La micciaLe stragi a Gaza, i messaggi pericolosi, e l’antisemitismo in Occidente

Le molotov in Colorado, gli assassini a Washington e il piromane in Pennsylvania raccontano un fenomeno grave e preoccupante, che non può essere affrontato da tifoserie pro Hamas e pro Netanyahu. La caccia all’ebreo nelle nostre strade riguarda tutti noi, e va fermata indipendentemente dall’orrore del 7 ottobre e dalla carneficina palestinese

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Il signor Soliman, immigrato egiziano in attesa di asilo negli Stati Uniti, ha lanciato due bombe molotov, ma ne aveva preparate altre quattordici, contro un gruppo di ebrei di Boulder, Colorado, che da due anni scendono in piazza per chiedere la libertà per gli ostaggi israeliani in mano ad Hamas. Soliman ha gridato «Palestina libera» e ha detto di voler «uccidere tutti i sionisti». Ne ha feriti dodici, tra cui una quasi novantenne sopravvissuta all’Olocausto.

Due settimane fa, due giovani funzionari dell’ambasciata israeliana a Washington sono stati assassinati a sangue freddo da un tizio che ha urlato «Palestina libera».

Un mese e mezzo fa, nella prima notte della festività ebraica di Passover, un piromane ha dato fuoco alla residenza del governatore democratico della Pennsylvania Josh Shapiro, che è ebreo, mentre dormiva assieme a tutta la famiglia al primo piano. Il piromane ha detto di aver appiccato il fuoco contro la famiglia ebraica in risposta agli attacchi israeliani a Gaza.

Secondo l’Anti Defamation League, nell’anno successivo alla strage di Hamas del 7 ottobre 2023, ci sono stati più di diecimila incidenti antisemiti in America. I casi di attacchi, per il momento più che altro verbali, nei confronti degli ebrei in Italia e nel resto d’Europa sono sempre più frequenti, e sono ovviamente passati in secondo piano rispetto all’atrocità della carneficina di Gaza.

Ma questa recrudescenza antisemita nell’Occidente liberal-democratico è una questione seria, a prescindere dal poco interessante dibattito se siano più orrendi i pogrom del sette ottobre o i crimini di guerra a Gaza.

Serve a poco prendersela con l’estremismo verbale “dal fiume al mare” o con la reazione razzista che naturalmente i trumpiani non si sono lasciati sfuggire dopo le molotov in Colorado.

Uccidere o tentare di uccidere gli ebrei in quanto ebrei nelle strade d’America o d’Europa è un problema che riguarda tutti noi, che ricorda tempi addirittura più bui di quelli attuali, indipendentemente dal sette ottobre e dai missili iraniani, houthi, siriani, libanesi e palestinesi lanciati su Israele.

Dare la caccia all’ebreo, provare a dargli fuoco, è un problema nostro anche se ci scandalizziamo per le decine migliaia di morti palestinesi, o per gli ostaggi israeliani che non vengono rilasciati, o per i propositi fascisti di una parte del governo Netanyahu, o per le proteste palestinesi contro Hamas che vengono ignorate dall’opinione pubblica internazionale, o per la criminale tattica politica e militare di Netanyahu a Gaza. O se ci turbiamo, come capita a me, per ciascuna di queste cose insieme, nessuna esclusa.

In che modo, poi, la caccia all’ebreo in Colorado, in Pennsylvania e a Washington, o gli assalti nelle città italiane per impedire agli ebrei di parlare, oppure strappare i volantini con le foto degli ostaggi perché considerati propaganda sionista, aiutino la causa dei bambini di Gaza o la nascita di uno Stato arabo palestinese resta un mistero.

In Occidente, al contrario del Medioriente, gli assassini di ebrei, i lanciatori di molotov antiebraici e i piromani antisemiti sono ancora casi rari, estremi e limitati, ma come direbbe il Segretario generale delle Nazioni Unite nessuno di loro viene dal nulla.

Come ha scritto l’Atlantic, «quando i manifestanti sventolano le bandiere di organizzazioni terroristiche e commemorano pubblicamente il martirio dei loro leader, non stanno lanciando la bomba, ma il loro messaggio può accendere la miccia».

Lo stesso si può dire a proposito delle reazioni inqualificabili dei trumpiani o dei razzisti del governo Netanyahu, altre micce in grado di accendere bombe di odio antimusulmano (anche se fintanto che i musulmani se la prendono con gli ebrei, la destra suprematista non si agita e si gira graziosamente dall’altra parte).

Un consiglio non richiesto agli organizzatori della piazza romana per Gaza, e anche a quelli della sala milanese del giorno prima che, coraggiosamente, sventoleranno le bandiere dei due popoli: state, stiamo, attenti alle parole che si pronunceranno sul palco delle manifestazioni per la pace. Il mezzo è il messaggio, ma il messaggio è la miccia.

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