Il mercato dei geni immaginariIl trionfo dei genitori mitomani nel secolo della deresponsabilizzazione

La truffa su larga scala delle neurodivergenze rischia di prendere una piega preoccupante anche perché alimentata dalla vanità delle famiglie (e dalla fame di click dei grandi giornali)

Unsplash

Caro Corriere della sera, che programmi hai per l’estate? Il secondo assaggio del format “Bambini e treni”, di cui ti sei appropriato senza che Repubblica difendesse il suo diritto di primogenitura lanzichenecco, mi sembra molto promettente. 

La nuova storiella è: bambino va a prendere il gelato. Bambino del varesotto, nientemeno, cerca di andare da solo a prendere il gelato in Cadorna, intesa come zona di Milano, nientemeno. Cerca di andarci prendendo il treno con cui la madre lo porta in genere a trovare la sorella. E qui dovremmo parlare dei “Simpamici”, di cui ho già scritto in varie forme. 

Era una striscia che mandava in onda mi pare Canale 5, era quando dei ragazzini non gliene importava niente a nessuno, i beati anni dell’indifferenza in cui la tv per noi era pochissima. A un certo punto del pomeriggio Fininvest decise di mandare ogni giorno mezz’ora di telefilm a nostro consumo. Un giorno “L’albero delle mele” (che non ricorda quasi nessuno: capolavoro), un giorno “Arnold”, un giorno “Ricky”, tutti i bambini prodigio (poi immancabilmente adulti disadattati) della tv americana. 

In quinta elementare scappai di casa. Non per il gelato in Cadorna: per un qualche bisticcio. Arrivai a casa dell’amichetta del cuore (Google Maps dice: centottanta metri di distanza), e la tv era rotta. Telefonai denunciandomi: sono scappata di casa, torno alle cinque per “I simpamici”. Il Corriere non mi mise in prima pagina, e di ciò lo ringrazio: a quest’ora potevo essere ancora più disadattata. 

Il bambino del varesotto è sul giornale perché nel frattempo abbiamo smarrito la distinzione tra notizie e curiosità, certo. È sul giornale perché non sappiamo capire che non c’è niente di straordinario in un bambino di questi anni che sappia guardare sull’internet l’orario d’un treno, certo. Ma è sul giornale soprattutto per una parolina magica su cui vorrei formulare una facile profezia: le neurodivergenze saranno per i prossimi anni quel che la transessualità è stata per quelli recenti. 

«È un bambino plusdotato, tecnicamente “adhd oppositivo”», dice la madre al giornalista del Corriere, che si sente annuire fin da qui preconizzando soddisfatto che su “plusdotato” cliccheremo tantissimo (qui di solito c’è qualcuno con un umorismo da seconda media che chiede se significhi che ha il pisello grosso: a dirgli da piccoli che son geni, poi diventano adulti imbecilli ma compiaciuti). 

Serve una traduzione per persone normali, che diversamente da me e dalle mie amiche, che siamo delle perdigiorno, non passino le giornate a rimirare i gruppi Facebook delle mamme che hanno dato dei soldi a istituti e professionisti (anche Wanna Marchi era una professionista) che certifichino che il loro puccettone è proprio specialissimo. 

Certo che è un piccolo genio, signora: si chiama plusdotazione. Ai nostri tempi gli insegnanti dicevano «è intelligente ma non si applica», perché non si poteva mica essere così cafoni da dire «suo figlio proprio non ci arriva». Mi chiedo se anche allora i genitori credessero a questa pietosa bugia, o se ne esistessero di lucidi che sapevano che il loro scarrafone non sapeva fare le addizioni a due cifre non perché era così intelligente che si annoiava e si distraeva, ma perché, porello, non ci arrivava. 

Suo figlio non è disordinato, pigro, poco propenso all’igiene personale, e tutte le altre cose che i bambini sono se qualcuno non impone loro una disciplina, signora: ha il disturbo dell’attenzione. E poi è oppositivo: non cafone, per carità, mica è carattere, è neurodivergenza. 

È il secolo dell’abolizione della responsabilità personale: se sei grassa non è perché mangi i bucatini invece dell’insalata, è perché il tuo cervello è fatto a modo suo e ti serve l’Ozempic; se non metti a posto la tua camera non è perché nessuno ti ha mai detto che se non la metti in ordine ti levano i videogiochi, macché: è perché il tuo cervello è fatto a modo suo e gli serve il Ritalin. 

