui ci vive tutto l’anno.
«Viviamo in un paradiso, un territorio ricco con enormi risorse economiche legate al turismo, però chi vuole vivere qui fa una grande fatica», spiega il sindaco di Auronzo Dario Vecellio Galeno. «Il grosso problema è reperire personale qualificato che si stabilizzi qui per garantire i servizi ai cittadini. La maggior parte degli appartamenti viene affittata ai turisti con prezzi dai 700 ai mille euro a settimana. Chi viene a lavorare da fuori non può permettersi questi prezzi e così in tanti rinunciano oppure restano per pochi mesi e poi vanno via».
I concorsi comunali per la ricerca di nuovo personale spesso vanno deserti. «Ma anche quando qualcuno viene selezionato, il problema è sempre lo stesso: la casa», dice il sindaco. «In comune avremmo bisogno di almeno altre sei persone, ma tutti gli enti pubblici della zona soffrono di carenze d’organico. Mancano segretari comunali, medici, infermieri, insegnanti. Spesso le figure che ci servono non si trovano qui e dobbiamo cercarle fuori. Ma tanti ci dicono “Sì, io sarei disposto a trasferirmi, ma dove vado a vivere?”».
Le imprese edili non trovano operai, i ristoranti sono a corto di camerieri. «La fiorente industria del turismo, per contro, livella verso l’alto i prezzi degli affitti. Per cui è difficile che un idraulico o un impiegato comunale che viene da fuori si trasferisca a vivere da noi, perché di fatto non può pagare quattromila euro al mese di affitto», ripete il sindaco.
I vincoli paesaggistici e la legge sul consumo di suolo non permettono di costruire nuove case in un territorio già fin troppo cementificato. E così la soluzione individuata è stata quella di ristrutturare gli edifici pubblici non utilizzati da affittare ai dipendenti pubblici, ma con canoni calmierati rispetto ai prezzi di mercato. I dati dell’Istat parlano di una quota rilevante di abitazioni non utilizzate presenti sul territorio. E in attesa di una mappatura completa, il Gal (Gruppo di azione locale) Alto Bellunese, usando le risorse europee del Fondo agricolo per lo sviluppo rurale, ha creato i primi «progetti di comunità».
Il primo esperimento pilota ad Auronzo di Cadore è partito da poco e prevede la ristrutturazione dell’ex canonica della Chiesa, con una dotazione di centocinquantamila euro. I lavori sullo stabile risalente agli anni Settanta, usato in passato come residenza per i parroci, sono ancora in corso. «Se ne ricaveranno quattro appartamenti di circa trentotto metri quadri», spiega la vicesindaca Daniela Larese Filon, «che saranno destinati ai dipendenti del comune». L’ipotesi è quella di far pagare un prezzo che sarà più o meno un quinto dei prezzi di mercato. Ma già si sta procedendo a individuare altri edifici da sistemare. E il Gal metterà a bando anche altri centomila euro destinati alle imprese private del turismo che vogliano ristrutturare i propri immobili, offrendo una parte degli alloggi ai dipendenti pubblici.
Intanto, i poliziotti e i vigili del fuoco che arrivano d’estate per dare un supporto nella gestione delle lunghe code di auto e autobus dirette verso le Tre Cime di Lavaredo sono ospitati nella foresteria di proprietà del Comune. E lo stesso è stato fatto con il medico di base. I vigili urbani rimasti, al momento, sono solo due, dopo che il comandante è stato trasferito a fine aprile. E mancano persino i preti: prima c’erano tre parrocchie e tre preti. Ora, su tre parrocchie, è rimasto un unico parroco.
«In questo momento abbiamo individuato delle soluzioni per i lavoratori del settore pubblico, ma c’è una forte richiesta anche del settore privato per il personale stagionale di alberghi e rifugi», dice il sindaco. «Molti non trovano cuochi e camerieri per la mancanza di case in cui possono alloggiare, tanto che ci sono alberghi che non possono più offrire il servizio di pensione completa ai loro ospiti».
E dalle zone più vicine alle attrazioni turistiche, il problema della mancanza di alloggi si è allargato via via a macchia d’olio anche in comuni molto distanti. Nella casa di riposo di Longarone, 70 chilometri dalle Tre Cime di Lavaredo, non trovano personale. E persino le imprese del famoso distretto dell’occhiale della “Longarone Valley” faticano a trovare operai e dirigenti per lo stesso motivo: non ci sono alloggi a prezzi abbordabili.
