
«La riluttanza dei russi nell’inviare il loro memorandum all’Ucraina suggerisce che probabilmente è pieno di ultimatum irrealistici e che abbiano paura di rivelare che stanno bloccando il processo di pace». La dichiarazione è del Ministero degli Esteri dell’Ucraina, spazientito dalla meschina tattica dilatoria del Cremlino. Il messaggio di Heorhii Tykhyi, portavoce del Ministero, arriva puntuale dopo la proposta, ormai poco credibile, della Russia di tenere nuovi negoziati di pace il 2 giugno a Istanbul. «Devono approvare immediatamente il documento, come ha affermato il ministro degli Esteri Andrii Sybiha, e smettere di fare questi giochetti, che dimostrano solo che vogliono chiudere anche il prossimo vertice con un nulla di fatto», ha aggiunto Tykhyi.
Esattamente una settimana fa il ministro della Difesa ucraino Rustem Umierov ha consegnato alla Russia un documento in cui si chiarisce la posizione dell’Ucraina, con tutte le richieste in vista di un accordo di pace: è il memorandum che dovrebbe avere anche una controparte russa. Solo che, appunto, di documenti di questo tipo dal Cremlino non ne sono ancora usciti. Eppure da Mosca avevano fatto sapere di aver redatto un memorandum dopo le dichiarazioni pubbliche del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, dei leader europei e del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
«Ho consegnato il nostro documento al capo della delegazione russa, che riflette la posizione ucraina. Riaffermiamo la disponibilità dell’Ucraina a un cessate il fuoco completo e incondizionato e a un impegno diplomatico continuo. Non ci opponiamo a ulteriori incontri con i russi e attendiamo il loro memorandum, affinché l’incontro non sia inutile e possa davvero avvicinarci alla fine della guerra», ha detto Umierov. «L’Ucraina è sempre stata, e rimarrà sempre, il più costruttiva possibile. Gli incontri tra le parti devono produrre risultati. Ecco perché ogni incontro deve essere preparato adeguatamente».
Tutta questa situazione sembra l’ennesima presa in giro di Vladimir Putin all’Ucraina, all’Occidente e al mondo intero. Fingere di lavorare una settimana, o più, a un memorandum dopo quasi tre anni e mezzo dall’inizio dell’invasione su larga scala – un tempo più che sufficiente a formulare delle richieste ufficiali – può significare solo che la Russia non ha alcun interesse a un vero negoziato di pace. Lo dimostrano anche le parole del ministro degli Esteri russo Sergy Lavrov: con la solita faccia di bronzo e il tono del troll mercoledì ha detto che la Russia è arrivata in una «fase avanzata dell’elaborazione del suo memorandum sul cessate il fuoco in Ucraina». Secondo il ministro russo, il documento che stanno completando affronta le «radici profonde della crisi». Una formula volutamente ambigua che, come rivelato da Reuters che avrebbe ricevuto informazioni da fonti russe, nella retorica del Cremlino, significa: riconoscere come legittime le annessioni russe, bloccare per sempre l’allargamento della Nato, il riconoscimento delle regioni parzialmente occupate come parte della Federazione Russa, la revoca di parte delle sanzioni occidentali e garanzie per la popolazione russofona in territorio ucraino.
Dalla sua dichiarazione farsesca l’unica notizia concreta arrivata dalla Russia è che l’esercito di Mosca ha lanciato novanta droni contro l’Ucraina durante la notte tra mercoledì e giovedì, uccidendo tre persone e ferendone decine, mentre le forze dell’ordine di Kyjiv hanno segnalato oltre duemila attacchi lungo la linea del fronte e nei quartieri residenziali di Sumy, Kharkiv e Donetsk.
Mercoledì Lavrov ha avanzato anche la sua nuova proposta di negoziato, il 2 giugno a Istanbul: un nuovo round di colloqui diretti con l’Ucraina con l’obiettivo dichiarato di negoziare un cessate il fuoco e discutere le condizioni per un possibile accordo di pace. L’ultima volta, sempre in Turchia, il 16 maggio scorso, le parti avevano concordato uno scambio di prigionieri e poco altro. Da allora la Russia ha continuato la sua guerra esattamente come se nulla fosse accaduto. Lo scambio di prigionieri c’è stato, questo è vero, il più grande dal 2022. Ma era una settimana fa, e non è un segnale di pace particolarmente significativo: di scambi di prigionieri ne sono già avvenuti diversi in tre anni e mezzo, nessuno di questi ha fermato droni e missili russi.