In un incipit folgorante, il comunicato congiunto dell’incontro tra Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron che si è tenuto ieri a Roma parla di «impegno comune per un’Europa più sovrana, più forte e più prospera».
Se la politica avesse ancora qualcosa a che fare con la logica e con il senso delle parole, si dovrebbe pensare che una simile dichiarazione sia stata imposta dall’europeista Macron e subita come un’umiliazione dalla sovranista Meloni. Ma sarei pronto a scommettere che sia andata al contrario, che sia stata proprio un’idea di Meloni, o quanto meno un’idea che Meloni e il suo staff hanno accolto con sincero entusiasmo.
Perché «Europa più sovrana» significa sì l’esatto contrario di una politica sovranista (che promuove cioè il recupero di sovranità nazionale a discapito della sovranità europea), ma suona uguale, dunque va benissimo. Va benissimo a lei, e obiettivamente, per una volta, va benissimo anche a noi, perché alla fine è la sostanza che conta e la drammaticità della situazione internazionale impone di far poco gli schizzinosi.
Il vertice rilancia con parole chiare un forte sostegno all’Ucraina, tanto più importante visti i rischi di sganciamento degli Stati Uniti di Donald Trump e i numerosi segnali di riallineamento della stessa Meloni, e sostiene «un ambizioso cambiamento di scala nella difesa europea».
Se poi davvero, come scrivono su Repubblica Tommaso Ciriaco e Anais Ginori, la nostra presidente del Consiglio avesse deciso di dare un dolore anche al suo grande amico Elon Musk, appoggiando, con Francia e Germania, il progetto di un sistema satellitare europeo alternativo a Starlink, sarebbe un’altra ottima notizia.
In questo caso, davvero, anche per la sovranità italiana. In ogni caso, al centro dell’incontro tra Meloni e Macron è la necessità di mostrarsi uniti per fronteggiare il rischio di un totale disimpegno di Trump dalla guerra in Ucraina, se non direttamente dalla Nato, e respingere la sua offensiva contro l’Unione europea. Almeno fino al 2022, Meloni l’ha sempre pensata esattamente come Trump su pressoché tutto, ma è probabile che negli ultimi mesi si sia resa conto di quanto la sintonia con il presidente americano possa costarle cara, specialmente se Trump proseguirà lungo la strada della guerra commerciale contro l’Europa.
Di qui il riavvicinamento a Macron, dettato dal comune desiderio di evitare il deflagrare del conflitto interno all’alleanza atlantica, in vista delle prossime riunioni del G7 (in Canada, tra due settimane) e della Nato (in Olanda, a fine mese).
Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.