Dazio intellettualeGli studenti stranieri fuori da Harvard, e la misera guerra di Trump alle idee

Il protezionismo culturale cercato dal presidente americano è pericoloso. Non solo mette a repentaglio il prestigio dell’ateneo, ma priva gli Stati Uniti delle fondamentali contaminazioni culturali che hanno dato forma alla prosperità dell’Occidente nel corso secoli

AP/Lapresse

Quando si insedia un governo che fa a pugni con le norme fondamentali della democrazia, la prima operazione nella quale si diletta è individuare un nemico. In partenza, il nemico ha sempre lo stesso nome: la cultura. Il pensiero alternativo inquina, meglio considerarlo fuori legge o porlo ai margini.

Le iniziative, reiterate, intraprese da Donald Trump verso le università ritenute a prevalente pensiero liberal si inseriscono perfettamente in questo schema. Il mosaico sta prendendo forma con il divieto agli studenti stranieri a iscriversi alla Harvard University. Il comunicato governativo è chiaro: «Ad Harvard non potranno più iscriversi studenti stranieri e gli studenti già iscritti devono trasferirsi o perderanno il loro status legale». Punto.

Lasciamo pure stare il prestigio dell’università in questione, leso da questo atto, lasciamo stare anche le finanze della più antica università degli Stati Uniti, inevitabilmente compromesse, e andiamo al sodo. Lo scambio di idee, meglio se diverse e in conflitto, è all’origine della civiltà umana. Senza il confronto non c’è crescita, né intellettuale né sociale. Non è un’opinione, è scienza.

Se privo un ateneo della possibilità di confronto tra esperienze di vita diverse – perché chi proviene da tradizioni, da saperi, da aree geografiche differenti è portatore di un diverso sentire – immiserisco quell’ateneo e soprattutto provoco una ferita mortale alla conoscenza.

La storia è ricca di protezionismi culturali, in genere patrimonio di dittature o causati da motivi religiosi. Roghi di libri, espulsioni dalle università per motivi di razza, censura, addirittura omicidi.

Ma la storia è altrettanto ricca di contaminazioni. La cultura occidentale ne ha goduto più di ogni altra, basterebbe ricordare chi ha salvato fondamentali testi filosofici greci, chi ha rifondato la matematica e la geometria. Monaci irlandesi, sì, accanto a studiosi di lingua araba. Dante ne sa qualcosa.

È attraverso il contagio che trasmettiamo sapere. L’isolamento è sempre stato uno dei motivi della crisi di uno Stato. Dunque, nulla di nuovo sotto il sole in questo tempo fuori cardine, come direbbe Amleto. Abbasso la cultura, a morte quella alternativa. Del resto, come dar torto a Machiavelli quando sostiene che l’uomo non cambia, ha sempre la stessa natura benché social e intelligenza artificiale la facciano da padroni. Dai dazi commerciali al dazio intellettuale il passo è breve.

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