Sembra Mediterraneo Viaggio nel Sud dell’Inghilterra, tra tradizione e insolazione

Grazie al cambiamento climatico nelle regioni meridionali dell’isola britannica comincia una nuova era agricola. Ulivi e vigneti non decorano solo il paesaggio, ma entrano in effettiva produzione, accompagnando ormai senza stupore i prodotti tipici del territorio

Devon, United Kingdom, foto di Craig Cameron su Unsplash

Ulivi, vino, alberi da frutto, ma anche tutta la solida tradizione degli scones all’ora del tè, del cheddar cheese, dell’immancabile fish & chips, anche se ci sono tanti altri modi creativi di mangiare il merluzzo, e molti ristoranti per scoprirli.

Attorno a Londra c’è un mondo che il cambiamento climatico sta rendendo più familiare e l’apertura alla cucina internazionale più interessante. Con il suo paesaggio inalterabile e affascinante di campi, pascoli, siepi, giardini, cattedrali gotiche, parchi archeologici e drammatiche scogliere a picco, il Sud dell’Inghilterra è un compendio di aplomb britannico e tradizioni celtiche che negli ultimi anni ha preso un piglio quasi mediterraneo.

Non è la Puglia, e ce ne vorrà ancora prima che la Gran Bretagna risalga la classifica che la vede al sessantacinquesimo posto nel mondo in termini di superficie coltivata a ulivo, con una produzione di 0,01 tonnellate di olio d’oliva vergine o extravergine. Ma ci si sta lavorando. Ad esempio a Oxney Island, nel Kent, che – malgrado il nome – è un promontorio sulla terraferma, ed è un luogo abbastanza caldo e arido da convincere nel 2002 la famiglia Davy a piantarvi duecento ulivi delle varietà Frantoio e Leccino, che producono olive da tavola. Nella stessa zona, ci sono anche filari di viti, che danno vini biologici certificati.

A Otter, nel Devon, a una trentina di chilometri da Exeter, Mark Diacono, agricoltore, fotografo, scrittore e personaggio televisivo molto noto nel Regno Unito, nel 2004 ha cominciato piantando ulivi e ha via via creato un orto di diciassette acri dove cresce di tutto un po’, dai frutti di bosco, alle melanzane, ai pomodori, ai cetrioli, albicocche, pesche, basilico. E anche a Nord di Londra, a Spalding nel Lincolnshire, nel 2024 l’azienda agricola di David Hoyles ha piantato ventimila ulivi su dodici ettari (con consulenze pugliesi) e punta alla produzione di un english olive oil certificato.

Ma le tradizioni inglesi, e britanniche, e soprattutto celtiche, giusto per non dimenticare nessuno, resistono saldamente e hanno i loro luoghi magici, come Tintagel, sulla costa atlantica settentrionale della Cornovaglia, dove la scogliera a picco è dominata dalle rovine del castello legato alle leggende arturiane e ai cavalieri della Tavola rotonda. Qui, secondo Goffredo di Monmouth, l’autore del ciclo bretone, nacque re Artù e una sua statua domina il promontorio, mentre nascosta nella spiaggia sottostante c’è la caverna del mago Merlino.

Da visitare, subito prima o subito dopo, Glastonbury, nel Somerset, sede di un celebre e storico festival musicale e ultimo baluardo degli hippie di ogni età: qui, una lapide tra le rovine di un’immensa cattedrale gotica indica il luogo di sepoltura di Artù e della sua regina Ginevra. Sarebbe questa l’isola di Avalon, menzionata nelle storie arturiane. E a chi trova difficile immaginare un’isola in mezzo alle ondulate pianure inglesi, viene consigliato di osservare da lontano il Glastonbury Tor, la collina su cui sorge una torre medievale, che spicca come un’isola nel paesaggio e che è considerata un luogo di passaggio tra il mondo terreno e quello spirituale.

E c’è di più: la città è associata alla leggenda di Giuseppe d’Arimatea, che secondo la tradizione portò il cristianesimo in Gran Bretagna e fondò la prima chiesa cristiana proprio a Glastonbury, dove forse fu custodito il Santo Graal.

Lo spirito che non manca mai, in nessun gift shop di qualsiasi monumento/sito/punto di interesse, è il gin. O meglio, i gin. Perché letteralmente ogni località ha il suo e accanto ai gadget, ai magneti, ai souvenir di ogni genere, questo distillato non manca mai, spesso con la possibilità di degustarlo. Ci sono quelli classici, quelli con le erbe locali, quelli aromatizzati al rabarbaro o con ogni altro possibile ingrediente.

C’è il gin di Exeter e quello di Plymouth, nel Devon, che è molto noto e navy strength (e per sapere a quale gradazione corrisponde vi rimandiamo al nostro vocabolario minimo degli spirits). Per tradizione ogni nuovo vascello della Royal Navy riceveva un Plymouth Gin Commissioning Kit, una cassetta di legno contenente proprio due bottiglie di Plymouth Gin navy strength, con i relativi bicchieri. Fuori categoria lo Sloe gin, un’infusione di bacche del prugnolo selvatico nel gin.

Ormai è diffuso in Gran Bretagna e anche nei Paesi di influenza anglosassone, come l’Australia, l’Irlanda, gli Stati Uniti e il Canada, ma il cheddar cheese, il più diffuso formaggio britannico, che contribuisce per oltre il cinquanta per cento agli 1,9 miliardi di sterline del fatturato annuo dei formaggi del Regno Unito, nasce nel 1170 nel villaggio di Cheddar, nel Somerset, e ancora oggi viene prodotto in Somerset, Devon, Dorset e Cornovaglia, dai produttori aderenti al consorzio Cheddar Gorge Cheese Company.

Nei pittoreschi borghi della English Riviera – la zona costiera del Devon che va da Torquay a Brixham, passando per Paignton, rinomata per le sue spiagge, le insenature rocciose, i porti caratteristici, il clima temperato e la vegetazione mediterranea – si trova quello che viene vantato come il migliore fish & chips del Regno Unito. Un piatto in effetti portato in Inghilterra dalle comunità ebraiche sefardite fuggite dall’Inquisizione spagnola, che usavano impanare e friggere il merluzzo perché si conservasse per lo Shabbat.

A Torquay, la città natale di Agatha Christie, oltre a ritrovare molti luoghi citati nei romanzi della regina del giallo, si possono visitare, nei dintorni, le Kents Cavern, le più antiche grotte archeologiche del Regno Unito, e cercare i fantasmi di cui la zona pare abbondi.

Devon e Cornovaglia sono anche il regno della clotted cream, la “panna rappresa” che si serve all’ora del cream tea con gli scones e la marmellata di fragole. Sembra mascarpone ma è qualcosa di ancora più peccaminoso ed elaborato, con la parte più grassa del latte passata in forno per essere ulteriormente addensata.

Nata nell’undicesimo secolo nell’abbazia di Tavistock, sul confine tra le due contee, dove i monaci la servivano insieme al pane agli operai al lavoro per ristrutturare l’edificio, è oggetto anche di un’amichevole disputa: in Cornovaglia, infatti, aperto a metà lo scone, si mette prima la marmellata, poi la clotted cream, mentre in Devon la marmellata si mette per ultima. In entrambi i modi è una delizia.

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