
Il Servizio di Sicurezza dell’Ucraina (Sbu) ha annunciato di aver colpito il ponte di Crimea nelle prime ore di martedì 3 giugno con un’operazione subacquea.Gli agenti ucraini hanno piazzato e fatto esplodere circa 1.100 chilogrammi di esplosivo sotto la struttura. L’attacco ha danneggiato le fondamenta sommerse del ponte, che collega la Russia continentale alla penisola di Crimea. L’attacco è avvenuto alle 4:44 del mattino ed è il terzo a colpire il ponte di Kerch dal 2022, dopo le esplosioni dell’ottobre 2022 e del luglio 2023. Entrambi i precedenti attacchi avevano danneggiato la struttura ma non ne avevano compromesso del tutto la funzionalità.
Il ponte di Kerch, lungo circa diciannove chilometri e inaugurato nel 2018, è stato costruito dalla Russia dopo l’annessione della Crimea nel 2014 ed è considerata un’infrastruttura chiave per mantenere il controllo sulla regione occupata: uno snodo logistico essenziale per le truppe russe nel sud dell’Ucraina.
Il capo dell’Sbu, Vasyl Maliuk, ha confermato la responsabilità dell’operazione, affermando che «il ponte è un obiettivo militare legittimo» e che la missione è stata portata a termine «senza vittime civili». L’attacco, ha aggiunto, è stato pianificato per diversi mesi ed è stato coordinato direttamente dall’agenzia di sicurezza. Il Servizio Federale di Sicurezza russo (Fsb) ha riferito di aver arrestato in Crimea un presunto agente ucraino legato alla produzione dell’esplosivo usato.
L’attacco di oggi dimostra per la seconda volta in una settimana che nessuna infrastruttura russa è al sicuro dagli attacchi dell’intelligence ed esercito ucraino ucraina. Sabato 1° giugno, l’Sbu ha usato centodiciassette droni per colpire quattro basi aeree all’interno del territorio russo, danneggiando più di quaranta velivoli strategici, tra cui i Tu-95 e Tu-22, oltre a un aereo radar A-50. I danni complessivi sono stati stimati a circa sette miliardi di dollari.