
Il partito Sogno Georgiano ricalca la politica del Cremlino e un nuovo mattone dell’edificio illiberale di osservanza moscovita, sovrapposto alle istituzioni democratiche di Tbilisi, è stato posato il 29 aprile con l’approvazione in seconda lettura di una legge, che, non limitandosi a vietare i partiti politici anti-regime, prevede di vietare anche quelli che potrebbero discenderne. Una matrioska di divieti. A prendere la decisione su quali partiti vietare e quali no sarà la Corte Costituzionale, che nell’ordinarietà potrebbe avere nove mesi di tempo e sotto elezioni solo quattordici giorni. Quali sensate decisioni si possono prendere in quattordici giorni? Solo quelle obbligate, ovviamente.
Questo divieto riguarderà i partiti che vengono considerati filo-occidentali e che vengono visti da Sogno Georgiano come agenti stranieri: peccato che i brogli alle elezioni di ottobre, segnalati anche dall’Osce, siano andati solo a vantaggio del partito di Bidzina Ivanishvili e le sole ingerenze straniere documentate siano state quelle russe. Questa legge dovrà avere una terza lettura, poi avverrà l’adozione ufficiale.
Nel frattempo la principale emittente televisiva d’opposizione, Mtavari TV, chiuderà il primo maggio. Da fonti georgiane si apprende che l’incapacità di proseguire deriva dalla posizione di uno dei cofondatori dell’emittente, Zaza Okuashvili, che nei mesi passati avrebbe tentato di chiudere il canale per adeguarsi alle volontà di Sogno Georgiano, suscitando un grave malcontento all’interno della redazione. Le azioni di Okuashvili avrebbero impedito al canale di finanziarsi adeguatamente, portandolo al conflitto con il direttore Giorgi Gabunia. Okuashvili dal canto suo ha denunciato la cattiva gestione finanziaria da parte dei dirigenti del canale.
Alcuni giornalisti dell’emittente si sono lentamente spostati sulla piattaforma Youtube, per continuare a fare il loro lavoro, ma oggi sarà certamente più difficile, nonostante ce ne sia la volontà, aprire una nuova emittente vista la legge sugli “agenti stranieri”, promossa dal partito di governo, che impedisce di ricevere finanziamenti dall’estero superiori al venti per cento del budget. Il fondatore del canale e leader della Coalizione per il Cambiamento Nika Gvaramia ha affermato che, nonostante la chiusura di questo canale, ne verrà comunque aperto un altro.
Il direttore generale dell’emittente, Giorgi Gabunia, non ha al momento dichiarato nulla, ma il sospetto fondato di infiltrazione nei canali televisivi e di corruzione del personale interno da parte del partito al governo non sembra così improbabile, viste le azioni di questi anni.
A tutto ciò si accompagnano numerosi episodi di violenza, che si consumano tramite i raid della polizia nelle case di attivisti e leader dei gruppi di opposizione. I giornali georgiani riportano che nella mattina del 29 aprile sono state effettuate delle perquisizioni nelle abitazioni di Nanuka Zhorzholiani, fondatrice di una fondazione che sostiene i manifestanti e i prigionieri politici, dell’attivista di opposizione Mariam Badzhelidze e di Aleko Tsikitishvili, direttore del Centro per i Diritti Umani.
Mariam Badzhelidze ha mostrato sui social network le motivazioni che le sono state fornite per giustificare la perquisizione: «Sabotaggio e assistenza a uno Stato straniero o a un’organizzazione sotto controllo straniero in attività ostili». La retorica del Cremlino, anche a livello giuridico, si sta impossessando della Georgia, che fino a qualche mese fa, è bene ricordarlo, era candidata all’ingresso nell’Unione europea.
Le «attività ostili» portate avanti da «organizzazioni straniere» si possono configurare in diversi modi, tra cui le libere manifestazioni di sostegno: per fare un esempio, è come se in Italia si fosse negato, o considerato illegale, l’attivismo di Greta Thunberg, perché di nazionalità svedese o dichiarato fuori legge le azioni e le manifestazioni per il clima di Extinction Rebellion, un’organizzazione internazionale non nata in Italia.
Il paradosso orwelliano della demagogia russa e russofila è dunque questo: è autoritario impedire (ad esempio in Romania) forme di corruzione economica o di palese violazione delle norme di finanziamento e di comunicazione dell’attività politica da parte di stati esteri, ma è patriottico (come si fa in Georgia) impedire forme di coordinamento politico internazionale, anche quando questi sono assolutamente trasparenti e coerenti con il principio di libertà politica. Se non vogliamo che questa verità alternativa diventi la forma privilegiata della democrazia globale e non passi, per contagio, dalla Georgia ad altri molto suscettibili Paesi est europei, è bene che l’Unione europea imponga alla Georgia sanzioni più mirate, cercando di farla tornare al più presto al voto, dopo le elezioni rubate da Mosca.
Inoltre, sarà fondamentale continuare a sostenere i media indipendenti e le organizzazioni della società civile. I georgiani stanno, ormai da anni, combattendo per una libertà che non è solo loro, ma anche nostra.