
Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato un incremento eccezionale del bilancio della difesa: 3,5 miliardi di euro in più nel 2026, altri tre miliardi nel 2027. L’obiettivo è portare la spesa militare annuale a sessantaquattro miliardi di euro entro la fine del mandato, anticipando di due anni le previsioni iniziali.
L’annuncio è arrivato domenica 13 luglio durante il tradizionale discorso rivolto alle forze armate, alla vigilia della festa nazionale del 14 luglio. Macron ha giustificato l’aumento con il deteriorarsi della situazione internazionale, citando apertamente la minaccia russa, la moltiplicazione dei conflitti in Medio Oriente, l’instabilità globale e la crescente incertezza sul ruolo futuro degli Stati Uniti nella sicurezza europea.
L’intervento si colloca nel quadro dell’accordo Nato – approvato a fine giugno all’Aia – che impegna i Paesi membri a destinare il 3,5 per cento del proprio Pil alla sicurezza entro il 2035. La Francia, attualmente al due per cento, punta ora a un’accelerazione significativa.
Secondo Macron, «mai dal 1945 la libertà è stata così minacciata». Ha insistito sul fatto che «per essere liberi in questo mondo bisogna incutere timore, e per incutere timore bisogna essere potenti». Per questo, ha spiegato, «è necessario un salto storico, che ci consenta di rafforzare la nostra credibilità strategica e la nostra autonomia di decisione, come europei».
Il presidente ha anche chiesto un «sacrificio collettivo» ai cittadini francesi: «Tutti dobbiamo contribuire. La nostra libertà ha un prezzo: eccolo». Ha tuttavia escluso esplicitamente il ricorso a nuovo debito per finanziare l’iniziativa, legando l’incremento alla crescita della produzione interna: «La nostra indipendenza militare non può essere separata dalla nostra indipendenza finanziaria, perciò sarà finanziata da più attività economica e più produzione».
Dal 2017 a oggi il bilancio delle forze armate francesi è già passato da trentadue miliardi a oltre cinquanta. L’annuncio di luglio segna il consolidamento di questa traiettoria, con una accelerazione anticipata rispetto alla legge di programmazione militare approvata nel 2023.
Il piano prevede una revisione ufficiale in autunno, ma il capo di Stato ha già chiarito l’impostazione: colmare le fragilità operative evidenziate dalla guerra in Ucraina, in particolare nei settori delle munizioni, dei droni, della difesa antiaerea e della guerra elettronica. «Abbiamo un vantaggio oggi, ma se continuiamo allo stesso ritmo saremo superati», ha avvertito.
Le operazioni militari esterne, l’aiuto all’Ucraina e l’inflazione hanno aggravato il divario tra obiettivi e risorse: per questo l’attuale bilancio non è ritenuto sufficiente. Il presidente ha inoltre riaffermato la dimensione europea della strategia francese, indicando come prioritario l’avvio di un dialogo strategico con i partner del continente sull’uso della deterrenza nucleare.
«Questo aumento di bilancio ci permetterà di avanzare con i nostri alleati, sia nel dominio convenzionale sia in quello strategico», ha detto. La Francia resta l’unica potenza dell’Unione Europea dotata di un arsenale atomico pienamente autonomo, una posizione che Macron ha più volte definito parte integrante degli «interessi vitali» europei.
Il presidente francese ha incaricato il ministro della Difesa, Sébastien Lecornu, e il capo di Stato maggiore delle forze armate, generale Thierry Burkhard, di avviare contatti con quei Paesi europei «che sono pronti» a discutere di condivisione strategica, seppure ancora in forma limitata. Il capo dell’Eliseo ha promesso aggiornamenti entro la fine dell’anno.
Macron ha anche accennato alla possibilità di un nuovo servizio nazionale volontario, che potrebbe offrire ai giovani francesi l’opportunità di «servire in un altro modo» all’interno delle forze armate, senza però spiegare come.
Le linee guida saranno rese note in autunno, ma già si parla di un progetto il cui costo si aggirerebbe intorno ai cinque miliardi di euro. Al di là delle cifre, il messaggio politico appare coerente con la visione del presidente: costruire una cultura strategica condivisa, nazionale ed europea, in cui ogni cittadino comprenda e partecipi al destino comune della sicurezza.
Intanto, altri Paesi europei si muovono con decisione: la Germania ha in programma centosessantadue miliardi di euro di spesa militare nel 2029, la Polonia investe già il 4,7 per cento del suo Pil e il Regno Unito mira al tre per cento dopo il 2029. E l’Italia?