
Adesso il tandem Elly Schlein-Maurizio Landini vuole fare dell’appuntamento referendario sul Jobs Act e sulla cittadinanza una battaglia per difendere la democrazia in pericolo. Per far montare il clima, del tutto moscio, si individua il nemico, cioè chi propone di non andare a votare. E invece quella di disertare i seggi per i referendum dell’8-9 giugno è una scelta politica legittima.
L’astensione dal voto è uno strumento per difendere le leggi che si chiede di abrogare. In certi casi può essere, e spesso è, più efficace, che andare al seggio e votare No. Ed è un modo per dissentire dai motivi politici generali che sottendono ai referendum. Si potrà dire che è una scelta furba, perché si combina con l’astensionismo di massa pur di rendere impossibile il quorum del cinquanta per cento più uno, necessario per la validità della consultazione. Si può non condividere, ma non che sia una scelta illegittima o immorale.
È questo il cuore della polemica che il Partito democratico e gli ambienti dei referendari stanno sollevando contro Antonio Tajani, il leader di Forza Italia e ministro degli Esteri. Ha esplicitamente invitato a non recarsi alle urne, non condividendo la proposta referendaria, cioè proprio l’insieme dei cinque quesiti (quattro sul lavoro e uno sulla cittadinanza). Analoga la scelta, a quanto pare, di Fratelli d’Italia.
Il segretario della Cgil Landini, il promotore, ha chiamato improvvidamente in causa Sergio Mattarella, sostenendo che «il presidente della Repubblica, in occasione della festa del 25 Aprile, ha ricordato come il voto e la partecipazione politica siano l’essenza della nostra democrazia e abbia indicato come la lotta all’astensionismo sia una lotta per affermare la democrazia nel nostro Paese». Non si riferiva certo al Jobs Act, Mattarella (peraltro, se si vuole essere pignoli, i referendum sono su leggi modificate dalla Corte Costituzionale presieduta da Ileana Sciarra). Una strumentalizzazione pesante.
Dice Arturo Scotto (Partito democratico) che «chi governa dovrebbe combattere l’astensionismo, non incentivarlo. In un Paese dove vota un cittadino su due, è la cosa più diseducativa che possa dire un rappresentante istituzionale». Diseducativa? Veramente; questa è lotta politica. Che si fa con tutte le armi a disposizione. D’altronde ci troviamo in una situazione inedita nella quale la sinistra di oggi (Elly Schlein) vuole abrogare norme fatte dalla sinistra di ieri (Matteo Renzi). Comprensibile che la destra voglia stare alla finestra di questo strano congresso del Partito democratico.
E d’altra parte l’astensionismo, lo insegnava proprio il referendario per eccellenza, Marco Pannella, è uno strumento politico del tutto legittimo. Pannella stesso lo utilizzò in una consultazione politica del 1983 e anche in un referendum, lui che ne indisse decine: su quello del 1985 sulla scala mobile invitò a non andare a votare. Talvolta è stata un’indicazione catastrofica, come quella del famoso invito ad «andare al mare» lanciata da Bettino Craxi nel 1991 sulla preferenza unica, quando il cinquanta per cento fu superato anche per reazione contro la presa di posizione del segretario del Partito socialista italiano.
Si può certamente discutere se sia legittimo che pubblici ufficiali, come sono i parlamentari e i ministri, invitino a disertare le urne e se sia accettabile che loro stessi stiano a casa. Così come c’è chi sostiene che il quorum sia un ostacolo che falsa la competizione proprio perché legittima chi non partecipa, cioè dà un peso improprio a chi è più o meno cronicamente disinteressato alla politica, il che sembra una contraddizione in termini.
Va tenuta presente la ragione per cui i Costituenti vollero inserire il quorum: lo inserirono per proteggere il Parlamento da eventuali assalti referendari, dunque come un favore alle assemblee legislative appena restaurate. Erano altri tempi. Ma questa regola vige tuttora. E dunque spetta ai referendari portare metà del Paese alle urne, ed è normale che nessun aiuto gli arriverà da parte di chi contesta questo uso del referendum e di chi non vuole che siano cancellate quelle leggi: è assolutamente normale, legittimo e anche politicamente sensato.