L’unica pace giustaChe cosa vorrebbe ottenere l’Ucraina dall’incontro in Alaska

Kyjiv chiede un cessate il fuoco, garanzie di sicurezza e certezze per il futuro. Condizioni che Putin non accetterà mai e che forse Trump non è in grado di ottenere. Ma c’è un solo modo per raggiungere un accordo accettabile: seguire i dieci punti indicati da Zelensky nel 2022

AP/Lapresse

Il destino dell’Ucraina non si può decidere senza l’Ucraina. È il principio che unisce l’Europa, da Kyjiv a Parigi, da Londra a Roma. Lo ha ribadito ancora una volta ieri Volodymyr Zelensky, a Berlino, al termine della videoconferenza preparatoria del bilaterale di venerdì tra Donald Trump e Vladimir Putin in Alaska.

Il summit a distanza è stato positivo secondo tutti i partecipanti (c’era anche Giorgia Meloni): un segnale che tutto l’Occidente rema nella stessa direzione. Emmanuel Macron e Friedrich Merz hanno anche suggerito che presto potrebbe esserci un vertice a tre tra Zelensky, Trump e Putin.

Ma la videoconferenza di ieri è servita soprattutto ai leader europei per fare quadrato, per convincersi che domani Trump non farà regali all’autocrate russo. Il presidente americano resta imprevedibile, e nessuno sa quale approccio adotterà durante il faccia a faccia. La paura è che i due possano concordare condizioni inaccettabili per l’Ucraina – come la cessione dei territori occupati – e mettere Zelensky in una posizione scomoda.

Fonti americane dicono che il presidente sarà inflessibile, che non sarà disposto a concedere nulla se non in cambio di garanzie sufficienti. Eppure anche solo aver organizzato un summit è un assist a Putin. Perché un bilaterale era una richiesta precisa del Cremlino; perché stringere la mano del presidente americano è un atto che legittima il presidente russo; perché Mosca non accetterà alcun cessate il fuoco.

Putin punta a conquistare tutta l’Ucraina e non firmerà accordi che Kyjiv considera accettabili. Lo dimostra l’intensificazione delle operazioni militari negli ultimi giorni: una mossa strategica per arrivare ai negoziati da una posizione di forza. L’esercito di Mosca sta avanzando verso l’autostrada Dobropillia-Kramatorsk e vuole mettere pressione alle due principali città sotto assedio, Pokrovsk e Kostiantynivka. È la più importante progressione in territorio ucraino dell’ultimo anno, secondo l’Institute for the Study of War (Isw). «Putin sta bluffando, sta cercando di spingersi oltre la linea del fronte per fingere di poter occupare tutta l’Ucraina, ma non è così», ha detto Zelensky in conferenza stampa dopo la videochiamata con Trump e i leader europei.

Di fronte a questa pressione militare, l’Ucraina mantiene una linea chiara: non accetterà mai una pace imposta che sa di tradimento e di sconfitta. Non senza continuare a lottare come fa da tre anni e mezzo – anzi, da undici anni, perché l’invasione della Crimea è del 2014. «Qualsiasi questione che riguardi l’integrità territoriale dell’Ucraina non può essere discussa così, senza considerare la nostra Costituzione e la volontà del nostro popolo», ha detto ancora Zelensky. «Senza l’Ucraina al tavolo, la nostra integrità territoriale non si può discutere».

Il riferimento, in particolare, è ai territori più orientali del Paese. Regioni che l’Ucraina considera legittimamente sotto la sua sovranità e non è disposta a cedere. Anche perché sono dotate di difese di altissimo livello: cederle alla Russia minerebbe la capacità dell’Ucraina di respingere attacchi futuri nei territori vicini. Fa tutto parte di quelle garanzie di sicurezza di cui Kyjiv ha bisogno per poter accettare la pace.

Sulle garanzie per l’Ucraina troppo spesso si cerca di sviare, si fanno ipotesi e riflessioni. In realtà, una stella polare ci sarebbe. Le uniche indicazioni da seguire per una pace giusta sono state scritte parecchio tempo fa. L’11 ottobre 2022, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva annunciato ai leader del G7 una formula di pace per scongiurare la minaccia russa. Ancora oggi, questo piano in dieci punti rimane l’unica via per ripristinare una pace giusta e duratura per l’Ucraina.

Il decalogo è chiarissimo: sicurezza nucleare, sicurezza alimentare, sicurezza energetica, liberazione dei prigionieri, ripristino dell’integrità territoriale dell’Ucraina, ritiro delle truppe russe (cessate il fuoco), sanzione dei crimini di guerra russi, protezione dell’ambiente colpito dalla guerra, prevenzione di una futura escalation (garanzie di sicurezza) e, infine, la firma nero su bianco della cessazione della guerra.

Non ci sono alternative a questo piano di pace. È l’Ucraina, il Paese che da anni si difende da una guerra di aggressione non provocata, a definire i termini di una pace giusta e sostenibile. Tutto il resto è da considerarsi sconveniente per Kyjiv e una picconata all’ordine mondiale.

Per l’Ucraina la posta in gioco nei colloqui in Alaska è esistenziale. Gli ucraini hanno dimostrato di poter resistere in guerra, ma forse non possono resistere a una pace fasulla dettata dal loro aguzzino, al tavolo con un presidente americano troppo accondiscendente.

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