L’unione militareL’Europa fa sul serio sulla sicurezza, e la Russia si preoccupa (così come l’America)

In due giorni, prima i paesi europei della Nato e poi il Consiglio europeo dell’Ue hanno cambiato il corso dei rapporti transatlantici e della storia recente del continente, che ora aspira a essere davvero indipendente militarmente dagli Stati Uniti, e dall’attuale inaffidabile presidente americano. Che cosa ne pensano i russi, e i primi dubbi degli americani

Foto di Antoine Schibler su Unsplash

Nel giro di un paio di giorni le istituzioni euro-atlantiche, malgrado le imprevedibili follie trumpiane e le notorie indecisioni europee, hanno deciso di cominciare a fare sul serio per difendere la sicurezza del continente e dell’avamposto democratico del mondo libero in Ucraina. 

Si può discutere se sia troppo poco e troppo tardi, ma con un uno-due senza precedenti prima i paesi della Nato si sono impegnati a spendere fino al 5 per cento del proprio prodotto interno lordo per la difesa, inserendo nella spesa anche gli aiuti militari all’Ucraina e le infrastrutture necessarie per migliorare la logistica nazionale (fino all’1,5 per cento, forse anche un’opportunità in più per chi vuole realizzare il Ponte di Messina), poi ieri sera sono arrivate le conclusioni del Consiglio europeo sulla difesa, cioè dell’organo decisionale composto dai capi di Stato e di governo dei 27 paesi membri dell’Unione Europea. 

Conclusioni che ribadiscono che l’Europa deve diventare «più sovrana», cioè più indipendente militarmente dagli Stati Uniti, e «maggiormente responsabile della propria difesa e meglio attrezzata per agire e affrontare autonomamente e in modo coordinato le sfide e le minacce immediate e future» quali «la guerra di aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina e le sue ripercussioni sulla sicurezza europea e globale» perché «costituiscono una sfida esistenziale per l’Unione europea». 

Che l’impegno europeo sia serio e le conseguenze geopolitiche non banali lo dimostrano i commenti dei giornali russi all’indomani del vertice Nato: l’incremento della spesa militare dei paesi Nato torna ai livelli della Guerra Fredda, raccontano i giornali russi, ma sono in particolare i paesi europei della Nato a preoccupare di più perché dietro l’attivismo di questi giorni c’è la scelta strategica «di trasformare l’Europa in un attore politico-militare indipendente, significativo e di importanza globale». 

Gli europei non giocano ad assecondare Trump, avvertono i russi, ci credono davvero, stanno trasformando l’industria militare e le procedure di approvvigionamento in modo coerente: «Non c’è motivo di pensare che la guerra in Ucraina finisca presto – ha scritto il Moskovskij Komsomolets – ma anche quando le ostilità termineranno gli europei non smetteranno di costruire una nuova cortina di ferro. Naturalmente a un certo punto si potrebbe tornare a una specie di normalità, ma l’Europa sta cercando di trasformarsi in un gigante politico. È una cosa seria, destinata a durare a lungo». 

Anche gli analisti americani seri, come Celeste Wallander su Foreign Affairs, cominciano a ragionare su come stiano cambiando i rapporti transatlantici. Se l’aumento della spesa militare europea è una notizia positiva per gli Stati Uniti, che così si possono concentrare sulla minaccia cinese, una visione troppo ottimistica sarebbe un errore per Washington, perché la maggiore indipendenza europea non comporta necessariamente un allineamento automatico con gli Stati Uniti, anzi. Il rischio è che, a mano a mano che acquisiscono più indipendenza e capacità militare, i paesi europei si sentano anche più legittimati a perseguire i propri interessi strategici che potrebbero divergere da quelli americani, come appunto sull’Ucraina con Trump che spinge per trovare un accordo con Putin, e gli europei che vogliono aiutare gli ucraini a fermare Mosca per evitare un confronto più largo e diretto con l’imperialismo russo. 

Con un’Europa indipendente, scrive Foreign Affairs, gli Stati Uniti saranno costretti a negoziare caso per caso l’accesso alle basi europee per le operazioni in Medio Oriente o in Africa, cosa che oggi avviene in modo più agevole grazie alla dipendenza militare europea da Washington. Insomma, secondo Wallander, l’epoca del dominio americano incontrastato è finita. Non è di per sé una bella notizia, perché l’assetto attuale, criticabile quanto si vuole, ha comunque garantito pace e prosperità all’Europa per ottant’anni. Ma con gli Stati Uniti che hanno rinunciato al ruolo di guida morale del mondo libero, e con la guerra tenuta alle porte soltanto dallo straordinario sforzo del popolo ucraino, l’Europa non ha altra scelta che fare da sola.

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