
Con l’arrivo delle ondate di calore, ogni estate diventa un problema per chi lavora all’aperto. Ci sono rischi per la salute quando la temperatura sfiora o supera i trentacinque gradi. Vale in particolare per i lavoratori dell’edilizia e dell’agricoltura, che sono normalmente impiegati in attività lavorativa all’aperto.
Secondo i dati Inail riportati da Repubblica, ogni anno si registrano oltre quattromila infortuni legati al caldo. È per questo che alcune Regioni e Comuni, nei giorni più critici, vietano per ordinanza i lavori nelle ore centrali, tra le 12.30 e le 16.00.
In questi casi le aziende possono chiedere l’accesso agli ammortizzatori sociali, tra cui la Cassa Integrazione Ordinaria (Cigo), il Fis (Fondo di integrazione salariale) o i fondi bilaterali di solidarietà, a seconda della categoria.
Non è necessario che il termometro segni sempre trentacinque gradi reali. L’Inps chiarisce che basta la temperatura percepita – spesso più alta a causa di umidità, sole diretto, attrezzature che generano calore o abiti protettivi come tute e caschi. Anche senza ordinanze locali, è possibile accedere all’integrazione salariale, purché l’azienda dimostri la gravità delle condizioni.
Un messaggio dell’Inps del 3 luglio scorso ha ribadito che la priorità è tutelare la salute dei lavoratori, e che il meccanismo di richiesta deve essere rapido e snello.
La cassa integrazione per caldo eccessivo spetta ai lavoratori dipendenti coperti da Cigo, Fis o fondi bilaterali. Non serve anzianità di trenta giorni, e sono inclusi anche apprendisti e lavoratori a domicilio. Sono invece esclusi i dirigenti.
Il trattamento corrisponde all’ottanta per cento dello stipendio che il lavoratore avrebbe ricevuto per le ore non lavorate, fino a un massimo di 1.404,03 euro lordi al mese (dato aggiornato al 2025). Il pagamento viene anticipato dall’azienda, che poi recupera l’importo dai contributi Inps. Un vantaggio per le imprese è che non devono pagare il contributo addizionale, solitamente previsto per altri tipi di cassa integrazione.
In questi casi non è richiesto l’obbligo di informativa preventiva ai sindacati, proprio perché si tratta di situazioni eccezionali che richiedono interventi immediati. Una misura pensata per rispondere in tempi rapidi a eventi meteorologici sempre più frequenti e intensi.