
Sono appena tornata a casa, in Michigan, dopo tre anni nel lavoro più difficile della mia vita: servire come Ambasciatrice americana in Ucraina, sostenendo il nostro alleato democratico contro l’aggressione brutale e non provocata da parte della Russia.
Ho servito con orgoglio cinque presidenti — sia repubblicani che democratici — per garantire che gli Stati Uniti restino il Paese più forte e grande che il mondo abbia mai conosciuto.
Rispetto il diritto e la responsabilità del presidente di determinare la politica estera degli Stati Uniti — con i dovuti controlli ed equilibri da parte del Congresso. È compito del Servizio diplomatico americano attuare tale politica. Purtroppo, fin dall’inizio dell’amministrazione Trump, la politica è stata quella di esercitare pressioni sulla vittima, l’Ucraina, invece che sull’aggressore, la Russia.
Per questo motivo, non potevo più, in buona coscienza, portare avanti quella politica e ho sentito che fosse mio dovere dimettermi. Dopo quasi trent’anni di servizio al nostro Paese, ho rassegnato le dimissioni dal ruolo di ambasciatrice in Ucraina.
Non posso restare a guardare mentre un Paese viene invaso, una democrazia bombardata e bambini uccisi impunemente. Credo che l’unico modo per garantire gli interessi degli Stati Uniti sia difendere le democrazie e opporsi agli autocrati. La pace a qualsiasi prezzo non è pace — è un cedimento. E la storia ci ha insegnato più e più volte che il cedimento non porta alla sicurezza, né alla prosperità. Porta solo a più guerra e sofferenza.
Da quando la Russia ha lanciato la sua invasione su vasta scala dell’Ucraina il 24 febbraio 2022, ha compiuto atti che possono solo essere descritti come puro male: ha ucciso migliaia di civili, inclusi 700 bambini, con missili e droni che hanno colpito case e appartamenti nel cuore della notte.
Ha commesso oltre 150.000 crimini di guerra, rapito 20.000 bambini dalle loro famiglie, e costretto milioni di uomini, donne e bambini a fuggire verso l’Europa e oltre.
Per tre anni ho ascoltato le storie, ho visto la brutalità e ho condiviso il dolore delle famiglie i cui figli sono stati uccisi o feriti da missili e droni russi che hanno colpito parchi giochi, chiese e scuole. Dopo una carriera trascorsa in zone di conflitto, ho assistito personalmente ad atrocità di massa e distruzioni indiscriminate, ma non abbiamo mai visto una violenza così sistematica, diffusa e terrificante in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale.
Perché l’invasione russa dell’Ucraina dovrebbe importare agli Stati Uniti?
Perché il modo in cui gestiamo questa guerra dice molto sia ai nostri amici che ai nostri nemici. Se permettiamo a Putin di ridisegnare i confini con la forza, non si fermerà all’Ucraina. A sentire le sue parole, l’ambizione di Putin è resuscitare un passato imperiale — e non può farlo senza minacciare la sicurezza dei nostri alleati nella Nato.
E se Putin dovesse riuscire, il segnale che invieremmo alla Cina minerebbe l’equilibrio della sicurezza in Asia e in tutto il mondo. Questo avrebbe profonde implicazioni per la sicurezza, la prosperità e il benessere degli Stati Uniti.
L’Europa è il nostro più grande partner commerciale, con una relazione da 1,6 trilioni di dollari che sostiene 16 milioni di posti di lavoro su entrambi i continenti, incluso proprio qui in Michigan. Mantenere gli 80 anni di pace derivati dalla devastazione della Seconda Guerra Mondiale — e la crescita economica, il commercio e i veri posti di lavoro che ne derivano — è ciò che è in gioco per noi nella guerra della Russia contro l’Ucraina.
Ma la guerra della Russia riguarda più della politica estera o dell’economia. Riguarda chi siamo.
Gli Stati Uniti devono guidare il mondo libero.
Mio nonno, cresciuto a Charlotte, Michigan, servì con orgoglio la nostra nazione come soldato nella Seconda Guerra Mondiale, mentre mia nonna manteneva il loro unico figlio affittando stanze nella loro casa a Lansing. I miei nonni non si videro per tre anni, e mia madre non conosceva suo padre quando tornò a casa, ma sapevano cosa fosse giusto fare.
L’America che amo, quella che hanno servito i nostri nonni, non resterebbe mai a guardare mentre accadono tali orrori.
Né smetterebbe di aiutare i propri amici. Né cercherebbe compromessi con l’aggressore.
Dobbiamo rimanere fedeli a chi siamo — un popolo giusto, generoso e laborioso, benedetto da un governo democratico e responsabile, la più grande economia di libero mercato del mondo e l’esercito più potente della storia dell’umanità. Dobbiamo mostrare leadership di fronte all’aggressione, non debolezza o complicità. Quando l’America non guida il mondo libero, ciò che è in pericolo è il nostro stesso successo come nazione.
Questa è l’America che amo, e che ho avuto l’onore di servire ogni giorno.
Potrei non essere più una diplomatica americana, ma non smetterò mai di credere nella necessità della leadership americana per garantire il nostro futuro e offrire una luce di speranza e possibilità per ogni cittadino del Michigan, ogni americano e tante altre persone nel mondo.
*Bridget Brink si è dimessa da ambasciatrice degli Stati Uniti in Ucraina ad aprile, dopo quasi trent’anni nel Servizio diplomatico americano.