
Nel giorno della visita di Ursula von der Leyen e António Costa a Tokyo, Donald Trump ha annunciato di aver trovato un nuovo accordo commerciale con il Giappone che fissa i dazi americani al quindici per cento. Una notizia accolta positivamente dalle Borse e che fa sperare anche i negoziatori europei, nonostante l’imprevedibilità del presidente americano. Bruxelles e Tokyo condividono i timori legati alla volatilità della politica commerciale statunitense e proprio per questo hanno deciso di rafforzare la loro alleanza strategica. Anche il Giappone, come l’Unione europea, registra un consistente disavanzo commerciale con gli Stati Uniti — quasi settanta miliardi di dollari — e si ritrova perciò nel mirino di Washington. In questo contesto il 23 luglio si è svolto a Tokyo il trentesimo summit Ue‑Giappone, durante il quale il primo ministro nipponico Shigeru Ishiba ha incontrato il Presidente del Consiglio europeo Costa, la Presidente della Commissione von der Leyen e l’Alto rappresentante Kaja Kallas.
Al centro del vertice una nuova alleanza non solo politica ma anche industriale e tecnologica concepita per proteggere le due potenze dalle turbolenze sistemiche internazionali e dall’imprevedibilità delle scelte americane. È stata ribattezzata “Competitiveness Alliance”, un asse strutturale tra due economie che insieme rappresentano circa un quarto del Pil globale: oltre seicento milioni di cittadini, sistemi democratici consolidati, infrastrutture industriali complementari e una comune urgenza di sviluppare una leadership tecnologica sganciata dall’asse sino-statunitense.
Come si legge nella dichiarazione congiunta, i dossier in discussione hanno toccato tutte le sfide chiave: dall’energia pulita all’intelligenza artificiale, dalla cybersicurezza all’autonomia satellitare. Ma soprattutto gli scambi commerciali. «L’Unione europea e il Giappone lavoreranno più strettamente per contrastare la coercizione economica e affrontare le pratiche commerciali sleali», ha dichiarato von der Leyen al termine dell’incontro. La Presidente della Commissione ha sottolineato la necessità di rafforzare un ordine economico stabile, prevedibile e fondato su regole chiare. Un sistema commerciale in cui l’Organizzazione mondiale del commercio conservi un ruolo centrale e che sia accompagnato da un coordinamento più stretto nei principali consessi multilaterali, a partire dal G7 e dall’Ocse.
L’accordo commerciale in vigore dal 2019 tra le due potenze ha già dimostrato la sua solidità: nel 2024 gli scambi bilaterali hanno superato i centotrenta miliardi di euro, con l’export europeo salito a 66,9 miliardi e un saldo positivo per Bruxelles di oltre tre miliardi. Dall’entrata in vigore dell’accordo i flussi commerciali tra le due aree sono aumentati del venti per cento. L’ambizione oggi è superare la semplice cooperazione commerciale e procedere verso una convergenza più ampia.
Per l’Unione europea la diversificazione non è più solo un’opzione ma una necessità strategica. E da questo punto di vista il Giappone rappresenta uno dei partner più affidabili. Tokyo gioca anche un ruolo politico centrale nel Cptpp (l’accordo globale e progressivo per il partenariato transpacifico), che comprende Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam. Bruxelles guarda con crescente attenzione a questo tipo di intese che possono contribuire alla creazione di un nuovo ordine economico capace di attenuare gli effetti della volatilità americana e delle distorsioni cinesi.
Il vertice ha avuto anche una marcata dimensione geopolitica. I leader hanno riaffermato con decisione la condanna dell’aggressione russa all’Ucraina, ribadendo il sostegno a una pace giusta e duratura. Hanno chiesto un cessate il fuoco completo e l’apertura di colloqui seri, impegnandosi a mantenere la pressione su Mosca con sanzioni e misure contro l’elusione. È stata inoltre condannata la cooperazione militare con la Corea del Nord e ogni sostegno esterno che consenta alla Russia di prolungare il conflitto. Anche la Moldavia, sempre più esposta alle interferenze russe, ha ricevuto un chiaro messaggio di sostegno da parte dei due partner.
Un altro punto di convergenza riguarda la stabilità dell’Indo-Pacifico. Unione europea e Giappone hanno espresso preoccupazione per la crescente militarizzazione del Mar Cinese Meridionale e per ogni tentativo unilaterale di alterare lo status quo, riaffermando la centralità dello Stretto di Taiwan e la volontà di mantenere una linea coerente e prudente nella regione. I leader hanno inoltre chiesto un cessate il fuoco immediato e duraturo a Gaza, la liberazione degli ostaggi e l’accesso umanitario senza ostacoli.
Il summit si è svolto alla vigilia di un confronto ben più teso, quello tra Bruxelles e Pechino, e la differenza è stata evidente. Con la Cina non ci sono state dichiarazioni congiunte e le divergenze sulle politiche commerciali e sui rapporti con la Russia restano profonde, nonostante un timido riavvicinamento dopo le minacce di Trump. Con Tokyo invece il rapporto si rafforza e si guarda a nuove opportunità non solo economiche. Giappone e Unione europea condividono oggi una visione del mondo incentrata su regole, pace, stabilità e apertura economica. In un sistema internazionale sempre più frammentato, l’Europa cerca convergenze strategiche e Tokyo in questo senso resta uno dei partner più affidabili.