Tempo scadutoI buoni argomenti di Israele sepolti dai crimini di Netanyahu

Se è vero che persino Trump intende mollare il premier israeliano, qualcuno alla Casa Bianca dev’essersi dimenticato di avvisare Meloni, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

LaPresse

All’indomani degli atroci massacri del 7 ottobre, prima ancora che Israele avesse sparato un solo colpo, giornali, tv e social network erano già pieni di gente che chiedeva di fermare Israele, che denunciava la reazione sproporzionata di Israele, che non vedeva l’ora di gridare al «genocidio» perpetrato da Israele. Tra le molte responsabilità che Benjamin Netanyahu si è assunto da quando è tornato al potere e di cui è impossibile fare una graduatoria – compito che comunque lascio ben volentieri ai tribunali – una delle più gravi è senza dubbio quella di avere finito per dare ragione, ex post, a chi aveva torto marcio sin dall’inizio.

Una responsabilità da dividere equamente con Donald Trump, che lo ha spalleggiato e coperto sin dal primo mandato, e con la destra populista tutta, ma specialmente con quella che aveva qualcosa da farsi perdonare in materia di antisemitismo, ed è stata quindi ben felice di potersi appropriare strumentalmente del termine per rovesciarlo contro i propri avversari. Le conseguenze di tutto questo, per Israele, per gli ebrei e per la lotta contro ogni forma di antisemitismo e di intolleranza si faranno sentire per generazioni.

Al punto in cui siamo, come scrive su Linkiesta Carlo Panella, è del tutto inutile cercare un elemento di razionalità nella decisione di lanciare un’operazione militare senza precedenti nella Striscia di Gaza, annunciata da Netanyahu il cinquecentonovantatreesimo giorno di guerra. L’unica ragione non ha niente a che vedere con la strategia militare, ma solo con la permanenza al potere.

Il primo ministro israeliano ha bisogno dell’appoggio dell’estrema destra e l’estrema destra ha un solo obiettivo: la pulizia etnica dei palestinesi. Anche attraverso il blocco degli aiuti alla popolazione civile, che solo in questi giorni, e in misura clamorosamente insufficiente, Netanyau ha lasciato passare, dopo essersene pubblicamente scusato in un video (scusato non di averli bloccati prima, s’intende, ma di averli lasciati passare, per modo di dire, dopo).

Secondo quanto riportato dal Washington Post, la stessa amministrazione Trump avrebbe ormai minacciato di scaricarlo. Evidentemente, la Casa Bianca deve essersi dimenticata però di avvisare per tempo Giorgia Meloni, che ancora ieri bocciava tutte le mozioni delle opposizioni che chiedevano di condannare con fermezza il piano di occupazione di Gaza del governo israeliano.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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