
Le ricerche condotte dall’Institute for stategic dialogue (Isd) hanno rilevato che i contenuti online di Russia Today (RT) continuano a raggiungere gli Stati membri dell’Unione europea, inclusa l’Italia, nonostante le sanzioni. Questa indagine mostra come l’elusione delle sanzioni si estenda anche nello spazio offline, attraverso una serie di proiezioni di documentari sponsorizzati da RT che si stanno tenendo in varie città italiane. Sebbene presentate come giornalismo indipendente, queste proiezioni rappresentano in realtà un’estensione delle operazioni di influenza russa: mirano a diffondere narrazioni false sulla guerra in Ucraina e a rafforzare il sostegno all’agenda di Mosca in Italia.
Le sanzioni dell’Ue vietano a RT di trasmettere o distribuire contenuti su qualsiasi piattaforma all’interno dell’Unione, comprese la televisione, i servizi di streaming online e i social media. Queste misure sono state adottate per impedire a RT e ad altri canali di diffondere propaganda e disinformazione al pubblico europeo dopo l’invasione russa dell’Ucraina su vasta scala nel 2022. RT sta quindi violando il divieto di distribuire i propri contenuti «attraverso trasmissione o distribuzione con qualsiasi mezzo»: in questo caso, tramite eventi in presenza e reti di terze parti.
L’ultima manifestazione di questa campagna è la proiezione del film Voci dal Donbass (“Voices from Donbas”). Questo film è stato presentato nell’ambito di un più ampio tour di documentari filorussi in Italia, promosso online da Donbass Italia (un account che amplifica sistematicamente la propaganda dello Stato russo), insieme ad altri due gruppi noti per la diffusione di messaggi allineati al Cremlino: ControNarrazione e InfoDefense.
Nonostante le ampie sanzioni imposte a RT dall’Unione eeuropea, il marchio dell’emittente continua a comparire in diverse proiezioni cinematografiche in Italia. L’Isd ha individuato una serie di film che rientrano nella consolidata strategia di Mosca: presentare l’Ucraina come l’aggressore, al fine di giustificare l’invasione militare russa e il conflitto ancora in corso. Tutti i film individuati riportano esplicitamente il marchio di RT.
I titoli includono:
- Voci dal Donbass (“Voices of Donbas”);
- Io Sono Vivo (“I Am Alive”), un documentario che sostiene di mostrare la “liberazione” russa di Mariupol;
- Bambini del Donbass (“Children of the Donbas”), un film che raccoglie testimonianze di persone che affermano di «vivere sotto le bombe di Kyjiv»;
- Maidan, la strada verso la guerra (“Maidan, the Road Towards War”), che interpreta le proteste di Euromaidan del 2013 e la destituzione del presidente Yanukovych nel 2014 come un colpo di stato orchestrato dall’Occidente, e sottolinea i tentativi di censura del film in Italia.
Le proiezioni sono organizzate e promosse da due noti esponenti italiani filorussi, Andrea Lucidi e Vincenzo Lorusso, entrambi residenti a Donetsk, territorio occupato dalla Russia. I due svolgono un ruolo chiave nella diffusione delle narrazioni del governo russo all’interno del dibattito europeo. Pur operando sotto l’etichetta di “giornalismo indipendente”, promuovono sistematicamente contenuti in linea con gli interessi del Cremlino.
Una proiezione di Voci del Donbass tenutasi a Genova lo scorso marzo ha incluso un’intervista ad Anna Soroka, che si definisce “commissaria per i diritti umani” della cosiddetta Repubblica Popolare di Luhansk (LPR), entità filorussa autoproclamata. Soroka è stata sanzionata dall’Unione Europea nel febbraio 2025. Sebbene non compaia nella lista delle sanzioni statunitensi, rientra comunque nelle restrizioni più ampie imposte dall’amministrazione Biden alla cosiddetta LPR nel febbraio 2022.
La LPR, insieme alla Repubblica Popolare di Donetsk (DPR), è controllata dalla Russia e costituisce uno strumento chiave della strategia di occupazione russa nell’Ucraina orientale. La sua partecipazione evidenzia il coinvolgimento diretto del Cremlino in queste operazioni di influenza.
