
Benjamin Netanyahu ha annunciato che una nuova offensiva militare per prendere il controllo di Gaza inizierà «abbastanza rapidamente», nonostante le crescenti pressioni internazionali per un cessate il fuoco e gli avvertimenti sull’aggravarsi della crisi umanitaria. Parlando a Gerusalemme dopo la riunione del gabinetto di sicurezza, il primo ministro israeliano ha dichiarato che l’operazione mira a liberare gli ostaggi israeliani catturati dal 7 ottobre 2023 ed eliminare le ultime due roccaforti del gruppo terroristico palestinese Hamas: Gaza City e i campi centrali.«Non vogliamo restare a Gaza», ha detto, «ma creare una fascia di sicurezza vicino al nostro confine». La strategia prevede la creazione di zone sicure per evacuare centinaia di migliaia di civili prima dell’ingresso delle truppe.
L’operazione, che secondo il premier israeliano sarà avviata «in tempi brevi», dovrà però attendere il richiamo di nuove riserve. Fonti militari israeliane, riportate dai media americani, avvertono che un assalto totale a Gaza City potrebbe innescare combattimenti prolungati e sanguinosi, mettendo a rischio la vita dei venti ostaggi che si stima siano ancora vivi a Gaza.
Nel frattempo, nella notte tra domenica e lunedì, Gaza City è stata bersaglio di intensi raid aerei israeliani. Secondo testimoni, le esplosioni hanno colpito il quartiere di Sabra, dove almeno cinque persone sono morte in un negozio di panini, e un’area nei pressi dell’ospedale Shifa. Lì un missile ha centrato un tendone usato da giornalisti: le autorità sanitarie di Gaza, controllate da Hamas, hanno riferito che cinque operatori di Al Jazeera sono rimasti uccisi, tra cui il reporter di punta Anas Al Sharif, due colleghi e tre fotoreporter.
L’esercito israeliano sostiene che Al Sharif fosse «capo di una cellula di Hamas responsabile di attacchi missilistici contro civili e soldati israeliani», citando documenti e informazioni di intelligence raccolti a Gaza. Accuse respinte da Al Jazeera, che le definisce «fabbricate».
Domenica, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si è riunito d’urgenza a New York su richiesta di Regno Unito, Francia, Danimarca, Grecia e Slovenia. I rappresentanti europei hanno avvertito che «l’espansione delle operazioni militari non farà che aggravare la catastrofe umanitaria in corso» e hanno chiesto «un’azione urgente per fermare la fame e garantire un afflusso massiccio di aiuti». Le autorità sanitarie di Gaza parlano di duecentodiciasssette morti per fame dall’inizio della guerra, tra cui cento bambini.
Gli Stati Uniti, pur sostenendo il diritto di Israele a combattere Hamas, ha ribadito l’urgenza di affrontare i bisogni umanitari. Dopo una telefonata con il presidente Donald Trump, Netanyahu ha ringraziato la Casa Bianca per «il sostegno incrollabile» e ha parlato di un piano congiunto per aumentare gli aiuti, anche via terra.