
Dalla newsletter settimanale di Greenkiesta (puoi iscriverti qui) – Giovedì 5 giugno a Milano c’è stato un pool party diverso dagli altri. Niente bordo vasca, niente aperitivo a pelo d’acqua, niente chiacchiere tra amici seduti su un telo da mare. La location era il rovente marciapiede fuori dai cancelli della piscina pubblica Argelati, in zona Navigli, chiusa nel settembre 2022 e mai più riaperta a causa dell’assenza di fondi per la manutenzione.
La festa era in realtà una protesta organizzata dall’associazione Sai che puoi?, che ha riunito decine di cittadini preoccupati non solo per il destino della piscina – restaurata e ampliata negli anni Cinquanta da Arrigo Arrighetti –, ma per la dimensione pubblica di una Milano in cui gli effetti delle disuguaglianze di reddito e del riscaldamento globale sono più visibili che mai.
Non tutti possono permettersi una vacanza o un fine settimana al mare o in montagna, e le temperature estive in città sono sempre più proibitive soprattutto per i bambini, gli anziani e i residenti nei quartieri periferici, spesso poveri di alberi e aree verdi ombreggiate in grado di abbattere le cosiddette isole di calore.

La presenza di piscine all’aperto con ticket d’ingresso a meno di dieci euro è quindi fondamentale per offrire ai cittadini un’arma contro il caldo estremo e la possibilità di godersi un momento di relax in uno spazio pubblico. L’estate meteorologica è appena iniziata e siamo già nella morsa di un’ondata di calore che porterà le temperature oltre i trentaquattro gradi.
Milano, città da circa 1,5 milioni di abitanti, oggi può contare solo su tre piscine outdoor di proprietà comunale: il centro balneare Romano (riqualificato grazie agli oneri di urbanizzazione di un progetto in via Botticelli), la piscina scoperta Cardellino e la piscina scoperta Sant’Abbondio. I due impianti sotto i riflettori sono la già citata Argelati e la Scarioni, nel quartiere Niguarda, chiusa dal settembre 2018. I milanesi, però, aspettano risposte anche sul Lido di piazzale Lotto e il Saini, fermi rispettivamente dal 2019 e dal 2023.
Il tema non riguarda solo l’assenza di certezze sulle riaperture, ma l’ipotetico ingresso di investitori privati – anche in forma di partenariato pubblico-privato (PPP) – nella gestione dei centri balneari e dei relativi progetti di ristrutturazione e riqualificazione. Un’eventualità che farebbe crescere i prezzi e snaturerebbe la forte identità popolare dei lidi urbani, storicamente molto frequentati da cittadini di ogni età, nazionalità e fascia di reddito.
La questione delle piscine può sembrare laterale soprattutto per via della stagionalità, ma è in realtà il sintomo di patologie urbane interconnesse e sempre più diffuse, non solo a Milano: le casse comunali in sofferenza, il cambiamento climatico che rimescola le priorità, l’ingerenza – talvolta evitabile – dei privati e il rischio di vivere in metropoli esclusivamente votate al consumo, dove lo spazio pubblico e le occasioni di svago a basso costo perdono valore.

Dopo mesi di proteste e campagne social organizzate da associazioni e comitati di quartiere, il Comune ha finalmente colto l’urgenza del problema. Lunedì 9 giugno, infatti, l’amministrazione ha aperto le porte di Palazzo Marino per un inedito faccia a faccia tra alcuni esponenti della Lista Sala e i cittadini che si stanno attivando contro la chiusura e le privatizzazioni delle piscine pubbliche all’aperto.
Per un paio d’ore, fino alle 21 passate, Martina Riva (assessora allo Sport), Emmanuel Conte (assessore al Bilancio) e Marco Mazzei (consigliere comunale) hanno illustrato ai milanesi la delicatezza dell’argomento e il percorso che il Comune vuole avviare per ridare dignità ai centri balneari. È stato un appuntamento lungo e intenso, a tratti teso, in cui si sono chiaramente percepite la rabbia dei cittadini e le difficoltà operative dell’amministrazione cittadina, che – al netto delle piscine – vorrebbe più supporto da parte del governo nazionale.
Secondo Emmanuel Conte è tutta «una questione di risorse. Prima del Covid c’era un modello principalmente improntato sul partenariato pubblico-privato, ma era un momento storico diverso e le esigenze della cittadinanza sono cambiate. L’altro tema è che il primo bilancio che ho portato in aula quando sono diventato assessore aveva un buco da duecento milioni. Quella mattina ho pensato di aver fatto male ad accettare l’incarico, ma abbiamo lavorato tanto in ottica redistributiva, sulla capacità di programmazione della spesa e sulla gestione del debito».
«Le piscine di Milanosport, la società partecipata al cento per cento dal Comune di Milano che ha in gestione venti impianti, ottengono le briciole di ciò che avanza dai conti pubblici», ha aggiunto Martina Riva. Secondo l’assessora allo Sport non bisogna avere approcci ideologici nei confronti del partenariato pubblico-privato, soprattutto «nei periodi storici in cui le casse comunali non stanno bene» anche a causa dell’aumento dei costi di gestione di alcuni progetti onerosi, come la linea blu della metropolitana.
Tra l’aumento della tassa di soggiorno, l’incremento degli oneri di urbanizzazione (ma a Milano rimangono tra i più bassi in Europa) e la stretta sulle tariffe per i dehors, ora le casse del Comune stanno un po’ meglio.
Ed ecco che possiamo arrivare alla notizia più importante dell’incontro di lunedì: la piscina Argelati rimarrà pubblica, anche se – sottolinea Riva – «il percorso che iniziamo oggi riguarda un impianto non ancora supportato da un progetto pronto». Secondo Sai che puoi?, l’investimento pubblico per gestire e riaprire il centro balneare è inferiore allo 0,2 per cento del bilancio comunale. Gli assessori hanno detto che, per riaprire la piscina nel giro di cinque anni, serviranno 15-20 milioni. «Adesso sta a noi in consiglio comunale portare avanti una proposta insieme alla maggioranza», scrive Mazzei su Instagram.
Emmanuel Conte ha spiegato che c’è spazio per inserire nella programmazione del bilancio comunale 2026-2028 (da chiudere in autunno) «la ristrutturazione di una o due piscine», così da superare il modello del pubblico-privato. «Dopo un percorso di tre anni – aggiunge – siamo in una situazione di bilancio migliore. È giusto quindi immaginare percorsi di partecipazione in cui sia il pubblico a investire direttamente in questi progetti».
Le piscine pubbliche non sono economicamente redditizie ma hanno un inestimabile valore sociale, soprattutto in un periodo che André Aranha Corrêa (presidente della Cop30 di Belém) ha definito «l’epicentro della crisi climatica».
La sfida del Comune è ardua e cruciale: evitare di trattare Milano come se fosse un’azienda e, al contempo, far quadrare i conti, gestire il debito accumulato dalle precedenti amministrazioni e fornire servizi pubblici di qualità, mettendo al centro i cittadini più vulnerabili. Sai che puoi? ha definito la notizia sulla piscina Argelati «una vittoria», mettendosi a disposizione di Palazzo Marino – con l’aiuto del Politecnico di Milano – per fornire supporto e accelerare i tempi. Un primo passo incoraggiante.