
Dopo oltre trent’anni di abbandono, l’ex Cinema Corso di Vicenza potrebbe tornare a essere uno spazio vivo e aperto alla cittadinanza. Non più come sala cinematografica, ma come centro per le arti e le culture contemporanee, in un territorio – quello del Nordest – dove la cultura si muove spesso tra eccellenze diffuse e fragilità infrastrutturali.
A lanciare l’iniziativa è la Fondazione Giuseppe Roi realtà filantropica vicentina che ha pubblicato in questi giorni, sulla piattaforma del Consiglio Nazionale degli Architetti un concorso internazionale di progettazione in due fasi per la rifunzionalizzazione dello stabile di Corso Fogazzaro. La procedura, che si concluderà a gennaio 2026, mira a selezionare un progetto capace di restituire all’edificio un ruolo culturale attivo nel tessuto cittadino.
L’edificio, ormai dismesso dagli anni Novanta, rappresenta una delle tante architetture della seconda metà del Novecento rimaste senza destinazione dopo la trasformazione del consumo culturale e l’avanzare della digitalizzazione. Il concorso prevede sopralluoghi obbligatori per i progettisti, il 19 e 23 luglio, e il vincitore sarà incaricato della progettazione esecutiva e della direzione dei lavori.
«Pur non essendo tenuti per legge, abbiamo scelto il concorso in due fasi per garantire trasparenza e qualità progettuale» ha dichiarato Francesca Lazzari, presidente della Fondazione Roi. «È un invito aperto, soprattutto ai giovani, a immaginare un nuovo ruolo per questo spazio nel cuore storico della città».
Vicenza è una città di circa centodiecimila abitanti, al centro di un’area metropolitana che supera i duecentocinquantamila residenti. Nota in tutta Europa per il suo patrimonio palladiano, è iscritta nella lista Unesco dal 1994.
Pur con un calendario culturale regolare (mostre, rassegne, eventi teatrali), la città ha spesso scontato l’assenza di luoghi dedicati alla produzione e fruizione dell’arte contemporanea. Il recupero del Cinema Corso si inserisce quindi in una lacuna strutturale, più che in un semplice restauro edilizio.
Nel Nordest – una delle aree economicamente più dinamiche del Paese, ma ancora priva di una vera rete culturale metropolitana – la trasformazione degli spazi culturali dismessi rimane un nodo irrisolto. Il progetto vicentino rappresenta, in questo senso, un caso di studio interessante, proprio perché promosso da una fondazione privata, senza intervento diretto delle istituzioni pubbliche.
Il Cinema Corso fu uno dei principali luoghi di socialità della Vicenza del dopoguerra. Come molte sale italiane, ha progressivamente perso pubblico negli anni Ottanta e Novanta, fino alla chiusura definitiva. Dopo l’acquisizione da parte della Fondazione Roi nel 2015, l’edificio è rimasto inutilizzato, in attesa di un progetto di riuso che ora sembra concretizzarsi.
La sfida non sarà solo architettonica. Sarà, piuttosto, civica e politica: restituire a un edificio dimenticato la possibilità di tornare utile alla città. Non come nostalgia, ma come dispositivo culturale capace di parlare al presente.