
Sono i dominatori dell’estate, i signori delle settimane senza partite, la presenza panottica su ogni movimento di mercato. Si avvicina l’inizio del campionato e sono tornati gli esperti di fantacalcio. Sono loro i più presenti nei feed estivi. Giovani creator che attirano l’attenzione dei fantallenatori promettendo strategie infallibili per l’asta, scommesse dalla riuscita sicura, colpi improbabili che si risolveranno in un flop sensazionale.
La diffusione del fantacalcio ha creato prima una sottocultura poi un’industria, con indotto, addetti ai lavori, analisti e stakeholder. Un gioco nato come passatempo per pochi appassionati è diventato un’esperienza immersiva che accomuna milioni di italiani. Così i consigli per il fantacalcio si sono fatti nuovo genere letterario.
Non è un caso che il 19 agosto il Tortuga Beach di Rimini si sia popolato di migliaia di persone per la terza edizione dell’asta in pubblico organizzata da Ludovico Rossini, uno degli esperti fantacalcio più conosciuti d’Italia, con un canale YouTube seguito da oltre centoventimila follower.
C’è solo una piccolissima contraddizione sul lavoro di questi creator. Dare consigli sul fantacalcio è il modo migliore per sbagliarsi. «Partiamo da un presupposto imprescindibile, il fantacalcio è molto randomico e si può incidere al massimo al cinquanta per cento sul risultato di un incontro, quindi è difficile parlare di bravura o conoscenza». A parlare con Linkiesta è Samuele Mandarò, uno degli esperti di fantacalcio più seguiti sui social. Mandarò conduce il podcast ZonaFanta con Nicolas Cariglia sulla piattaforma della Gazzetta dello Sport, ma ha iniziato in proprio sui suoi profili Instagram, X e YouTube. Oggi nella sua bio di Instagram c’è scritto: «Ti aiuto a vincere il Fanta». Lui però sembra il primo consapevole del fatto che è praticamente impossibile farlo con certezza scientifica. «La soluzione migliore è avere un approccio scientifico al calcio, cioè studiare giocatori, allenatori e squadre, e su quella base provare a dare dei consigli per il fantacalcio, sapendo che se un fantallenatore avrà contro un avversario che fa novanta punti non ci saranno molte alternative alla sconfitta».
Mandarò la prende alla leggera eppure è uno di quelli, pochi, con un background credibile: ha una formazione da match analyst e sa quanto ci sia di casuale e intangibile nello studio del calcio. Il suo profilo è pieno di video con grafici a torta, esagoni, lavagnette con le pedine. Ma non è il solo. Quasi tutti i suoi colleghi propongono contenuti simili. Purtroppo, non tutti hanno competenze e conoscenze per un approccio di questo tipo. Spesso la forma supera la sostanza e le statistiche diventano un modo per fermare lo spettatore scrollante. Come se dicessero «ehi guarda, ho fatto i compiti a casa e ho trovato la formula magica per farti vincere». Il risultato è che se oggi l’algoritmo di Instagram, X o qualsiasi altro social vuole mandare suggerimenti a tema fantacalcio a un utente si comporta più o meno come farebbe WyScout o un social destinato a un osservatore professionista. Solo che lo fa consigliando video in cui si parla del nuovo trequartista che il Lecce ha comprato dal campionato danese, o con quel formidabile terzino belga minorenne che il Pisa ha portato in Serie A: giocatori che con buona probabilità non avranno nessun impatto sulle loro squadre e sul campionato.
L’anno scorso molti fantaguru – o qualunque sia la definizione migliore per i creator specializzati in fantacalcio – suggerivano di acquistare Dennis Man del Parma, Gaetano Oristanio del Venezia o Iker Bravo dell’Udinese. O, ancora, il trequartista del Lecce Filip Marchwinski, che ha giocato quattordici minuti da agosto a gennaio prima di rompersi il crociato.
