Onde basseSono rientrati quasi tutti gli allarmi tsunami scattati dopo il forte terremoto russo

Ci sono state evacuazioni in molti paesi sul Pacifico, ma per ora pochi danni. Il mare non ha raggiunto grandi altezze e i sistemi di allerta precoce hanno funzionato. Resta l’attenzione solo sulle coste pacifiche più lontane

Associated Press/LaPresse

È stato uno dei terremoti più forti mai registrati, ma finora non ha provocato lo tsunami catastrofico che molti temevano. Mercoledì 30 luglio c’è stato un terremoto al largo della penisola della Kamchatka, sulla costa orientale della Russia, di magnitudo 8.8. Subito dopo è stata diffusa un’allerta tsunami per diversi Paesi del Pacifico, tra cui il Giappone e gli Stati Uniti, e milioni di persone sono state evacuate.

Il pericolo potenziale ha ricordato subito il devastante tsunami del giorno di Santo Stefano del 2004 nell’Oceano Indiano e del 2011 in Giappone, entrambi innescati da terremoti di pari intensità.

Ma lo tsunami questa volta è stato molto meno grave. Finora ci sono stati pochi danni, le onde non hanno superato i due metri di altezza e nel giro di alcune ore gli allarmi sono rientrati. Nelle prossime ore, le onde dello tsunami raggiungeranno le coste pacifiche più lontane, tra cui quelle sudamericane, della Polinesia francese e dell’Isola di Pasqua.

In Kamchatka sono stati danneggiati alcuni edifici, ma le autorità russe hanno detto che non ci sono morti o feriti. Un paio d’ore dopo il terremoto un primo tsunami con tre grosse onde ha raggiunto la città portuale di Severo-Kurilsk, nelle isole russe Curili, abitate da circa duemila persone che però erano già state tutte evacuate. Ci sono stati diversi allagamenti, che hanno coinvolto il porto e un’industria ittica. A Petropavlovsk-Kamchatsky, sulla penisola della Kamchatka, il terremoto ha provocato il crollo della facciata di un asilo, senza causare feriti.

Ma perché questo non è stato così grave come gli tsunami precedenti? Non è affatto garantito che un terremoto molto forte provochi uno tsunami particolarmente alto che si estende nell’entroterra, spiega Bbc. Il mega terremoto russo ha portato onde di tsunami di 4 metri in alcune parti della Russia orientale, secondo le autorità locali. Ma queste altezze non sono minimamente vicine alle onde alte decine di metri del 2004 nell’Oceano Indiano e del Giappone del 2011. «L’altezza dell’onda di tsunami è influenzata anche dalle forme locali del fondale marino vicino alla costa e dalla forma della terraferma in cui arriva», spiega Lisa McNeill, docente di tettonica all’Università di Southampton. «Questi fattori, insieme alla densità di popolazione della costa, influenzano la gravità dell’impatto».

Un altro elemento importante è lo sviluppo di sistemi di allerta precoce. A causa dell’elevata frequenza di terremoti nella regione del Pacifico, molti Paesi dispongono di centri tsunami. Questi inviano avvisi tramite annunci pubblici per invitare la popolazione a evacuare. Nessun sistema di questo tipo era in funzione quando si verificò lo tsunami del 2004, lasciando molte persone senza il tempo di evacuare e oltre 230mila persone morirono in 14 Paesi dell’Oceano Indiano.

In molte parti del Giappone, soprattutto sulla costa est, sono stati diramati ordini di evacuazione dalle zone costiere ed è stato ordinato alla popolazione di trovare riparo. Molte persone sono salite sui tetti dei palazzi o hanno abbandonato le zone più vicine al mare. Le onde arrivate nell’arcipelago giapponese non sono state particolarmente grandi, l’allarme poi è rientrato e anche le persone evacuate sono potute tornare nelle loro case. Alle Hawaii le cose sono andate in modo simile. L’onda più alta è stata registrata a Kahului, Maui, ed era di 1,74 metri. Il Pacific Tsunami Warning Center ha detto che l’altezza delle onde è al di sotto dei livelli di allerta, e ha revocato l’“avviso tsunami” che aveva diramato nel pomeriggio.

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