Nelle ultime ore la Russia ha lanciato duecentonovantotto droni e sessantanove missili sulle città ucraine. Forse di più, anzi sicuramente di più quando leggerete questo articolo. Gli attacchi russi hanno provocato molti morti e feriti con migliaia di civili costretti a ripararsi nei rifugi e nelle stazioni della metropolitana. È tragicamente ridicolo pensare che l’ex dirigente del Kgb, da ventisei anni al potere a Mosca, più di Hitler, più di Mussolini, quasi quanto Stalin, voglia la pace. Vladimir Putin vuole l’Ucraina, il più possibile del suo territorio sovrano, punto e basta.
E allora bisogna costringerlo a uscire dalla fortezza del Cremlino. Ma solo l’America è veramente in grado di farlo.
I volenterosi stanno facendo tutto ciò che possono, ma tutto ciò che possono non è abbastanza, e il dittatore russo questo lo sa bene. Le democrazie europee del serissimo nuovo Cancelliere tedesco Friedrich Merz, dell’illuminista Emmanuel Macron e del churchilliano Keir Starmer, sono il cervello di un’operazione politica tesa a imbastire una trattativa, ma la forza ce l’hanno gli americani, e senza di loro, innanzitutto dal punto di vista militare, l’Ucraina è perduta.
Il paradosso della situazione è che Donald Trump, che tra l’altro non capisce bene di cosa si parla quando si parla di Ucraina, se la situazione non si muove lui si sfila, ma se lui si sfila la situazione non si muove: è un dannato circolo vizioso che strangola Kyjiv.
Gli sherpa europei, ha scritto Repubblica, stanno lavorando a una riunione tra russi e ucraini a Ginevra, che probabilmente, come sostiene il presidente francese, è la location migliore (la Istanbul di Recep Tayyip Erdogan a occhio e croce si presta meno), e tra questi sherpa c’è anche l’Italia di una Giorgia Meloni, che come certi difensori scarsi è sempre in ritardo su tutti i palloni, ma che se alla fine accetta la direzione franco-britannica senza mettere il muso è un guadagno anche per lei. I fatti stanno dimostrando che conta molto poco e che la Casa Bianca la mena per il naso: J.D. Vance si è pure prestato al finto vertice con Ursula von der Leyen a Palazzo Chigi mentre il Gran Capo ordiva nuovi dazi contro l’Europa. E quindi se la smettesse di far finta di essere una statista, Meloni renderebbe un buon servizio alla verità e si tranquillizzerebbe lei stessa.
Il problema è dunque Donald Trump. Ha fatto l’accordo sulle terre rare ricucendo con Volodymyr Zelensky, poi una lunga e inutile telefonata con lo zar, e ora è sparito. È una pessima notizia per l’Europa e soprattutto per gli ucraini, di fronte alla quale bisognerebbe alzare la voce. Come ha detto Kaja Kallas, «bisogna imporre alla Russia la più forte pressione internazionale».
«Domani correremo più forte», scrive Francis Scott Fitzgerald nell’ultima pagina del “Grande Gatsby”: è quello che devono fare gli europei, alzando il tiro anche sulla Casa Bianca, prima che la tragedia trumpiana seppellisca definitivamente le speranze di pace.