
Anche il vino va a mode, e in questo momento lo Chenin Blanc, il vino poliedrico dal naso accogliente e dalla bocca tagliente, sta vivendo un piccolo momento di gloria anche in Italia, ed è interessante capire il perché. Non è solo una moda passeggera: dietro al nuovo interesse per questo vitigno bianco ci sono diverse ragioni, che intrecciano gusti contemporanei, nuove geografie del vino e una certa voglia di “altro”.
È versatile e identitario
Lo Chenin è uno di quei vitigni capaci di adattarsi bene ai climi diversi ma che, allo stesso tempo, sa esprimere fortemente il territorio. È molteplice, ma non anonimo: può essere secco, morbido, ossidativo, spumeggiante, dolce o botritizzato, ma ha sempre un filo conduttore – quell’acidità vibrante e una mineralità che lo rendono riconoscibile. Questo oggi piace, perché il pubblico cerca vino con personalità, non omologazione.
Risponde al gusto contemporaneo
Chi beve vino oggi – soprattutto chi lo racconta, lo cerca nei wine bar o lo scopre nelle fiere – cerca freschezza, acidità, sapidità, equilibrio. Lo Chenin risponde perfettamente a queste esigenze, offrendo vini spesso slanciati, gastronomici, spesso non troppo alcolici ma intensi. Il fatto che possa anche invecchiare bene aggiunge fascino.
Ha un’aura da “vino da intenditori”
Non è Chardonnay, non è Sauvignon Blanc, non è neppure Vermentino. Lo Chenin, in Italia, non è mai stato mainstream, e questo lo rende oggi più interessante per chi cerca cose “nuove” o da “esperti”. Non a caso, è un vino che ha trovato spazio nelle carte dei locali contemporanei, nei bistrot urbani, nei negozi indipendenti. È una scelta che segnala consapevolezza.
La Loira è diventata sexy
Da qualche anno, l’attenzione internazionale (Italia inclusa) si è spostata dalla Borgogna alla Loira, grazie a una generazione di vigneron che ha saputo reinventare i territori, lavorando in modo pulito ma a misura d’uva. Lo Chenin è stato al centro di questa rinascita, e i vini di Montlouis, Vouvray, Anjou e Savennières sono diventati cult tra i sommelier e i wine lovers italiani.
È un ponte tra Italia e mondo
Infine, lo Chenin funziona anche perché è esotico ma non alieno. Ha profumi che ricordano la frutta matura, il miele, la cera d’api, ma resta sapido, sottile, mai stucchevole. È un vitigno francese, ma oggi coltivato anche in Sudafrica e altrove, e inizia a incuriosire anche alcuni produttori italiani che sperimentano con microvinificazioni.
Per conoscerlo meglio
Vi proponiamo alcuni Chenin Blanc importati in Italia, da quello con un buon rapporto qualità‑prezzo sudafricano agli esempi classici della Loira, passando per microvinificazioni e fragranze diverse. Vini con stili differenti, per entrare nel mondo dello Chenin con gusto e conoscenza.
Lo Chenin del gruppo Les athletes du vin su Vivino, a 11 euro.
Les Athletes du Vin è un esperimento francese intrigante, che porta in bottiglia uve di piccoli produttori e costruisce con loro immagine, marchio e comunicazione. Il loro Chenin è un vino secco ed equilibrato, ottenuto dal vitigno emblematico della Loira, che rivela una bella freschezza con aromi di frutta bianca, agrumi e un tocco floreale.
Ci sono vigneti che portano sulle spalle il peso della storia, e la Coulée de Serrant è uno di questi. Sulle colline scistose che guardano la Loira, i monaci cistercensi piantarono le prime viti nel dodicesimo secolo. Secoli dopo, nel 1977, un giovane Nicolas Joly arrivò qui con un’idea precisa: riportare la vite a un dialogo autentico con la terra. Quattro anni più tardi, folgorato dalle teorie di Rudolf Steiner, convertì l’intero vigneto alla biodinamica, quando ancora in pochi ne conoscevano il significato. Pioniere convinto, Joly ha bandito ogni chimica, scegliendo il lavoro a cavallo e a mano, vendemmie lente e rese ridotte. Per lui la vite è un essere vivente e il vigneto un ecosistema che va nutrito, non forzato. In cantina lascia che siano i lieviti indigeni a guidare la fermentazione e interviene il meno possibile: niente additivi, enzimi o scorciatoie tecnologiche. Il risultato è un trittico di vini bianchi che raccontano senza filtri l’anima del Chenin Blanc in Loira: Coulée de Serrant, monopole di sette ettari considerato tra i più grandi bianchi di Francia, capace di evolvere per decenni; Savennières “Les Vieux Clos”, elegante e profondo; Roche aux Moines “Clos de la Bergerie”, fratello minore solo per nome. Ogni bottiglia è un frammento di terroir, un inno alla purezza e alla complessità.
Giallo paglierino, con riflessi dorati. Al naso dominano i sentori di pera e agrumi; seguono, poi, note di frutta secca e toni minerali. Al palato è fresco, di invitante mineralità e con un ottimo equilibrio: spicca l’acidità che dona grande freschezza e bevibilità a questo Chenin, prodotto con raccolta manuale delle uve, a cui segue la pressatura a grappolo intero. Il mosto fermenta in barrique di rovere, dove resta in affinamento sulla sua feccia di fermentazione per almeno 22 mesi. Al termine dell’affinamento viene eseguito l’assemblaggio e l’imbottigliamento, seguono ulteriori 6 mesi di bottiglia prima di esser messo sul mercato.
Chenin Blanc Vouvray AOP Sec 2023, Vieux Vauvert su Vino.com intorno ai 9–10 €
Un secco fresco, con acidità viva, aromi di mela verde, miele bianco e fiori di campo. Ottimo per chi cerca un vino gastronomico e affilato.
False Bay Slow Chenin Blanc, Waterkloof (Coastal Region, Sudafrica) su Vinello a circa 9 euro.
Colore giallo platino brillante, profumi di pesca, albicocca e nettarina con sfumature balsamiche. Al palato è secco, croccante e armonioso, con acidità equilibrata e buona lunghezza finale. 100% Chenin Blanc da uve selezionate, fermentazione in acciaio e affinamento di alcuni mesi sui lieviti fini. Si serve fresco (8–10°C).
Stellenbosch WO Eselgraf Chenin Blanc, Bellevue 2024 – (Sudafrica) circa 21–26 € su Vino.com.
Un Chenin più complesso, fruttato tropicale, corpo medio e mineralità salina. Perfetto per accompagnare piatti speziati o grigliate. Fa parte della collezione The Reserve di Bellevue. Il vino si presenta con aromi di frutta bianca, tra cui pera e pesca, ed è caratterizzato da un palato equilibrato e fresco con una buona acidità.