Saloon OvaleLa sceneggiata di Trump contro il presidente del Sud Africa

Il presidente degli Stati Uniti ha trasformato l’incontro a Washignton con Cyril Ramaphosa in un attacco mediatico, accusandolo di perseguitare la minoranza bianca, mostrando video manipolati e citando fonti discutibili davanti alla stampa internazionale

LaPresse

Donald Trump ha accusato il governo sudafricano di essere responsabile di un presunto genocidio contro la minoranza bianca del Paese. Lo ha fatto nello Studio Ovale, attaccando direttamente il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa di fronte a decine di giornalisti in diretta televisiva. Una sceneggiata simile a quella di febbraio contro il presidente ucraino Volodyimir Zelenksy. Anche allora, il discorso ufficiale era stato messo da parte in favore dello scontro mediatico.

L’incontro a Washington avrebbe dovuto riaprire il dialogo tra i due Paesi dopo mesi di tensioni. Pretoria si era presentata con un’agenda commerciale chiara (cooperazione energetica, accesso ai mercati statunitensi, esportazioni di materie prime strategiche), ma il presidente americano aveva in mente tutt’altro. Trump ha fatto spegnere le luci dello Studio Ovale, mostrando un video con immagini di croci bianche nei campi, frasi fuori contesto di leader politici dell’opposizione sudafricanai, sostenendo che dimostrerebbero un’ondata di violenza sistematica ai danni degli agricoltori bianchi. «Queste persone sono state uccise», ha commentato Trump.

Ramaphosa ha lasciato scorrere le immagini del video senza interrompere, poi ha preso la parola per respingere con decisione le accuse. Ha spiegato che quelle croci non erano tombe, ma parte di una protesta simbolica del 2020, e ha negato che in Sudafrica esista un genocidio contro i bianchi: «Non c’è alcun genocidio in Sud Africa». Ha aggiunto che, secondo i dati ufficiali, la maggior parte delle vittime di violenza sono cittadini neri, non bianchi, e che non ci sono prove di una campagna razziale contro gli agricoltori. 

Indicando i golfisti Ernie Els e Retief Goosen e l’imprenditore Johann Rupert, tutti bianchi e presenti nella sua delegazione, ha osservato: «Se ci fosse un genocidio contro i contadini afrikaner, scommetto che questi tre signori non sarebbero qui». Ha cercato di mantenere un tono pacato, citando l’esempio di Nelson Mandela: «Le persone devono sedersi attorno a un tavolo e parlarne», ha detto, facendo appello al dialogo, alla cooperazione e alla necessità di non distorcere la realtà di un Paese che, pur segnato da profonde disuguaglianze e da alti livelli di criminalità, resta una democrazia pluralista. 

Questo chiarimento non è bastato a far desistere Trump dai suoi propositi. Il presidente degli Stati Uniti ha continuato a sfogliare una pila di articoli stampati, scandendo le parole «morte, morte, morte», rilanciando l’idea che i bianchi sudafricani stiano fuggendo da un’ondata di violenze e confische di terreni. Ha citato Elon Musk, presente nell’ufficio, come fonte autorevole. Il principale finanziatore della campagna elettorale di Trump, messo a capo del Doge, il Dipartimento per l’efficienza creato ad ho per lui, è da tempo critico verso il governo sudafricano, è tra i principali diffusori internazionali della teoria della persecuzione dei bianchi.

Ma stando agli ultimi dati rilanciati dai media americani, dei 26.232 omicidi registrati nel 2024 in Sud Africa, solo quarantaquattro sono avvenuti in contesti agricoli e solo otto vittime erano agricoltori. Non esistono prove che i bianchi sudafricani siano bersaglio di una violenza mirata, e la stragrande maggioranza delle vittime è nera. Anche la questione delle terre, evocata da Trump come esempio di confisca illegittima, è oggetto di una riforma costituzionale che prevede espropri solo in casi specifici, per finalità pubbliche e con possibilità di ricorso in tribunale. Una misura, secondo Pretoria, necessaria per riequilibrare una distribuzione fondiaria segnata da secoli di discriminazione razziale.

A margine del vertice, il presidente sudafricano ha annunciato l’intenzione di proseguire il dialogo commerciale con Washington. La delegazione ha proposto un pacchetto che prevede l’acquisto di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti e nuovi investimenti in ambito minerario. Trump però non ha ancora confermato se parteciperà al vertice del G20 previsto a novembre proprio in Sudafrica. Alla fine di questo incontro Ramaphosa ha consegnato al presidente americano un libro sul golf. Trump ha risposto: «Voglio che tu faccia bella figura», tornando subito dopo alle accuse sulle terre espropriate.

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