Con l’approvazione definitiva al Senato della legge sulla partecipazione, promossa dalla Cisl e fortemente sostenuta da Luigi Sbarra, si scrive una pagina storica per il mondo del lavoro e per l’Italia. Dopo settantasette anni, l’articolo 46 della Costituzione trova finalmente attuazione grazie a una mobilitazione durata due anni, una mobilitazione alla quale ho avuto l’onore di contribuire come uno dei primi firmatari della proposta di legge.
Questa legge rappresenta un cambio di paradigma per i lavoratori, garantendo loro il diritto di partecipare direttamente alle decisioni aziendali attraverso la presenza nei consigli di amministrazione e di sorveglianza. Non solo ma offre anche la possibilità di beneficiare degli utili aziendali, rafforzando il legame tra produttività e retribuzione. In questo modo, i lavoratori non sono più semplici esecutori, ma diventano parte attiva del successo dell’azienda. La legge promuove la sicurezza e il benessere sui luoghi di lavoro garantendo che i lavoratori possano far sentire la propria voce sulle politiche aziendali che li riguardano. La formazione continua diventa un diritto per migliorare le competenze e crescere professionalmente, mentre la stabilità occupazionale è rafforzata da un modello di relazioni industriali basato sul dialogo e la corresponsabilità.
La Cisl ha dimostrato di essere il vero sindacato dei lavoratori e delle lavoratrici, lontana dalle derive ideologiche e dalle sterili contrapposizioni che, purtroppo, caratterizzano altre sigle sindacali come la Cgil, mentre la Cisl ha lavorato con concretezza per portare avanti una riforma storica che tutela i diritti dei lavoratori e promuove la partecipazione diretta alle decisioni aziendali. La Cgil si è rifugiata ancora una volta nel suo tradizionale ruolo di opposizione a prescindere, rilanciando una stagione di referendum ideologici che rischiano di far fare al Paese pericolosi passi indietro.
La Legge Sbarra rappresenta una svolta culturale oltre che normativa. Per la prima volta il legislatore riconosce la partecipazione non come opzione astratta, ma come motore concreto capace di rilanciare salari, produttività, sicurezza e benessere lavorativo, legalità e giustizia sociale, un modello che promuove la corresponsabilità, il dialogo, la formazione, valori indispensabili per affrontare le sfide dell’economia globale e della transizione produttiva.
In netto contrasto, la Cgil ha scelto la via dell’ostruzionismo referendario, cercando di cancellare riforme necessarie e continuando a proporre soluzioni del passato, basate su una visione conflittuale e antagonistica del mondo del lavoro. La loro visione è quella di un sindacato ideologico, incapace di accettare la sfida della modernità e della partecipazione.
La legge sulla partecipazione, al contrario, è il frutto di un lungo percorso di ascolto, confronto e proposta concreta, che ha visto la Cisl raccogliere quasi quattrocentomila firme in tutte le regioni. Un cammino della responsabilità che ha fatto emergere con forza il valore popolare e antipopulista di questa riforma.
Di fronte ai referendum ideologici e distruttivi promossi dalla Cgil, che più che di rivolta fanno rivoltare lo stomaco, il miglior atto di partecipazione responsabile è quello di non partecipare affatto. Stare a casa al referendum non è disinteresse, ma la scelta di non dare spazio a chi gioca con i diritti dei lavoratori, proponendo soluzioni dannose e prive di visione. Alle stronzate è meglio non partecipare. La Cisl ha scelto il dialogo, la democrazia e la vera partecipazione: continuiamo su questa strada.