Sotto il soleCome funziona e chi ha diritto alla cassa integrazione per caldo estremo

Quando la temperatura percepita supera i trentacinque gradi, le aziende possono sospendere i lavori e attivare l’indennità. Il trattamento copre l’ottanta per cento dello stipendio, fino a 1.404 euro lordi al mese. E non serve ordinanza né preavviso ai sindacati per attivarla

Lapresse

Con l’arrivo delle ondate di calore, ogni estate diventa un problema per chi lavora all’aperto. Ci sono rischi per la salute quando la temperatura sfiora o supera i trentacinque gradi. Vale in particolare per i lavoratori dell’edilizia e dell’agricoltura, che sono normalmente impiegati in attività lavorativa all’aperto.

Secondo i dati Inail riportati da Repubblica, ogni anno si registrano oltre quattromila infortuni legati al caldo. È per questo che alcune Regioni e Comuni, nei giorni più critici, vietano per ordinanza i lavori nelle ore centrali, tra le 12.30 e le 16.00.

In questi casi le aziende possono chiedere l’accesso agli ammortizzatori sociali, tra cui la Cassa Integrazione Ordinaria (Cigo), il Fis (Fondo di integrazione salariale) o i fondi bilaterali di solidarietà, a seconda della categoria.

Non è necessario che il termometro segni sempre trentacinque gradi reali. L’Inps chiarisce che basta la temperatura percepita – spesso più alta a causa di umidità, sole diretto, attrezzature che generano calore o abiti protettivi come tute e caschi. Anche senza ordinanze locali, è possibile accedere all’integrazione salariale, purché l’azienda dimostri la gravità delle condizioni.

Un messaggio dell’Inps del 3 luglio scorso ha ribadito che la priorità è tutelare la salute dei lavoratori, e che il meccanismo di richiesta deve essere rapido e snello.

La cassa integrazione per caldo eccessivo spetta ai lavoratori dipendenti coperti da Cigo, Fis o fondi bilaterali. Non serve anzianità di trenta giorni, e sono inclusi anche apprendisti e lavoratori a domicilio. Sono invece esclusi i dirigenti.

Il trattamento corrisponde all’ottanta per cento dello stipendio che il lavoratore avrebbe ricevuto per le ore non lavorate, fino a un massimo di 1.404,03 euro lordi al mese (dato aggiornato al 2025). Il pagamento viene anticipato dall’azienda, che poi recupera l’importo dai contributi Inps. Un vantaggio per le imprese è che non devono pagare il contributo addizionale, solitamente previsto per altri tipi di cassa integrazione.

In questi casi non è richiesto l’obbligo di informativa preventiva ai sindacati, proprio perché si tratta di situazioni eccezionali che richiedono interventi immediati. Una misura pensata per rispondere in tempi rapidi a eventi meteorologici sempre più frequenti e intensi.

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