Per un’economia decarbonizzataLe relazioni tra energia, conflitti e potere sono destinate a evolversi ancora

In “Super! Un secolo di energia in Italia”, Alessandro Lanza – direttore esecutivo della Fondazione Eni Enrico Mattei e docente di Energy and Environmental Policy alla Luiss – parla di come il nostro Paese sia passato da una dipendenza totale dalle importazioni a un ruolo decisivo nelle strategie globali

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La questione energetica, per sua natura, permea ogni aspetto e ha avuto un impatto considerevole sulla nostra vita e sulla scena mediatica nel corso di tutto questo periodo. Tuttavia, non è sempre semplice separare gli aspetti tecnici dalle questioni politiche, talvolta anche drammatiche. Per esempio, si possono menzionare casi come quello di Enrico Mattei, ampiamente citato ma non sempre con competenza e profondità, o il caso di Felice Ippolito, altrettanto importante ma forse meno noto al grande pubblico. Per tutte queste ragioni e molte altre, l’energia è stata una fonte di grandi conflitti di potere in Italia e, soprattutto, a livello internazionale.

Se dovessimo riassumere il XX secolo in due parole, seguendo l’esempio di Hobsbawm (storico e scrittore britannico) potremmo sicuramente affermare che è stato il “secolo del petrolio”, ovvero il tempo di un’abbondante risorsa energetica fossile a basso costo. È stata l’era della motorizzazione di massa nel settore dei consumi civili, ma anche dell’uso intensivo di energia nel contesto delle guerre meccanizzate. Dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor, quando chiesero all’ammiraglio Chester Nimitz, comandante in capo della flotta statunitense nell’Oceano Pacifico, cosa sarebbe stato necessario per vincere la guerra, egli rispose “Beans, bullets and oil” (ovvero “Fagioli, pallottole e petrolio”). 

Alla stessa domanda, posta alla fine della guerra, la sua risposta fu “Oil, bullets and beans”, indicando così il ruolo cruciale che ebbe il petrolio – ovvero i carburanti – in quel contesto bellico. Dopo la Seconda guerra mondiale, nonostante i numerosi shock petroliferi – a partire dal 1973 e poi per molti anni ancora – il petrolio è divenuto per anni la principale fonte di energia nonché la base dell’enorme sviluppo che ha conosciuto l’industria petrolchimica. E mantiene ancora questo primato pur crescendo a tassi molto bassi. Il consumo mondiale di petrolio era pari a 92,3 MBOE (Milioni di barili di petrolio equivalente) nel gennaio 2021 ed è previsto raggiungere il valore di 104,6 MBOE nel dicembre del 2024. 

Una merce così importante che non poteva che svolgere, e di fatto ha svolto, un ruolo fondamentale nei conflitti armati, sia come obiettivo strategico, sia come strumento di guerra. L’articolazione del ruolo e le relazioni tra energia, conflitti e potere può assumere caratteri molto diversi e sono oggetto di una letteratura sconfinata. Ciò perché queste relazioni sono complesse e interdipendenti. I conflitti legati alle risorse energetiche possono infatti scaturire da competizioni di natura diversa: il controllo delle rotte di approvvigionamento o, più spesso, il tentativo di mantenere una posizione dominante sul mercato. Inoltre, il controllo delle risorse energetiche può essere sfruttato come una leva di pressione e negoziazione tra nazioni. 

La storia ci insegna che, da un lato, il potere economico che deriva dal controllo delle risorse energetiche può portare alla crescita e allo sviluppo dei Paesi produttori ma che, dall’altro, può anche creare dipendenza e corruzione, danneggiando la qualità dello sviluppo e modificando l’equità economica e sociale all’interno di una nazione. 

D’altra parte, la ricerca e l’adozione di fonti energetiche rinnovabili hanno avuto un impatto significativo sulla riduzione delle tensioni geopolitiche legate alle risorse non rinnovabili ovvero fossili, poiché queste ultime potrebbero gradualmente perdere il loro valore strategico e commerciale anche alla luce dell’intento della gran parte dei Paesi di procedere verso un’economia decarbonizzata.

Una tassonomia completa, ovvero un insieme di regole per la classificazione dei temi e per la loro collocazione in un sistema logico attraverso una rappresentazione completa va ben oltre gli obiettivi di questo volume. Tuttavia, è possibile sottolineare come la politica sull’energia abbia seguito nel tempo diversi obiettivi e tra questi vanno sottolineati diversi elementi strategici. Il controllo delle risorse energetiche è stato di fatto un obiettivo molto rilevante per la strategia politica ed economica di molti Paesi.

Ogni giorno si aggiungono nuove pagine e, infatti, oggi discutiamo di nuovi sviluppi nel nucleare, nella fusione e nell’idrogeno. È facile prevedere che il tema dell’energia continuerà a essere una presenza costante: dovremmo cercare di capire quale lezione trarre da questa analisi o concentrarci sui punti più complessi e dibattuti. Il cambiamento climatico domina e dominerà indiscutibilmente i nostri pensieri. 

Tecnologie, costi, comportamenti delle aziende e dei consumatori sono elementi fondanti, così come dobbiamo aspettarci che l’atteggiamento dei Paesi possa variare a seconda delle circostanze. Un punto dovrebbe essere fermo: nulla ha valore se non controlliamo le emissioni di CO2. I rischi per il nostro pianeta sono alti e non si tratta di essere pessimisti, ma di avere una visione semplicemente realistica dei rischi attuali e di cercare soluzioni che offrano risposte alle differenti esigenze dei Paesi, anche quelli in via di sviluppo.

Da “Super! Un secolo di energia in Italia” (LUISS University Press), di Alessandro Lanza, febbraio 2025, 176 pp., € 24,00 

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