In un gioco dominato dal caso come il fantacalcio, proporre un metodo rigoroso può guidare in alcune scelte. Ma può anche risultare superfluo o ridondante, perché in fondo nessuno può immaginare davvero che un attaccante sempre decisivo come Vlahovic sarà più dannoso che utile nella stagione della Juventus; o che Kvaratskhelia lascerà l’Italia a stagione in corso; o che Mateo Retegui nel passaggio dal Genoa all’Atalanta riuscirà a moltiplicare per tre il suo precedente record di gol in campionato (sono tutte rivelazioni dello scorso campionato). Chi prova a convincervi del contrario, mente. È il motivo per cui quest’estate l’attaccante della Lazio Taty Castellanos in un video è stato descritto come un potenziale capocannoniere, ma anche uno che rischia di fare solo cinque gol. Tutto nello stesso discorso.
«L’anno scorso – dice ancora Samuele Mandarò – secondo me poteva essere molto valido Giovanni Fabbian del Bologna, perché da un punto di vista statistico è un giocatore estremamente pericoloso quando è in campo. Poi Vincenzo Italiano [l’allenatore del Bologna, ndr] non lo ha schierato granché perché gli ha preferito le caratteristiche di Odgaard. Il consiglio per il fantacalcio si è rivelato fallace, ma l’analisi sarebbe stata uguale se fossi stato un assistente di Italiano: l’allenatore avrebbe potuto concordare sul fatto che Fabbian sotto porta è più pericoloso di qualsiasi altro centrocampista a disposizione, e avrebbe potuto continuare a schierare Odgaard perché gli riconosce altre caratteristiche che secondo lui sono più utili alla squadra».
In una prima fase, ai creator bastava dare qualche nome un po’ esotico, due numeri interessanti, e i fantallenatori pendevano dalle loro labbra. Indipendentemente da come sarebbe poi andata la stagione. Adesso, invece, anche il fantallenatore medio bazzica statistiche avanzate, conosce i movimenti di mercato minori di tutte le venti squadre di Serie A, e state certi che dirà di aver visto le partite delle giovanili di quel ragazzo polacco appena comprato dall’Udinese per pochi spiccoli. «A differenza di qualche anno fa le analisi devono essere più profonde e dettagliate e i fantallenatori vanno un po’ coccolati perché sono più esperti, quindi oltre a dare i consigli per gli acquisti all’asta il vero modo per far affezionare le persone è quello di raccontargli i giocatori, approfondendo la loro storia o magari proponendo qualche aneddoto divertente», dice Mandarò.
Fuori dalla loro stagione d’elezione, quella che precede l’inizio del campionato, i creator parlano di calcio, fanno racconto un po’ giornalistico e un po’ letterario – abusano della parola “storytellyng” –, si prodigano in video enfatici in cui ripercorrono vite e carriere di qualunque giocatore, anche quelli mediocri o anonimi. Si sono scoperti tutti Federico Buffa in sedicesimo. I più laboriosi creano video specifici per ogni piattaforma, vanno in live su Twitch, preparano analisi dettagliate su YouTube, cercano le parole giuste per un reel di cento secondi.
È la forzatura del linguaggio che colpisce. L’enfasi e il tono che, stesso esempio, Federico Buffa ha cucito, da sarto del racconto, sulle gesta di Michael Jordan, Michel Platini e George Best stanno larghi sui mestieranti della Serie A dimessa di questi anni Venti. L’effetto è quello del vestito buono del nonno indossato dal nipotino nonostante qualche taglia di differenza, solo perché è un abito di sartoria.
Per questo Mandarò ha strategicamente pubblicato un video in cui si prende poco sul serio, intitolato “Ma quante cazzate sparano i creator?”, mentre passa in sottofondo delle scene del suo videopodcast. https://www.instagram.com/p/DMkuVnTttlu/
«Chi decide di usare anche un linguaggio molto enfatico – dice Mandarò – lo fa per attirare l’attenzione del pubblico che magari sta scrollando il feed di Instagram e va catturato nei primi secondi. In fondo, creator e giornalisti si contendono l’attenzione del pubblico. Un creator che dice una cosa forte nei primi secondi di video è come se facesse un titolo clickbait, ma quello lo fanno i giornali. L’obiettivo è l’attenzione, e molto spesso capita che le prime parole di un video siano volutamente forti. Poi se dietro quelle parole non c’è sostanza alla lunga perderai di credibilità».
Dopotutto, il fantacalcio resta un gioco in cui a vincere è quasi sempre il caso. Gli esperti, i grafici e i reel servono a illuderci di avere una parvenza di controllo. Ma di certezze ce ne sono sempre poche, come nel calcio se non di meno.