Parlando alla platea di Confindustria Giorgia Meloni cita Mario Draghi, esortando l’Unione europea a «rimuovere i dazi interni che si è autoimposta in questi anni», che è un modo furbissimo di schivare, e al tempo stesso rovesciare contro l’Europa, il problema rappresentato dai dazi imposti dal suo amico e modello Donald Trump, coprendosi dietro la figura dell’ex presidente della Bce ed evitando così di passare per populista e antieuropeista. Del resto, sono due anni che ci cascano tutti, qualcuno l’ha persino definita «draghiana», perché dovrebbe smettere proprio adesso? Nel frattempo, come segnala sul Foglio David Carretta, l’Italia non firma il documento, sottoscritto da venti paesi dell’Unione europea, che denuncia la legge con cui Viktor Orbán ha vietato il Pride in Ungheria. A chiamarsi fuori, con l’Italia, ci sono solo Bulgaria, Croazia, Romania e Slovacchia (la Polonia ha la presidenza di turno e per prassi non firma). Questa è la vera collocazione politica e ideologica della nostra presidente del Consiglio, questi sono i valori del governo di centrodestra, questa la sincerità del loro impegno in difesa della libertà di espressione e dello stato di diritto. Ma una simile scelta di campo, certo non nuova da parte di Meloni, la dice lunga anche sulla consistenza del suo europeismo e del suo antiputinismo, essendo Orbán il principale pupazzo di Putin in Europa, da tempo impegnato a ostacolare in ogni modo gli aiuti all’Ucraina e le sanzioni contro la Russia.
Ancor più delle norme contro le manifestazioni della comunità omosessuale, a preoccupare l’Unione europea è però un progetto di legge «sulla trasparenza della vita pubblica», che non per niente ricalca un’analoga legge russa, con cui Orbán potrebbe vietare i finanziamenti a tutte le organizzazioni da lui giudicate ostili, compresi i partiti, dietro il pretesto della difesa della sovranità nazionale. In pratica, sarebbe la svolta verso il regime vero e proprio, la definitiva putinizzazione di una democrazia europea, nel cuore dell’Unione. Se Meloni è sincera quando parla della necessità di difendere l’Ucraina e la stessa Europa dall’imperialismo russo, evidentemente, non può continuare a proteggere Orbán. Motivo per cui penso proprio che continuerà.
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