
L’Europa carolingia, dunque, si rimette in piedi dopo varie contraddizioni e incomprensioni che in questi anni hanno segnato i rapporti tra Francia e Germania, e lo fa dandosi una missione ben precisa: difendere l’Europa dall’imperialismo russo, il che significa, qui e adesso, insistere nella difesa dell’Ucraina, bastione politico e morale contro l’aggressione di Vladimir Putin e della sua cricca di miliardari.
L’incontro di Parigi di ieri – la prima uscita di Friedrich Merz nelle vesti di cancelliere – è servito al presidente Emmanuel Macron per rilanciare il protagonismo francese sul tema della difesa europea: «La guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina ha infranto l’illusione di una garanzia di pace e sicurezza in Europa. Abbiamo già assunto maggiori responsabilità per la nostra sicurezza e ne assumeremo altre. Intensificheremo ulteriormente le nostre capacità di difesa, in un’ottica altresì di rafforzamento del pilastro europeo della Nato».
Un concetto, questo del pilastro europeo della Nato, forse voluto più da Merz che da Macron, che serve a tenere il rapporto con gli Stati Uniti del presidente più instabile della loro storia – e tuttavia è certo che i due leader non sono per nulla sdraiati sulla dottrina Trump, qualunque cosa voglia dire – come Giorgia Meloni.
La presidente del Consiglio è stata beffata ancora una volta da Macron, che le ha rovinato il proposito di un novello asse Roma-Berlino: uno dei sogni di Meloni, sempre a caccia di una qualche centralità europea, se non mondiale, che finora ha fatto a pugni con la realtà, emblematizzata dalla famosa foto in San Pietro con Trump, Zelensky, Starmer, e appunto Macron. È logico che Merz si fidi più di Parigi che di Roma, e non solo per il peso specifico della Francia, ma per un’evidente sintonia sul problema dei problemi di questa fase: la difesa della democrazia europea dalla morsa Trump–Putin.
La visita del cancelliere tedesco a Parigi non avrà rallegrato Meloni, da sempre molto carica contro il presidente francese, a Palazzo Chigi non è ancora andata giù l’iniziativa tenutasi alla Sorbona (Choose Europe for Science), quella sulla ricerca e la necessità di attrarre in Europa i talenti di tutto il mondo che vogliono lasciare l’America di The Donald, che ha molto indispettito la presidente del Consiglio.
Il governo italiano, come si dice con termine ormai di uso comune, ha rosicato (la ministra dell’Università Anna Maria Bernini nemmeno si è presentata), anche perché in quell’occasione accanto a Macron c’era Ursula von der Leyen pronta ad annunciare copiosi finanziamenti per l’iniziativa.
A parte la persistente marginalità europea di Meloni, sempre sorpassata dall’inquilino dell’Eliseo, bisogna sottolineare che Macron e Merz non hanno espresso generiche intenzioni ma hanno anche costruito uno strumento nuovo che rafforza la sintonia tra i due Paesi: «Organizzeremo riunioni regolari del Consiglio franco-tedesco su temi strategici, della difesa e della sicurezza nazionale, al fine di coordinare il nostro sostegno all’Ucraina, la nostra pianificazione e produzione in materia di difesa, i nostri obiettivi strategici di difesa, nonché le nostre prossime revisioni delle politiche di sicurezza nazionale».
Ucraina First, si potrebbe dire: «Non accetteremo mai una pace imposta e continueremo a sostenere la difesa dell’Ucraina contro l’aggressione russa. Coopereremo con gli Stati Uniti, l’Ucraina e i partner europei per giungere a un cessate il fuoco totale e duraturo».
Si riprende qui il discorso dei volenterosi, il progetto condiviso con Keir Starmer: «Siamo pronti a contribuire a una pace giusta e sostenibile, con il sostegno degli Stati Uniti in materia di sicurezza e solide garanzie di sicurezza, in particolare attraverso un esercito ucraino forte, al fine di scoraggiare qualsiasi futura aggressione russa. Coordineremo inoltre il nostro approccio nei confronti della Russia e della minaccia sistemica che essa rappresenta per la sicurezza europea». Ovviamente, per i due leader tutti i Paesi europei devono aumentare le spese per la difesa. Mosca è avvisata: il motore carolingio è ripartito.