Le proiezioni di Voci del Donbass previste ad Arezzo e Tortona sono state rispettivamente annullate, nel gennaio 2025, dall’eurodeputata Pina Picierno e dal Consiglio comunale di Tortona. Tuttavia, molte altre proiezioni sono attualmente in programma per la primavera. Gli organizzatori filorussi hanno affinato le tecniche per eludere i divieti: spesso gli eventi vengono organizzati in segreto, con iscrizioni tramite WhatsApp e appuntamenti in luoghi pubblici, dove solo in un secondo momento viene comunicata la sede effettiva della proiezione.
Poiché alcune proiezioni si tengono in biblioteche pubbliche e sale comunali, le istituzioni locali e alcuni esponenti politici rischiano di risultare potenzialmente complici nella diffusione della propaganda russa. Il coinvolgimento di figure russe sanzionate e l’utilizzo di contenuti marchiati RT indicano un tentativo deliberato di eludere le sanzioni europee e mantenere una presenza negli spazi informativi occidentali.
L’Isd ha inoltre rilevato casi di marchiatura ingannevole: una proiezione del film I Bambini del Donbass, annunciata per la prima settimana di aprile a Taranto, è stata promossa con il logo ufficiale dell’Unicef. Lorusso ha affermato di essere stato inizialmente contattato da un comitato provinciale locale dell’Unicef, interessato a sostenere l’iniziativa.
Tuttavia, Unicef Italia ha smentito ogni coinvolgimento, dichiarando in un post su X di «non aver autorizzato, patrocinato né di partecipare in alcun modo all’evento». Lorusso, da parte sua, ha accusato Unicef di essere disonesta e di aver travisato i fatti. Questo utilizzo ingannevole del marchio di un’organizzazione umanitaria solleva ulteriori preoccupazioni riguardo alle tattiche manipolative adottate dal movimento filorusso per conferire legittimità alle proprie operazioni di propaganda.
Queste proiezioni fanno parte di un più ampio sforzo di influenza da parte della Russia, con l’Italia come obiettivo specifico. RT e altri media sostenuti dallo Stato russo fanno sempre più affidamento su reti di intermediari, attivisti “indipendenti” e canali di informazione alternativi per aggirare i divieti e diffondere i propri messaggi in tutta Europa. L’Italia si è rivelata un terreno particolarmente favorevole a queste operazioni, anche a causa della presenza storica di un forte sentimento filorusso in alcuni ambienti politici e attivisti.
Le reti dietro queste proiezioni sembrano essere le stesse responsabili di un’altra campagna offline, intitolata “La Russia non è il mio nemico”. Questa campagna di affissioni, che invitava alla pace e si opponeva al sostegno militare all’Ucraina, è stata ampiamente diffusa in città italiane come Perugia e Roma.
Entrambe le iniziative sono state promosse da Donbass Italia e Contronarrazione, suggerendo un’azione coordinata tra questi canali per diffondere narrazioni filocremlino in Italia.
A rafforzare questo legame vi è anche il recente cambio di immagine del profilo di Vincenzo Lorusso su X: la nuova immagine mostra infatti il poster della campagna Russia non è il mio nemico. In una precedente foto del profilo, risalente a giugno 2024, tale immagine non era presente, segno di un allineamento deliberato con la campagna.
Come le proiezioni cinematografiche, anche i poster di Russia non è il mio nemico mirano a influenzare la percezione pubblica, rappresentando la Russia come vittima dell’ostilità occidentale anziché come aggressore. Queste campagne, apparentemente distinte, evidenziano la portata e l’intento delle operazioni di influenza russa in Italia, che si articolano attraverso molteplici canali per orientare il dibattito pubblico a favore degli interessi strategici di Mosca.
L’Isd ha inoltre individuato collegamenti con altri gruppi, tra cui Verona per la Libertà, un canale Telegram nato inizialmente per protestare contro i lockdown durante la pandemia di Covid-19, e successivamente orientatosi verso contenuti filorussi e anti-Nato. Questo gruppo ha avuto un ruolo determinante nell’innescare e amplificare la campagna di affissioni “La Russia non è il mio nemico” e altre iniziative di propaganda filorussa in Italia, diffondendo contenuti in modo capillare sui social media e organizzando proteste offline.
