C’era una volta a… HollywoodTrump se la prende con i film stranieri e minaccia altri dazi

Il presidente americano definisce le produzioni di altri Paesi «una minaccia alla sicurezza nazionale» e per questo chiede al Dipartimento del commercio di programmare nuove tariffe

AP/Lapresse

È arrivato il solito messaggio minaccioso via social, quindi sulla piattaforma Truth, per annunciare un nuovo giro di dazi contro l’ennesimo prodotto che Donald Trump considera un problema per il commercio americano. Solo che stavolta il bersaglio non si trova sugli scaffali dei supermercati né in altri negozi fisici. Stavolta il nemico giurato sono i film, quelli prodotti lontano da Hollywood, all’estero. «VOGLIAMO I FILM GIRATI IN AMERICA, DI NUOVO!», ha scritto il presidente statunitense con il consueto caps lock che lascia immaginare il grido da arruffapopolo che arringa la sua folla.

Il problema, secondo Trump, è che l’industria cinematografica statunitense sta morendo di una «morte molto rapida» a causa degli incentivi che altri Paesi stanno offrendo per attrarre registi americani. Quindi ci vogliono dazi del cento per cento sui film «prodotti in Paesi stranieri». Almeno così ha fatto capire. Avrebbe già autorizzato il Dipartimento del commercio. «Questo è uno sforzo concertato da parte di altre nazioni e, quindi, una minaccia alla sicurezza nazionale», ha dichiarato Trump nel post su Truth. «È, oltre a tutto il resto, un messaggio e una propaganda!».

Il Segretario al Commercio Howard Lutnick non ha minimizzato o smorzato il messaggio. Anzi, gli ha dato corda, unica soluzione possibile per i membri dell’amministrazione: «Ci stiamo lavorando», ha scritto su X. Ovviamente né lui né lo stesso Trump ha aggiunto dettagli rilevanti sul funzionamento di questi dazi, non è chiaro se la misura vada a colpire le case di produzione, straniere o americane, che producono film all’estero. Non ci sono molti dettagli al momento.

Il Guardian ha raccolto un po’ di dati per capire da dove venga fuori la furia di Trump contro il cinema straniero. Per esempio, quelli di FilmLA, un’organizzazione no-profit che monitora la produzione cinematografica e televisiva nell’area di Los Angeles, dicono che la produzione cinematografica e televisiva sul territorio è diminuita di quasi il quaranta per cento nell’ultimo decennio. Allo stesso tempo, i governi di tutto il mondo hanno offerto crediti d’imposta e rimborsi in denaro più generosi per attrarre le produzioni e accaparrarsi una quota maggiore dei duecentoquarantotto miliardi di dollari che, secondo Ampere Analysis, saranno spesi a livello globale nel 2025 per la produzione di contenuti.

L’annuncio di Trump ovviamente si inserisce nell’enorme battaglia commerciale globale che ha avviato da quando è tornato alla Casa Bianca. I dazi che hanno già sconvolto i mercato e fatto rischiare una pesante recessione agli Stati Uniti non bastavano. L’industria cinematografica d’altronde ha già risentito degli effetti dei dazi, soprattutto perché ad aprile la Cina ha risposto agli annunci riducendo la quota di film americani ammessi nel Paese. E la Cina è il secondo mercato cinematografico più grande al mondo dopo gli Stati Uniti, anche se negli ultimi anni l’offerta nazionale ha messo in ombra le importazioni di Hollywood.

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