
Oggi, in teoria, è il giorno in cui scade l’ultimatum del presidente americano Donald Trump alla Russia per accettare un cessate il fuoco in Ucraina. Ma il presidente russo Vladimir Putin ha fatto sapere che non incontrerà a breve il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, mentre dovrebbe vedere Trump la prossima settimana, forse negli Emirati Arabi Uniti.
Se l’incontro si terrà davvero ancora non si sa. Di certo, come scrive Rosalba Castelletti su Repubblica, il solo annuncio di un imminente summit Stati Uniti-Russia, il primo dal 2021, è bastato a offrire una momentanea scappatoia dall’impasse a entrambi i leader alla vigilia dell’ultimatum statunitense alla Russia. L’ipotesi di un vertice ha permesso a Trump di poter sbandierare «progressi», così da non dover dare seguito alla minaccia di nuovi inefficaci dazi, e a Putin di non rompere con Washington senza però piegarsi al suo ultimatum.
Un «trucco negoziale», come l’ha definito persino la stampa russa, per guadagnare tempo mentre l’esercito del Cremlino continua ad avanzare in Ucraina. Ma è improbabile che i colloqui porteranno rapidamente alla fine della guerra.
Intanto, Putin è riuscito pure a respingere l’ipotesi di un trilaterale con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e soprattutto a tenere fuori l’Europa dai negoziati.
Il presidente russo punta tutto sul suo faccia a faccia con Trump, a cui spera di riuscire a imporre un accordo alle sue condizioni. Ovvero la capitolazione dell’Ucraina. L’obiettivo sarebbe quello di convincere Trump che l’unica via per la pace è il memorandum russo presentato a Istanbul lo scorso giugno e indurlo a premere su Zelensky perché le accetti.
Un vertice con Trump è, in ogni caso, una buona notizia per la Russia, come dimostra il balzo del 4,6 per cento della Borsa di Mosca. Per Putin il fatto stesso d’incontrare il presidente degli Stati Uniti dopo tre anni e mezzo di isolamento rappresenterebbe una grande vittoria diplomatica. Se davvero contribuirà a ritardare le sanzioni o ad ammorbidire le posizioni di Kyjiv, sarà una duplice vittoria.
Più improbabile invece che riesca ad avvicinare la pace. Tatiana Stanovaja, fondatrice del think tank R.Politik e politologa del Carnegie Russia Eurasia Center, non vede nessuna svolta vicina. Seppure l’incontro si tenesse, «lo scenario più probabile è che questo sforzo di pace fallisca ancora una volta» perché «la parte russa può metterla in dieci modi diversi per creare l’impressione di essere aperta a concessioni e negoziati seri», ma in realtà «la sua posizione di base resta invariata: vuole che Kyjiv capitoli». Mosca continuerà la sua campagna nella speranza che, tra qualche mese, si tenga un nuovo round di negoziati. Stavolta magari con un’Ucraina più debole.