La reazione di Trump I bombardamenti degli Stati Uniti contro i siti nucleari iraniani

Il presidente statunitense dice di aver completamente distrutto gli impianti di Fordow, Natanz e Isfahan. Teheran minimizza e risponde con altri missili su Israele. Domani, lunedì 23 giugno, il ministro degli Esteri iraniano incontrerà Putin, ma il colloquio era atteso da giorni

AP Photo/LaPresse

Nella notte tra sabato 21 e domenica 22 giugno, gli Stati Uniti hanno colpito tre siti nucleari in Iran (Fordow, Natanz e Isfahan), entrando di fatto in guerra al fianco di Israele contro Teheran. In un messaggio alla Nazione durato meno di cinque minuti, Donald Trump ha detto che «le strutture chiave per l’arricchimento nucleare del Paese sono state completamente annientate». Secondo l’Iran, che ha minimizzato i danni, le centrali erano già state messe in sicurezza e i materiali nucleari «a rischio» trasferiti in precedenza presso altre sedi. 

«Ci sarà la pace o ci sarà una tragedia per l’Iran molto più grave di quanto abbiamo visto negli ultimi otto giorni. Ricordate, ci sono molti altri obiettivi ancora disponibili. Se la pace non arriva rapidamente, colpiremo quegli obiettivi con precisione, velocità e abilità», ha aggiunto il presidente statunitense, elogiato dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per «la sua audace decisione di colpire gli impianti nucleari iraniani con una forza impressionante e giusta che cambierà la storia».

La Cnn e il New York Time scrivono che gli Stati Uniti avrebbero usato dodici bombe GBU-57 Massive ordnance penetrator (Mop), sganciate da sei aerei B-2 Spirit partiti dalla base di Whiteman (Missouri) e rimasti in volo trentasette ore. Gli ordigni utilizzati da Washington sono gli unici al mondo capaci di penetrare per decine di metri di profondità prima di esplodere. Sei bombe, in particolare, hanno colpito il sito nucleare di Fordow, scavato a una profondità compresa tra gli ottanta e i novanta metri sotto una montagna alta quasi mille metri. 

Contro gli impianti di Natanz e Isfahan, invece, i sottomarini statunitensi hanno sparato trenta missili cruise Tomahawk, lanciati a più di trecento chilometri di distanza. Citato da Repubblica, il portavoce dell’Idf Effie Defrin ha confermato che l’attacco statunitense è stato coordinato con l’esercito israeliano. 

«Gli Stati Uniti hanno oltrepassato una linea rossa molto importante attaccando gli impianti nucleari. Dobbiamo rispondere in base al nostro legittimo diritto all’autodifesa», ha detto il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, durante una conferenza stampa a Istanbul, dove ha partecipato a un’assemblea dell’Organizzazione della cooperazione islamica. Araghchi, che continua a negare che l’Iran stia costruendo un’arma nucleare, incontrerà il presidente russo Vladimir Putin nella mattinata di domani, lunedì 23 giugno. I segnali di un colloquio imminente erano chiari da giorni (Axios ne parlava il 20 giugno), dunque prima della reazione americana. 

L’Iran ha un arsenale missilistico piuttosto limitato, anche a causa degli sforzi dovuti allo scontro con Israele negli ultimi dieci giorni. Non sono da escludere, però, gli attacchi contro le basi militari degli Stati Uniti in Medio Oriente (dove si trovano circa quarantamila soldati Usa) o le navi in transito nel Golfo Persico. Nei giorni scorsi, l’Iran ha minacciato di chiudere lo stretto di Hormuz, un passaggio marittimo da cui transita circa un quinto del petrolio globale. Questo scenario – al momento poco probabile – avrebbe conseguenze economiche di natura mondiale, danneggiando anche la Cina (in buoni rapporti con l’Iran). 

Lo stretto di Hormuz (Google Maps)

Nella notte, poco dopo i bombardamenti statunitensi, Teheran ha colpito Israele con due ondate di missili, ferendo almeno ottantasei persone. L’Iran, secondo l’agenzia Mehr, avrebbe usato per la prima volta i missili di ultima generazione Kheibar, contraddistinti da una gittata di circa duemila chilometri. Tra le altre, sono state colpite le città di Tel Aviv e Haifa.

Attacco missilistico iraniano a Haifa (AP Photo/LaPresse, ph. Baz Ratner)

«Ci sono due edifici completamente rasi al suolo e altri edifici molto danneggiati», ha detto un medico di Tel Aviv citato da SkyTg24. Lo spazio aereo israeliano dovrebbe riaprire alle 14 ora locale, consentendo ai cittadini bloccati in Iran di tornare a casa. 

Da Bruxelles, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha detto che ora l’Iran deve impegnarsi «in una soluzione diplomatica credibile. Non deve assolutamente entrare in possesso della bomba. Con le tensioni in Medio Oriente che hanno raggiunto un nuovo picco, la stabilità deve essere la priorità. Il tavolo dei negoziati è l’unico luogo in cui porre fine a questa crisi». Lunedì mattina ci sarà la riunione dei ministri degli Esteri dell’Unione europea a Bruxelles. 

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato e presieduto una «una conferenza telefonica tra componenti del governo e vertici dell’intelligence». «La crisi è al centro dell’attenzione dell’esecutivo in tutti i suoi risvolti, dalla situazione dei connazionali nella regione, con cui la Farnesina è in costante contatto, agli effetti economici e di sicurezza. L’Italia continuerà a impegnarsi per portare al tavolo negoziale le parti», ha scritto su X.

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