Il gruppo gode anche del sostegno del politico italiano Stefano Valdegamberi, ex sindaco di Badia Calavena, in Veneto, che negli ultimi anni si è espresso pubblicamente a favore della Russia. Secondo quanto riportato, Valdegamberi avrebbe anche partecipato come osservatore alle recenti elezioni in Russia, un ulteriore esempio dei legami tra attori politici italiani e le operazioni di influenza portate avanti da Mosca.
Ulteriori prove di questi legami stretti emergono da una petizione lanciata da Vincenzo Lorusso, che invitava gli italiani a scusarsi per le dichiarazioni del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale aveva paragonato l’invasione russa dell’Ucraina alle atrocità del Terzo Reich. La petizione, che avrebbe raccolto circa ventitremila firme, è stata consegnata il 22 febbraio 2025 a Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo. In un video diffuso sui social, Zakharova appare visibilmente commossa, definendo il documento una manifestazione “storica” di solidarietà da parte di quegli italiani che «non condividono le opinioni del Presidente Mattarella».
Il video ha ottenuto 763.560 visualizzazioni su X, mentre un post simile pubblicato sulla stessa piattaforma il 25 febbraio 2025 ha totalizzato 609.625 visualizzazioni (in questo contesto, le “impression” indicano il numero totale di volte in cui un contenuto è stato visualizzato nei feed degli utenti).
Le accuse secondo cui alcune firme della petizione sarebbero false hanno sollevato dubbi sulla reale portata del sostegno pubblico rivendicato da queste reti (accuse che Lorusso ha tuttavia respinto). Ciononostante, l’iniziativa mostra come gli attori filorussi presenti in Italia abbiano accesso diretto e la capacità di coordinarsi con funzionari russi. L’ampio coinvolgimento attorno alla petizione evidenzia inoltre la diffusione e l’impatto delle narrazioni filocremlino nello spazio digitale italiano, e il loro potenziale di influenzare l’opinione pubblica.
L’analisi dell’Isd rivela che alcuni “giornalisti indipendenti” italiani attivi nel Donbas e in Russia stanno proiettando in Italia propaganda russa marchiata RT, prodotta e diffusa dai media statali russi. Non si tratta solo di una questione mediatica: queste operazioni rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale. Le attività di influenza sembrano mirare a: indebolire il sostegno europeo all’Ucraina, rappresentando la Russia come liberatrice anziché come aggressore; legittimare l’occupazione russa dei territori ucraini, presentando i rappresentanti russi a Luhansk e Donetsk come autorità legittime; minare la fiducia nei media occidentali, presentando RT e i suoi affiliati come le uniche fonti di informazione “veritiere”.
L’impatto potenziale di queste operazioni è significativo. Nel periodo analizzato di sessanta giorni (dal 1° gennaio al 1° marzo 2025), su X i contenuti legati all’evento Voci dal Donbass e alle reti associate – tra cui Donbass Italia, Contronarrazione e la campagna Russia non è il mio nemico – hanno raggiunto un pubblico stimato di 1,84 milioni di utenti, generando circa 4,03 milioni di visualizzazioni. I post che menzionano questi eventi e le relative narrazioni hanno ottenuto 6.477 “like”, segno di un coinvolgimento significativo da parte degli utenti. Questa attività online dimostra la capacità di tali campagne di penetrare negli spazi digitali italiani, influenzare il dibattito politico e raggiungere un pubblico ben più ampio dei soli partecipanti agli eventi.
Considerando le sanzioni imposte dall’Unione europea a RT, la sua persistente presenza in Italia attraverso eventi come Voci dal Donbass e altre proiezioni documentaristiche evidenzia chiare lacune nell’attuazione delle misure restrittive. Queste attività dimostrano come soggetti e entità sanzionati riescano ancora a condurre operazioni di influenza all’interno dei confini europei. La domanda centrale ora è come rafforzare i meccanismi di controllo per impedirlo – e quali misure adottare per contrastare efficacemente le narrazioni che questi attori cercano di imporre.
Le attività in corso di RT in Italia mettono in evidenza una falla significativa nell’applicazione delle sanzioni imposte dall’Unione Europea. L’uso del logo di RT, il coinvolgimento di giornalisti italiani presenti nei territori ucraini occupati dalla Russia e la partecipazione di funzionari russi sanzionati indicano una strategia deliberata per aggirare le restrizioni e ristabilire la presenza di RT nello spazio informativo europeo. Il collegamento con la campagna di affissioni Russia non è il mio nemico rivela uno sforzo più ampio e coordinato per orientare l’opinione pubblica attraverso una combinazione di mobilitazione online e messaggi offline.
