Casta ItaliaIl ritorno del Tangentopulismo e della Milano da arrestare

Su queste vicende, parafrasando Einaudi, la politica ha mostrato memoria da pesce rosso, cuore di coniglio e zampe di lepre, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

Lapresse

Il Corriere della sera la definisce, nel titolo che inevitabilmente apre la prima pagina, «inchiesta choc». Ma cosa può esserci di meno scioccante, nell’Italia di oggi, dell’ennesima inchiesta su politica, appalti e mazzette, a Milano, con richiesta di arresto per assessori e costruttori, sindaco indagato, opposizioni che ne chiedono le dimissioni, verbali e intercettazioni immediatamente disponibili sui giornali? A dispetto di tutte le discussioni e le pseudo-riforme fatte o tentate, torna infatti anche il genere preferito del nostro giornalismo copia-e-incolla, con i suoi inconfondibili stilemi. E così, a meno di ventiquattr’ore dalla notizia, possiamo già leggere: «Ciao Manfredi, sono stato in Comune da Christian e c’era lì anche Giancarlo casualmente, poi è arrivato anche Mario…». Tutta roba da cui ovviamente non si capisce niente, ma che dà subito l’idea di chissà quali manovre, con le risate persino nei titoli, neanche fosse un fumetto: «Da noi un piano ombra del territorio, ah ah. E con alte parcelle…» (Corriere della sera).

Sempre sul Corriere, l’ex sindaco di centrodestra Gabriele Albertini difende gli accusati, cita una famosa frase di Luigi Einaudi sugli investitori che hanno «memoria da elefante, cuore di coniglio e gambe di lepre», a proposito dei danni che possono venire alla città da simili inchieste (in Italia, come dire, non sempre coronate da successo), ma riconosce anche di essere stato a suo tempo «giacobino e giustizialista per necessità». Si vanta di avere speso da sindaco più di tutti, senza mai avere problemi con la giustizia, e ricorda: «C’era la legge Severino, io ho messo in pratica la “legge Severissimo”: niente incarichi a chi aveva ricevuto anche solo un avviso di garanzia. E c’era un rapporto di trasparenza con la Procura. Quando presentavo dei nomi, il procuratore Borrelli mi avvisava se fossero sotto indagine, anche in modo riservato e anche se le indagini non erano ancora note». Se non temessi di passare per fesso o quanto meno per ingenuo, oltre che disinformato, essendo questo andazzo la norma da alcuni decenni, farei notare che un simile “modello” avrebbe alcuni profili di incostituzionalità. Ma è una delle tante tragiche conseguenze del Tangentopulismo imperante da trent’anni a questa parte: la politica ha consegnato a una specie di consiglio dei guardiani della rivoluzione il potere insindacabile di sovrintendere alle scelte e alle nomine, decidere chi possa ricevere un incarico e chi no (e magari anche un appalto, una concessione, un lavoro) «in modo riservato e anche se le indagini non erano ancora note». Non so se mi spiego. Eppure siamo sempre qui, a parlare di sistemi corruttivi tentacolari e inestirpabili: come mai? Ma è inutile insistere, perché ovviamente qualunque considerazione del genere adesso sarà sommersa dalla valanga di accuse e ricostruzioni più o meno verosimili dell’impianto accusatorio, che magari verrà confermato in tribunale e magari no, tra chissà quanto tempo. Frattanto il Movimento 5 stelle, il principale alleato che il Pd insiste a corteggiare, non corrisposto, da oltre sei anni e ben tre segretari, ha già chiesto le dimissioni del sindaco Beppe Sala. Del resto, la battaglia decisiva, contro la giunta, l’aveva già vinta con la campagna sul cosiddetto decreto «Salva Milano». Una vicenda da cui il Pd esce male comunque: se quelle norme erano effettivamente giuste e avrebbero evitato la paralisi della città, per non averle rivendicate e difese fino in fondo; se non lo erano, per averci provato. In tutta questa vicenda, come nelle mille identiche che hanno scandito questi trent’anni, c’è però un problema più generale che riguarda tutta la politica, e in particolare quel che resta, se ne resta ancora qualcosa, della sinistra riformista, che negli ultimi anni ha mostrato sempre di più, per parafrasare Einaudi, memoria da pesce rosso, cuore di coniglio e zampe di lepre.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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