
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato martedì che parteciperà ai colloqui previsti a Istanbul solo se il presidente russo Vladimir Putin sarà presente di persona. L’incontro, previsto per giovedì 15 maggio, rappresenterebbe il primo faccia a faccia tra i due leader dopo l’inizio della guerra, ma resta in bilico per l’assenza di una conferma ufficiale da parte del Cremlino. Washington ha confermato la presenza del Segretario di Stato Marco Rubio e di due inviati vicini a Donald Trump, Steve Witkoff e Keith Kellogg. Trump stesso ha affermato che potrebbe recarsi a Istanbul, ma solo se Putin farà altrettanto.
«Vogliamo concordare l’inizio della fine della guerra», ha detto Zelensky in una conferenza stampa a Kyjiv. «Putin ha paura dei colloqui diretti con me». Il presidente ucraino ha ribadito che il suo obiettivo è un cessate il fuoco incondizionato della durata di trenta giorni come primo passo verso un negoziato più ampio. Ma, senza il leader russo al tavolo, non intende partecipare. «Assolutamente tutto in Russia dipende da lui», ha aggiunto.
La partecipazione di Putin resta il principale punto interrogativo. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato: «Non appena il presidente lo riterrà opportuno, faremo un annuncio». La posizione ufficiale russa continua a oscillare: domenica Putin aveva proposto un dialogo diretto, ma senza specificare se intendesse presentarsi. Nel frattempo, l’offensiva militare russa prosegue. Martedì, tre persone sono state uccise in un bombardamento nella regione di Kharkiv, secondo fonti locali ucraine.
A complicare ulteriormente il quadro, Mosca continua a respingere qualsiasi ipotesi di presenza di forze internazionali sul territorio ucraino, una delle proposte avanzate dagli Stati Uniti per garantire il rispetto di una possibile tregua. Mentre Washington cerca un cessate il fuoco immediato anche senza precondizioni territoriali, Francia, Germania, Regno Unito e Polonia restano fermi nel richiedere che la tregua non significhi legittimazione delle occupazioni russe.
Il presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva ha annunciato che farà tappa a Mosca per parlare direttamente con Putin. «Non mi costa nulla dirgli: “Vai a Istanbul e negozia, dannazione”», ha detto Lula in conferenza stampa a Pechino, poco prima della sua partenza.
L’Unione Europea ha approvato il diciassettesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, includendo per la prima volta quasi duecento navi legate alla cosiddetta flotta ombra usata da Mosca per aggirare gli embarghi sul petrolio. La misura, formalizzata oggi dagli ambasciatori degli Stati membri, sarà sottoposta all’approvazione finale dei ministri della Difesa il 20 maggio.
Il nuovo pacchetto prevede anche restrizioni per circa trenta entità con sede in Paesi terzi, accusate di facilitare l’evasione delle sanzioni, e per settantacinque individui e aziende coinvolti nella macchina bellica russa. Secondo fonti diplomatiche europee, alcuni Stati membri hanno insistito per ampliare in modo sostanziale la lista delle navi sanzionate rispetto alla bozza iniziale.
Le nuove misure espandono anche gli strumenti legali dell’Unione per colpire soggetti coinvolti nella distruzione di infrastrutture sottomarine, nella diffusione di propaganda e nel sostegno finanziario alla guerra contro l’Ucraina. Il pacchetto non include nuove sanzioni economiche di rilievo, ma si inserisce in una strategia di pressione progressiva per spingere Mosca verso il negoziato.