Utopia visivaIl design visionario che sostenne la revolución

Una mostra racconta il periodo rivoluzionario del design cileno tra il 1970 e il 1973, quando la creatività collettiva sostenne il socialismo democratico di Salvador Allende.
Tra grafica, oggetti d’uso e tecnologia, emerge un’esperienza di design politico, oggi protagonista al Museo del Design di Barcellona

Courtesy of Museo del Design di Barcellona

Tra le pietre miliari ci sono i creativi del Bauhaus, ma anche figure come Ugo La Pietra, Ettore Sottsass, Albe Steiner (graphic designer e partigiano) e i gruppi di design radicale come Archizoom e Superstudio, impegnati a sfidare le convenzioni e la società dei consumi. Oggi, tra i più radicali in Italia, ci sono i milanesi Formafantasma, duo di designer impegnato in un lavoro di progettazione etico, ecologico e – dunque – con un forte portato politico. In qualche modo eredi del design radicale degli anni Settanta e Ottanta. Eppure c’è stato un momento in cui lo sguardo critico sulla realtà è stato addirittura quello collettivo di un intero Paese. 

Lo racconta “Come progettare una rivoluzione: la via cilena al design”, la mostra nata due anni fa per ricordare i cinquant’anni dal golpe militare e l’inizio della dittatura in Cile e arrivata ora a Barcellona, dove il 2 luglio apre al pubblico al Museo del Design. Un percorso lungo duecentocinquanta opere che coprono un arco temporale di tre anni – dal 1970 fino al 1973 – tra pezzi originali e riproduzioni che raccontano la storia di chi – tra designer, editori, musicisti, ingegneri e docenti –  aveva aderito al messaggio politico di Salvador Allende.

Courtesy of Museo del Design di Barcellona

DESIGN COLLETTIVO
In mostra i pezzi più importanti del design cileno come, per esempio, le copertine degli album della casa discografica nazionale Dicap, il cucchiaino dosatore per il latte in polvere, i nuovi mobili per gli asili infantili, i manifesti per programmi volti all’assistenza all’infanzia, alla partecipazione popolare, alla riforma agraria o alla nazionalizzazione del rame. Insieme compongono la fotografia di un momento storico d’avanguardia, che in una manciata di anni ha portato a un’alleanza senza precedenti tra socialismo, democrazia e design. «Nel pieno della Guerra Fredda, il Cile ha incarnato un’alternativa politica al capitalismo americano e al socialismo sovietico, non solo politicamente ed economicamente, ma anche nella sua produzione grafica e industriale» spiega Hugo Palmarola, associato presso la Facoltà di Design della PUC Cile e curatore della mostra insieme a Eden Medina, docente di scienza, tecnologia e società al MIT, e Pedro Alonso, direttore del programma di dottorato in Architettura e Studi Urbani presso la Pontificia Universidad Católica de Chile. Ma in che modo il “socialismo eletto democraticamente”, che agli occhi del mondo appariva un’alternativa per il cambiamento, ha scritto una pagina di storia del design sudamericano?

Courtesy of Museo del Design di Barcellona

DESIGN VISIONARIO
«La mostra nasce da una ricerca iniziata venticinque anni fa sulla storia del design industriale in America Latina che ci ha permesso si mettere a fuoco la particolarità del Cile quando, nel 1970, ha intrapreso il suo percorso socialista e ripensando a tantissimi aspetti legati alla produzione e al consumo per mettere in primo piano valori come l’azione collettiva, il benessere dei bambini e la partecipazione democratica nei progetti di design», spiega Eden Medina. 

Un’ondata di creatività che coinvolgeva tutti, docenti universitari e operai, si diffuse così in tutto il Paese attraverso laboratori, catene di montaggio e studi di architettura, approdando sia a risultati molto concreti (come i cucchiai per misurare le razioni di latte in polvere), sia ad altri più “fantascientifici”, come la sala operativa di Cybersyn, ricostruita (e resa funzionante) in occasione della mostra. «La sala operativa di Cybersyn offre uno degli esempi più chiari di come in quel periodo i valori socialisti abbiano plasmato il design cileno» continua la co-curatrice. «La sala fu creata con l’obiettivo di gestire l’economia e migliorare il processo decisionale del governo attraverso la raccolta costante e massiccia di dati aggiornati e sostenere la partecipazione democratica. Ecco allora sette poltrone disposte in cerchio (in numero dispari per facilitare le operazioni di voto), ciascuna dotata di una pulsantiera sul bracciolo, da usare per commentare o modificare i dati trasmessi sugli schermi della sala. Tutti i processi di Cybersyn erano concentrati in una sala operativa all’avanguardia che doveva essere installata all’interno del Palazzo della Moneda, ma era il 1973 e il colpo di stato lo rese un progetto incompiuto».

Courtesy of Museo del Design di Barcellona

DESIGN MURALISTA
Ma il fermento creativo di quegli anni porta anche a prodotti dal sapore molto diverso. «Come i manifesti dei fratelli Larrea, con la loro grafica colorata, latinoamericana, viscerale, con riferimenti al muralismo cubano e alla pop art», spiega Pedro Alonso. «Estetiche eterogenee che lavoravano simultaneamente e in modo organico per sostenere un progetto politico attraverso la creazione di prodotti durevoli, destinati alla produzione in serie e alla distribuzione su larga scala». Come le copertine di dischi in vinile della Casa discografica nazionale, anche queste molto legate al linguaggio delle brigate di muralisti di strada cilene. 

«Quello della grafica è stato il campo in cui i designer cileni hanno sperimentato di più, facendo un grande lavoro di squadra, per creare simboli potenti e un proprio sistema visivo, da quelli con un linguaggio più latinoamericano ad altri con un codice più astratto e universale, come i pittogrammi e la visualizzazione di dati» conclude Hugo Palmarola. «Uno spirito che forse abbiamo mantenuto anche nell’organizzazione stessa della mostra, che ci ha richiesto di ricostruire diversi pezzi di grafica e design industriale andati distrutti o non più originali: è proprio combinando ricerca e creazione che possiamo generare nuova conoscenza». 

Il percorso di “Come progettare una rivoluzione” include anche i manifesti che facevano parte della mostra che Salvador Allende intendeva inaugurare l’11 settembre 1973, giorno de colpo di stato, e una sezione di lavori successivi al golpe, come i sistemi di segnaletica ideati per gli eventi delle Nazioni Unite e per i Giochi Panamericani, oltre alle copertine di libri e riviste della casa editrice statale Quimantú. Anche se ormai, tra arresti, istituzioni smantellate, torture e condanne a morte, quella stagione di grande creatività era finita per sempre.

Courtesy of Museo del Design di Barcellona

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