Mia madre, mentre io non aprivo un libro mai e andavo a scuola pochissimo e pensavo solo ai ragazzi, mi diceva: ti bocciano perché hanno paura della tua intelligenza. Sembrava scema, e invece era il futuro: genitori mitomani la cui determinazione a credere speciali i figli si innesta su un’epoca in cui nessuno ha più paura che lo spacciatore ti dia l’eroina fuori da scuola, perché sappiamo tutti che il cellulare che ti ha regalato mammà ti dà dopamina incontrollata. Sei tossico, ma un tossico fatto in casa. Un tossico in una casa determinata a crederlo genio. 

Il piccolo genio che ha preso il treno è stato fermato dalla polizia alla stazione Centrale; per farlo stare calmo gli hanno detto che adesso veniva a prenderlo la mamma e gli portava una torta. Quando è arrivata la madre, il settenne ha fatto la domanda imbecille che farebbe qualunque settenne col cervello da settenne e il senso della realtà da settenne: e la torta? Ma noi abbiamo deciso che è un piccolo genio, anzi vi facciamo anche un secondo articolo per spiegarvi i bambini geni, voleste andare a farveli certificare in cambio di comodo bonifico. 

Come truffa su larga scala, può andare molto più in là del mercato della transizione di genere, che è stato arginato da qualche genitore non proprio contentissimo che si dicesse a suo figlio che era nato nel corpo sbagliato e in realtà era una bambina, o che gli si proponessero bloccanti della pubertà che gli avrebbero donato nel migliore dei casi la sterilità e nel peggiore l’osteoporosi. Qui non c’è argine, perché il mercato dei geni immaginari e dei neurodiversi immaginari fa conto sulla vanità genitoriale. 

Volete voi sentirvi dire che vostro figlio va male a scuola perché non siete genitori abbastanza bravi, o piuttosto perché c’è un problema clinico che non dipende da voi? Volete voi sentirvi dire che vostro figlio non ubbidisce perché siete delle pippe con la disciplina, o piuttosto perché ha qualche malattia moderna con sigla americana che vi assolve giacché, ecco, lo vedi, ora mia cognata la smetterà di dirmi che lei li ha educati meglio, se non riesco a farlo stare seduto a tavola è perché ha quelle sigle impronunciabili, no, non elleggìbbìttì, addìeicciddì, insomma: trascende il mio controllo. La soluzione Valmont non può che trionfare, nel secolo della deresponsabilizzazione. 

Ma torniamo a te, Corriere: che altri capitoli ci aspettano di una saga estiva che, lascia che te lo dica, ti rende interessante come non ti capitava dall’estate in cui iniziasti a pubblicare il sudoku diabolico – ed era uno strapparsi la copia per giocarci prima dei familiari che, a raccontarlo oggi che i giornali sono come le cabine telefoniche, strugge di nostalgia – quali altri bambini in treno rallegreranno la stagione dei lettori? 

Ci sarà un Frecciarossa che si ferma in mezzo al nulla non perché un ministro deve scendere ma perché un’Anna Karenina vuole buttarsi giacché il suo Vronskij l’ha ghostata (sento che potresti titolare sul ghosting sentendoti quasi più moderno di quando titoli sulla plusdotazione, Corriere), ma i passeggeri la fanno desistere al grido di «pensa ai tuoi figli, sono plusdotati quindi più sensibili della media»? 

Ci saranno dei bambini che urlano in carrozza silenzio ma il controllore non può farci niente perché i genitori hanno la certificazione di disturbo oppositivo e mica vorrete reprimere i puccettoni neurodivergenti, mica vorrete mandarli in una carrozza il cui unico tratto caratteristico non sia che i passeggeri devono stare zitti? 

Quante volte ancora, Corriere, mi costringerai a occuparmi di bambini e treni sulle tue pagine? Non che nel mondo succeda niente, intanto. Non che Trump bombardi l’Iran perché sennò si nota di più Israele e lui non è al centro dell’attenzione (evidente FOMO, fear of missing out: una bella storia sulla crisi di panico d’un genitore perché i piccini del satollo occidente senza problemi veri hanno paura di perdere il treno no?). Non che Khamenei si sia reso irreperibile per il vertice con gli americani e quindi Trump abbia avuto la sobria reazione di bombardarlo, così impara a ghostarlo. Non che succeda nulla d’importante, in questo inizio d’estate: ce l’abbiamo qualche storia da fantastiliardi di clic sui bambini in treno? 

X