Da destra a sinistra«Un milione di posti di lavoro» e lo slogan che piace ai politici

Il primo fu Berlusconi. Meloni lo ha appena annunciato per celebrare i mille giorni di governo. Ma lo hanno fatto anche Renzi, Conte e Salvini, scrive Lidia Baratta nella newsletter “Forzalavoro”. Arriva ogni lunedì, più o meno all’ora di pranzo

(Unsplash)

«Un milione di posti di lavoro». Che per mille giorni di governo fa «mille posti di lavoro al giorno». La premier Giorgia Meloni ha scelto la platea amica del congresso della Cisl per celebrare il suo giro di boa a Palazzo Chigi, ripetendo ancora una volta quel numero – «un milione di posti di lavoro» – e approfittando dell’anniversario tondo per lanciarsi pure nel calcolo delle medie giornaliere.

Se vi sembra di aver già sentito questa cifra, avete pienamente ragione. Quasi tutti gli ultimi presidenti del Consiglio hanno promesso o rivendicato di aver creato un milione di posti di lavoro. Persino chi presidente del Consiglio non lo è mai stato.

Silvio Berlusconi, Matteo Renzi, Giuseppe Conte, Matteo Salvini e Giorgia Meloni: tutti e cinque hanno annunciato di aver creato o hanno promesso «un milione di posti di lavoro», spesso gonfiando i risultati realmente ottenuti o comunque dandosi dei meriti che è impossibile provare.

Il primo ad aver reso famoso questo slogan è stato Berlusconi. Lo aveva promesso nel 1994 al momento della sua discesa in campo. Nel 2001, poi, quando firmò a “Porta a Porta” il «contratto con gli italiani», prese di nuovo l’impegno di creare «almeno un milione e mezzo di posti di lavoro». E lo slogan tornò a poche settimane dall’insediamento del governo Meloni, quando a novembre 2022 Berlusconi annunciò una proposta per ridurre la burocrazia e creare, ancora una volta, più di «un milione di posti di lavoro».

Matteo Renzi ha sostenuto e sostiene invece che il Jobs Act, la riforma del lavoro del 2015 fatta quando era presidente del Consiglio, ha creato oltre «un milione di posti di lavoro». Il leader di Italia viva ha ritirato fuori il numero di recente, per criticare l’ultimo referendum sul lavoro voluto dalla Cgil che non ha raggiunto il quorum.

Il leader del Movimento Cinque Stelle Giuseppe Conte ha detto invece più volte che il Superbonus del 110 per cento ha creato «un milione di posti di lavoro».

E pure Matteo Salvini nel 2019 prometteva che con la riforma delle pensioni “quota 100”, introdotta con il governo gialloverde Conte 1, in tre anni un milione di persone sarebbero andate in pensione “liberando” il posto per altrettanti giovani con una sostituzione perfetta uno a uno.

In realtà, nessuna delle affermazioni o promesse regge alla prova del fact checking, come ha scritto Pagella Politica. Per il Superbonus, i numeri più affidabili parlano di 250mila posti di lavoro. Per il Jobs Act, bisognerebbe tenere in considerazione anche gli incentivi alle assunzioni messi a disposizione dalla legge di bilancio di quell’anno. E per la quota 100 di Salvini, il risultato è che meno di un pensionato di quota 100 su due è stato sostituito da un nuovo lavoratore.

Senza dimenticare poi che vale per tutti il principio secondo cui non è un decreto, una riforma o un bonus a creare lavoro. O comunque è un ragionamento semplicistico dire che ci sia una relazione di causa-effetto tra l’aumento complessivo del numero degli occupati in un determinato periodo e una riforma del lavoro.

 

E Giorgia Meloni?
Guardando i dati Istat sulle forze lavoro, vediamo che gli occupati a ottobre 2022 – quando si è insediato il governo – erano circa 23,7 milioni. A maggio 2025, ultimo dato disponibile, sono 24,3 milioni. Il calcolo, su per giù, è esatto. Dei nuovi posti di lavoro, però, nell’ultimo anno oltre mezzo milione (572mila) sono per gli occupati over 50. Mentre i 35-49enni hanno perso 120mila lavoratori e i 25-34enni ne hanno guadagnati solo tremila.

Il trend comunque è in crescita, anche se ha rallentato negli ultimi mesi. Ma i posti di lavoro crescevano anche prima che si insediasse Meloni. E crescevano, prima, soprattutto tra i giovani.

A febbraio 2021, quando Mario Draghi è arrivato a Palazzo Chigi, gli occupati erano 22,1 milioni. Un anno e otto mesi dopo, quando passò la campanella a Meloni, erano oltre un milione in più. E non solo grazie a Draghi (che non ha mai rilanciato lo slogan berlusconiano), né perché Draghi avesse fatto qualche specifica riforma del lavoro. Ma soprattutto per effetto del rimbalzo economico dopo lo stop del Covid, con la crescita dei posti di lavoro tra giovani e giovanissimi.

Nel 2020, in piena pandemia, sapete quanti posti di lavoro aveva perso l’Italia? Quasi un milione.

 

“Forzalavoro” è la newsletter su lavoro ed economia de LinkiestaArriva ogni lunedì, più o meno all’ora di pranzo.

Ogni settimana, proviamo a raccontare cosa accade tra uffici, fabbriche, lavoratori e datori di lavoro, con un’agenda dei principali eventi della settimana.

Per leggere l’intera newsletter, basta iscriversi (gratis) cliccando qui.

Per segnalazioni, integrazioni, critiche e commenti, si può scrivere a [email protected]

X