In queste valli sorgono molte delle seconde case di chi vive in città. E chi ha a disposizione un appartamento lo ha caricato sulle piattaforme degli affitti brevi. Il «marchio Dolomiti» è molto forte anche all’estero e c’è chi è disposto a prenotare un alloggio anche a 50-60 chilometri dalle montagne. Per i proprietari, ovviamente, affittare le case ai turisti – a settimana o a giorni – è molto più remunerativo di un affitto medio-lungo.
«Il turismo straniero è esploso, soprattutto dopo il riconoscimento dell’Unesco. Abbiamo turisti che arrivano dall’Australia, dalla Corea, dal Sud Est asiatico e che magari alloggiano in comuni anche molto distanti dalle attrazioni», spiega la vicesindaca. «Ma per accoglierli bisogna creare professionalità qualificate e attrarre ulteriore forza lavoro per erogare servizi di qualità ai turisti che vengono da tutto il mondo».
È un cane che si morde la coda, insomma. Lo spopolamento delle aree di montagna porta alla riduzione dei servizi per i cittadini. E il turismo, che genera ricchezza per gli imprenditori del luogo, tiene lontano le figure professionali che servirebbero a combattere lo spopolamento ma anche a garantire servizi di qualità per i visitatori.
«La montagna così com’è è poco attrattiva per i nuovi abitanti», ammette il sindaco di Auronzo di Cadore. «Il cittadino che ha bisogno di rivolgersi a un medico o a un ospedale, per fare delle analisi o delle vaccinazioni, deve farsi almeno trenta chilometri se va bene. Anche i medici di base sono sempre temporanei: vengono qui per quattro o cinque mesi e poi si spostano in sedi molto più appetibili».
Il Gal Alto Bellunese ha pubblicato due bandi da trecentomila euro ciascuno per ristrutturare edifici destinati ai lavoratori, con interventi massimi di 150mila euro. Oltre a quello di Auronzo di Cadore, sono già stati finanziati altri tre interventi di recupero. Uno a Perarolo di Cadore, che si unirà a un altro progetto del Comune nell’ambito del bando borghi del Pnrr. E gli altri due nel comune di Comelico Superiore e San Pietro in Cadore, attivati a fronte delle richieste arrivate sia dai dipendenti comunali sia da insegnanti e operatori socio sanitari che lavorano nell’area. Perché, spiega Marco Bassetto, direttore del Gal Alto Bellunese, «la difficoltà è ovunque la stessa: non si trovano abitazioni che siano legate a esigenze normali di persone che devono lavorare e non a esigenze turistiche».
In tutta la provincia di Belluno si ripete la stessa dinamica. «La persona selezionata nei concorsi pubblici inizia inizia a lavorare alloggiando magari in un bed and breakfast in attesa di trovare una soluzione definitiva e poi spostare tutta la famiglia. Ma poi non trova nulla, per cui abbandona il lavoro e ritorna dov’era», racconta Bassetto. Così il turnover dei docenti nelle scuole è molto alto. E mancano anche gli autisti del trasporto locale, tanto che molte linee sono state tagliate.
Il caso emblematico è quello del comune di Zoppe di Cadore, che non ha più il bus di linea. «Fornendo un alloggio per un autista che a fine servizio possa fermarsi, si riuscirebbe forse a rimettere in moto la linea, perché c’è il problema delle distanze e di ritorno a casa degli autisti che non rende possibile poi garantire questa tratta», dice Bassetto. «Ma parliamo di una linea fondamentale perché è l’unica che ha a disposizione la popolazione residente, ma anche medici, infermieri e insegnanti che lavorano in paese».
I progetti avviati al momento sono i primi esperimenti. E il Gal sta lavorando in collaborazione con i comuni austriaci della Val Pusteria, perché anche oltre confine hanno lo stesso problema di carenze di case per i lavoratori. «Stiamo procedendo a una ricognizione dei fabbisogni nei comuni», spiega Bassetto. «Da un lato e dall’altro andremo a fare una mappatura di tutto il patrimonio immobiliare di proprietà pubblica che potrebbe essere riconvertito, facendo anche un percorso di sensibilizzazione della popolazione».
Ma già si guarda alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, che richiederanno rinforzi nei servizi pubblici, dai vigili ai trasporti. E anche personale aggiuntivo nei ristoranti e negli hotel. Serviranno case a prezzi accessibili nel giro di pochi mesi. Il Gal pubblicherà a settembre altri bandi per ristrutturare edifici inutilizzati e molti comuni stanno già lavorando per presentare progetti simili a quelli avviati nei territori limitrofi. «È un processo lungo», ammette Bassetto, «ma da qualche parte bisogna pur partire».