Questo sforzo non si svolge in un vuoto. Il ruolo di gruppi su Telegram come Verona per la Libertà (sostenuti da figure politiche elette) dimostra come gli ecosistemi digitali della disinformazione si intreccino con strutture politiche ufficiali. Questi attori rappresentano amplificatori fondamentali delle narrazioni del Cremlino, facendo da ponte tra la mobilitazione dal basso e una parvenza di legittimità istituzionale.
Sulla base di queste evidenze, l’Isd raccomanda di:
Ampliare le attività di fact-checking all’interno del sistema mediatico italiano, per smascherare in modo sistematico affermazioni fuorvianti o false diffuse da fonti filorusse. È essenziale pubblicare anche contenuti esplicativi “sempreverdi”, in lingua italiana, per smontare narrazioni disinformative persistenti su Ucraina, Nato e istituzioni europee.
Investire in programmi di alfabetizzazione mediatica per ridurre la vulnerabilità del pubblico alla misinformazione e disinformazione. Vanno avviate campagne di sensibilizzazione nazionale per aiutare le persone a riconoscere, verificare e contrastare i contenuti manipolatori. Collaborazioni con scuole e università possono integrare l’alfabetizzazione digitale nei curricula, fornendo alle nuove generazioni strumenti critici per valutare l’informazione online. Un approccio “intersettoriale” è fondamentale, ma richiede investimenti costanti per rafforzare la resilienza democratica nel lungo termine.
Rafforzare il controllo e la regolamentazione delle piattaforme social. Queste devono essere ritenute responsabili quando non fanno rispettare le proprie regole interne, in particolare quando account affiliati a stati stranieri si presentano come fonti indipendenti. Tali account dovrebbero essere chiaramente etichettati come legati a governi per evitare che acquisiscano credibilità indebita. Inoltre, piattaforme alternative come Telegram, spesso rifugio per contenuti filorussi non moderati, devono rientrare pienamente nell’ambito di applicazione del Digital Services Act (Dsa) dell’Unione europea per colmare le attuali lacune normative sfruttate da attori ostili.
Garantire un’applicazione efficace, rapida e trasparente delle sanzioni europee e del Dsa. È essenziale impedire che media russi banditi e individui sanzionati continuino ad operare tramite reti di facciata, eventi culturali o piattaforme alternative.
Aumentare l’ambizione dell’iniziativa Democracy Shield, anche attraverso la creazione di un Democracy Shield Fund dedicato, per potenziare le risposte coordinate alla manipolazione dell’informazione e rafforzare le infrastrutture democratiche.
Rafforzare la cooperazione tra Democracy Shield, i Resilience Councils e il Piano di riarmo dell’Ue, per assicurare una risposta integrata e coerente alle minacce legate alla disinformazione su scala europea.
Aggiornare l’European Media Freedom Act (Emfa) per tenere conto della realtà dell’ambiente digitale odierno, compreso l’impatto dei media nativi digitali, degli influencer e dell’amplificazione di contenuti ostili tramite le piattaforme.
Coinvolgere e incentivare i fornitori di servizi Internet (Isp) affinché applichino in modo più rigoroso le restrizioni europee sui media statali russi, evitando che i contenuti vietati siano accessibili tramite scappatoie tecniche o siti specchio.
Implementare controlli più severi sugli investimenti esteri nei settori strategici come telecomunicazioni ed energia, per proteggere le infrastrutture critiche europee da minacce cibernetiche e tentativi di influenza esterna.
Un approccio coerente e coordinato all’applicazione delle norme è essenziale per mantenere la credibilità ed efficacia del regime sanzionatorio dell’Unione europea. Rafforzare l’attuazione delle misure in tutti gli Stati membri sarà fondamentale per colmare le lacune esistenti e limitare le possibilità per attori sanzionati di proseguire le loro attività. In assenza di tale collaborazione, l’Italia rischia di continuare a rappresentare un ambiente permissivo per questi attori e le loro operazioni di disinformazione, con potenziali effetti destabilizzanti sul dibattito democratico e sulla fiducia dell’opinione pubblica.
Articolo precedentemente pubblicato sul sito dell’Institute for Strategic Dialogue.






