Quest’anno a maggio in vari Paesi del mondo verranno celebrati gli ottant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale. Nei Paesi civili di questo mondo le persone si vedranno l’8 maggio, il giorno in cui si ricorda l’orrore che di quel conflitto. Nei Paesi non civili ma terroristi come la Russia, il giorno della Memoria è il 9 ed è stato trasformato in una grande festa per la vittoria sul fascismo e non sul nazismo. Il concetto di nazismo entra nel vocabolario della Russia solo dopo il 1991, dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica. Nel linguaggio della totalitaria Urss non si dava peso alla parola nazismo, ma ci si concentrava sul dualismo concettuale “noi e loro”, “buoni e cattivi”, e così si forgiava l’opposizione al nemico e si univa il popolo nella lotta contro l’aggressore – lo stesso che tra il 1939 e il 1941 grazie al patto Molotov-Ribbentrop era considerato invece un grande alleato. I nemici in quel conflitto erano racchiusi sotto l’ombrello della parola “fascismo”, usata per indicare indifferentemente Hitler, Mussolini e Franco. Oggi la parola nazismo viene usata molto volentieri dal dittatore Vladimir Putin per servire i suoi interessi di combattere quelli che definisce «neonazisti», quelli dell’Ucraina.
A partire dal 2015, in Ucraina viene introdotta la data dell’8 maggio come il giorno di Memoria, ma fino al 2023 è stata mantenuta formalmente ancora la data del 9 maggio – in quel caso come il giorno della vittoria. Poi però il rumore di festeggiamenti è cominciato a svanire, dando spazio alla nuova riflessione sulla partecipazione degli ucraini nella Seconda guerra mondiale. Dal 2023, il 9 maggio non è stato più menzionato e festeggiato, nessun ucraino vuole avere a che fare con la parata militare che si tiene nella piazza Rossa di Mosca.
Il primo atto di capitolazione tedesca è stato firmato il 7 maggio 1945 a Reims, in Francia. Il dittatore sovietico Stalin, però, ha rifiutato di riconoscere questo documento e ha insistito sulla firma del nuovo documento a Berlino, la città capitolata dopo l’ingresso dell’Armata Rossa. E così l’atto sulla capitolazione è stato firmato l’8 maggio 1945 alle 22:43 ora CEST, che a Mosca facevano 00:43. Il 9 maggio 1945 l’Unione Sovietica ha proclamato la festa popolare.
Nel dopoguerra, Stalin in persona ha contribuito alla formazione del mito del grande popolo sovietico «che con la sua eroica lotta ha salvato la civilizzazione europea dai fascisti». Tra tutti i popoli sovietici viene soprattutto nominato quello russo, che ha unito tutti sotto la sua ala, mentre altri popoli sono stati accusati di collaborazionismo con i tedeschi, soprattutto il popolo ucraino e i popoli baltici. La retorica di Stalin è stata ripresa da Brezhnev, che con il culto della “Grande vittoria” ha cercato di rafforzare l’autorità del partito nella società sovietica. Nasceva in quegli anni anche il culto dei reduci di guerra che sono diventati una classe sociale con status privilegiato nell’Unione Sovietica.
Con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, la Russia ha scoperto di non essere pronta a rivisitare il mito ereditato, un mito che per di più le serve per autocompiacersi. Mosca usa l’argomento della vittoria nella Seconda guerra mondiale per convincere l’opinione pubblica, soprattutto nei Paesi occidentali, e per farsi riconoscere un ruolo speciale al livello mondiale. Qualsiasi altra riflessione diversa dalla versione di Mosca viene vista come un tentativo di sfidare la sua posizione politica.
Arrivato al potere quasi ventisei anni fa, Putin ha usato il culto della vittoria per rafforzare la sua autorità tra i reduci di guerra. Lo ha fatto spesso spesso e volentieri anche per criticare l’Occidente, per sminuire il ruolo degli Alleati nella vittoria contro il nazismo, soprattutto il ruolo degli Stati Uniti.
La grande parata nella piazza Rossa, con il passaggio delle macchine militari, è diventata una norma negli ultimi decenni, soprattutto dopo che il Cremlino ha investito nella modernizzazione dell’esercito. Il nuovo carro armato T-14 “Armata” visto sulla Piazza Rossa nel 2015 e mai impiegato sul campo di battaglia in Ucraina; i missili a lunga gittata PC-24 “Yars” e altre munizioni che dovevano spaventare l’Occidente. Quest’anno gli organizzatori del pobedobesiye – così definiscono gli ucraini il delirio che si crea attorno al giorno della vittoria, da “pobeda” parola russa per “vittoria” e “besy” cioè “demonio” che in pratica possiede il Paese in quei giorni – pensano di esporre le macchine militari straniere conquistate in battaglia, come il veicolo corazzato Bradley. Una mossa già vista in piazza Maidan a Kyjiv a partire dal 2022, quando però a essere esposti erano i veicoli militari russi distrutti in battaglia: quella è, giustamente, come dice il presidente Volodymyr Zelensky, l’unica parata che meritano.