
Elon Musk ha cambiato idea, non farà più un suo partito politico. Forse ha pensato che sarebbe andato a schiantarsi contro il bipartitismo radicato negli Stati Uniti. Forse non gli piaceva l’idea di sottrarre voti ai Repubblicani, rischiando di spianare la strana ai Democratici. O forse, ancora, ha ritenuto più conveniente concentrarsi sulle sue aziende, visto che gli affari negli ultimi tempi non sono andati benissimo.
Ma siccome la situazione è flaianamente grave ma non seria, come suggerito dall’idea stessa di un partito fondato da Musk, l’imprenditore più ricco e stralunato del mondo avrebbe già un nuovo asso nella manica: il vicepresidente J.D. Vance.
Da quando è uscito dall’amministrazione trumpiana, Musk è rimasto in contatto con Vance e ora starebbe pensando di usare parte delle sue risorse finanziarie per sostenerlo qualora decidesse di candidarsi alla presidenza nel 2028. Le risorse di cui si parla sono davvero molte: Musk ha speso quasi trecento milioni di dollari per aiutare Trump e gli altri candidati del movimento Maga alle elezioni del 2024.
La notizia l’ha riportata il Wall Street Journal, citando diverse fonti informate sui fatti. «Per Vance, mantenere Musk dalla sua parte potrebbe rivelarsi fondamentale per le sue potenziali ambizioni presidenziali», scrive Brian Schwartz. «Nel 2024, il comitato di azione politica di Musk, America Pac, ha speso milioni di dollari in Stati chiave come la Pennsylvania per aiutare Trump a vincere».
Tra l’altro lo stesso Vance si è dimostrato molto amichevole con Musk negli ultimi tempi: «[Per Musk] sarebbe un errore rompere con Trump e il movimento conservatore. La mia speranza è che entro le elezioni di midterm, lui sia in qualche modo rientrato nel gruppo», ha detto in un’intervista al sito web conservatore Gateway Pundit.
Nelle ultime settimane tutti i segnali fanno pensare a una distensione nei rapporti fra Donald Trump e Elon Musk: hanno smesso di litigare sui social, Musk non ha pubblicato nulla su X che criticasse Trump o i Repubblicani, il presidente ha scritto su Truth che desidera il meglio per Musk e le sue aziende, aggiungendo che il loro successo è positivo per gli Stati Uniti.
Resta da capire se Vance possa essere il cavallo vincente per il Partito Repubblicano. Il partito oggi ha uno zoccolo duro di picchiatelli Maga sostenitori delle peggiori politiche illiberali. In questo senso, puntare sul vice di Trump potrebbe essere la scelta più ovvia.
In uno degli articoli di commento pubblicati dal New York Times per i primi cento giorni del secondo mandato di Trump, Ezra Klein scriveva che la scelta di Trump di puntare su Vance come vice – al posto degli altri due candidati al ruolo, Marco Rubio e Doug Burgum – è stata significativa, simbolo del cambio di traiettoria rispetto alla prima amministrazione Trump, e quindi dell’intero Partito Repubblicano.
Rubio e Burgum infatti erano rappresentanti di una frangia Repubblicana pre-Trump, non ancora impazzita. Scegliendo Vance come suo vice, il presidente ha voluto mandare un segnale doppio, uno diretto e uno indiretto. Il primo è che alla corte del re non c’è posto per le opposizioni, ci sono solo yes man accondiscendenti e servili. «I Repubblicani del Congresso stanno presentando proposte di legge per offrire a Trump un terzo mandato o per scolpirgli la faccia sul Monte Rushmore. I guardrail sono spariti. La scelta di J.D. Vance è stata il momento in cui la nuova struttura è diventata chiara. Ha rivelato che il secondo mandato di Trump non avrebbe offerto concessioni, né avrebbe accolto scettici. La ferocia e l’incoscienza di questa presidenza sono intenzionali», scrive Klein.
Il messaggio indiretto, invece, riguarda tutto il partito: ora tutti i Repubblicani sono allineati alle politiche di Trump e in futuro non ci sarà spazio per Repubblicani vecchia scuola.
Certo, la candidatura di Vance a successore di Trump è pur sempre un piano b. Cioè verrebbe dopo l’eventuale tentativo del presidente di sovvertire l’impianto costituzionale del Paese e aggrapparsi al potere – ancora non è chiaro in che modo.
L’argomento della successione, infatti, non scalda il cuore di Trump. È stato lui stesso a nicchiare sull’ipotesi di avere in Vance un suo erede politico. E non è un bel segnale per un vicepresidente ancora giovane (Vance ha quarantun anni). Lo scorso maggio, ad esempio, i giornalisti negli studi di Fox News sono andati in escandescenza quando, a domanda precisa, Trump non ha indicato chiaramente Vance come suo possibile successore, citando spesso e volentieri Marco Rubio e «molte brave persone in questo partito». Non ha scartato l’opzione, ma di certo non era un endorsement.
Non è chiaro nemmeno se questo Partito Repubblicano trumpizzato possa avere un futuro politico. Il movimento Make America Great Again è ancora personalistico, guidato da un mitomane autoreferenziale: di solito, queste creature politiche non creano epigoni e muoiono con il loro leader.
«Il movimento di Trump esiste ormai da un decennio, e in tutto questo tempo non ha costruito assolutamente nulla. Non esiste una Trump Youth League. Non ci sono centri comunitari Trump, né associazioni di quartiere Trump, né circoli imprenditoriali Trump. Né i sostenitori di Trump si stanno riversando nella religione tradizionale; il cristianesimo ha smesso di declinare dopo la pandemia, ma sia l’affiliazione cristiana che la frequenza alle funzioni religiose rimangono ben al di sotto dei livelli di inizio secolo. I repubblicani hanno ancora più figli dei democratici, ma anche le nascite negli stati repubblicani sono diminuite». Questo passaggio conciso e denso di significato è dello scrittore e blogger americano Noah Smith. Lo ha scritto lo scorso marzo parlando del futuro di questa versione impazzita del Partito Repubblicano.
Forse Smith è solo un’ottimista, ma già durante il primo mandato di Trump i tentativi di partecipazione civica organizzata a destra erano stati quasi ridicoli. Sì, qualche centinaio di Proud Boys si erano riuniti ed erano andati a scontrarsi con gli antifa nelle strade di Berkeley e Portland. Poi durante la pandemia c’erano state una manciata di piccole proteste contro il lockdown. Ma nessuna di queste rimostranze politiche si è mai cristallizzata in organizzazioni di base come quelle che nascevano nel Novecento. E nel secondo mandato non sembra cambiato molto. Persino le partecipazioni ai comizi del presidente sono in calo.
Ogni movimento ideologico vuole rassicurare i suoi adepti che, quando il vecchio ordine sarà completamente distrutto, un nuovo mondo prenderà al suo posto. Solo che in qualche modo l’utopia sembra non arrivare mai. Per Vance le speranze di diventare nuovo gran visir del movimento Make America Great Again sono ancora basse. I soldi di Musk potrebbero essere l’ultimo jolly nel suo mazzo.