Non più solo caffèIl cambiamento climatico e la tecnologia ridefiniscono la tazzina

Coltivato in Europa o prodotto con tecnologie innovative per farlo diventare una bevanda nutraceutica. Il caffè cambia storia, geografica, sensibilità, persino ingredienti

Lo ha sottolineato anche l’Economist, presentando la storia di Juan Giráldez, che ha aspettato anni per raccogliere i frutti del suo lavoro: quest’anno – nel nord della Catalogna – i suoi caffè crescono finalmente tra gli alberi. Pochi chili, ma fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile. È successo “grazie al cambiamento climatico”, scherza il produttore, e a tanta passione. La pianta di Arabica ora resiste a temperature tra 8 °C e 38 °C, condizioni che fino a poco tempo fa la rendevano inadatta a quelle latitudini. In Italia, Sicilia inclusa, qualcosa di simile sta succedendo: la famiglia Morettino ha portato la Sicilia a ospitare una delle piantagioni di caffè più a nord del mondo. Lo racconta sempre l’Economist, scoprendo una storia che abbiamo raccontato anche noi. Tutto è partito da Arturo Morettino, il padre dell’attuale proprietario dell’azienda, che negli anni Ottanta ha portato i primi semi di caffè dal Guatemala, facendoli crescere in via sperimentale, intorno alla torrefazione. Le prime piante si sono adattate negli anni al clima siciliano a latitudini di gran lunga superiori rispetto alla cosiddetta “Coffee Belt”, ovvero l’area in cui viene tradizionalmente coltivato il caffè tra l’America latina, l’Africa Orientale e il Sud-Est asiatico. Nel corso degli anni i chicchi raccolti sono stati tostati per essere degustati o riseminati per dar vita a nuove piante nate e cresciute in Sicilia.

Ma non è solo il caffè ad aver cambiato terroir: le superfici coltivate ad avocado, mango e simili hanno superato i 1.200 ettari distribuiti principalmente tra Sicilia, Puglia e Calabria. Solo in Sicilia, gli ettari dedicati sono oltre 500, con i principali areali intorno all’Etna, Messina e Acireale. Si tratta di una crescita rapida: dai circa 500 ettari del 2019 si è arrivati a oltre 1.200 in pochi anni, complice il clima sempre più tropicale nelle regioni meridionali.

Il passaggio alle colture tropicali non è solo conseguenza del clima, ma anche strategia economica: le aziende recuperano terreni abbandonati, innovano la filiera e rispondono alla domanda crescente di produttori locali. Tuttavia, non mancano ostacoli: le piante tropicali resistono poco al gelo (spesso non tollerano temperature sotto i 4 °C), richiedono agricoltura di precisione e irrigazione adeguata (si stima un fabbisogno intorno ai 70 litri acqua per frutto). Ma la strada è segnata, e il cambiamento non è solo climatico ma di sistema.

Ma il futuro dell’espresso cambia anche grazie alla tecnologia, e alla nuova richiesta di prodotti benefici per la dieta e sostenibili per l’ambiente. Secondo il Rapporto Federalimentare-Censis 2024, l’82 per cento vuole conoscere l’impatto ambientale di ciò che consuma e oltre un terzo teme che la propria dieta possa avere ripercussioni negative sulla salute. Un cambiamento culturale profondo, che si riflette anche sugli scaffali: il 74 per cento dei nuovi prodotti lanciati nel 2024 è “rich-in” o “free-from”, segno che la richiesta di cibi funzionali, leggeri e sicuri non è più una nicchia ma una nuova normalità.

In questo scenario in trasformazione, prende piede anche in Italia il concetto di “food as a medicine”, che unisce nutraceutica e nutrizione personalizzata. Un approccio che guarda al cibo come strumento di benessere e prevenzione, e che apre la strada a nuovi modelli produttivi, più smart e sostenibili. Tra le realtà più promettenti, c’è Nous Energy, startup italiana selezionata da FoodSeed, l’acceleratore AgriFoodTech di CDP Venture Capital. Lo fa con Koncentra, un ingrediente naturale che promette di potenziare memoria, concentrazione e riflessi, senza gli effetti collaterali della caffeina. Niente tachicardia, niente ansia, niente notti insonni. Una proposta attenta al mondo del wellness che non dimentica l’ambiente: i processi produttivi di Koncentra riducono fino al 60 per cento il consumo d’acqua e al 65 per cento le emissioni di CO₂ rispetto all’estrazione tradizionale dai chicchi di caffè verde.

Per Eatable Adventures, tra i promotori del programma di accelerazione, questa è la prova che l’open innovation può davvero cambiare le regole del gioco. L’innovazione, infatti, non è solo questione di tecnologia, ma di visione: quella che unisce benessere umano e rispetto per il pianeta. I cibi funzionali e la nutraceutica sono un universo da esplorare per le aziende e per i consumatori, alla ricerca di nuove forme di nutrizione e di nuovi sapori possibili. 

Ma non è solo il caffè a cambiare, ma anche le sue possibili varianti, come le bevande a base di funghi, che promettono le stesse performance ma tanti effetti benefici: Clearly è una bevanda funzionale trasparente a base di funghi adattogeni, ideata per offrire benefici concreti su concentrazione, energia e benessere mentale, in modo naturale. Priva di caffeina, zuccheri aggiunti e ingredienti artificiali, Clearly nasce come alternativa alle bevande energetiche tradizionali. Al centro della sua formula ci sono i funghi funzionali, proposti come elisir di lunga vita e benessere. Lion’s Mane, Cordyceps e Reishi sono nomi che dovremo imparare a conoscere, noti per le loro proprietà nootropiche e adattogene: stimolano la chiarezza mentale, migliorano la risposta allo stress e sostengono l’energia senza causare picchi o cali improvvisi. La presenza di vitamine del gruppo B, elettroliti e ingredienti botanici selezionati contribuisce a un effetto tonico e riequilibrante. In polvere da sciogliere in acqua, è l’alternativa possibile per chi vuole scoprire nuovi gusti e si vuole avvicinare a un nuovo universo di benessere. 

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