
Il racconto diffuso sulla situazione della guerra in Ucraina è di una Russia che starebbe prevalendo. Racconto sostanzialmente senza fondamento, ma strumentale alla supposta inevitabilità di una trattativa sui territori da cedere all’invasore Vladimir Putin.
Noi affermiamo non solo la falsità e strumentalità del racconto, ma anche l’enorme danno per gli ucraini di un messaggio che, sostituendosi al rilancio di un rafforzamento militare dell’aggredito, legittima le aspirazioni di Putin, anche oltre l’Ucraina.
Il Consiglio europeo nel marzo di quest’anno ha sancito che «la pace deve rispettare l’integrità territoriale dell’Ucraina». L’Unione europea potrà perseguire questo obiettivo solo promuovendo – in quanto tale e presso i Paesi membri – una crescita del sostegno militare.
Si tratta di evitare non la pace, ma la sconfitta dell’Ucraina e dell’Europa. Perché la Russia non sta vincendo.
La Russia sta attaccando dall’inizio del 2023, ossia da quando la controffensiva ucraina di fine 2022 e inizio dell’anno successivo ha liberato ampie zone degli oblast di Kharkiv, di Sumy e di Kherson. Da allora, a parte la breve parentesi del tentativo di controffensiva ucraina nell’estate del 2023, i russi attaccano senza tregua.
I risultati? Come si vede dalle mappe, quasi impercettibili. In quasi tre anni, pochissimo spazio. Ma la mappa è ancora troppo generosa nei confronti degli aggressori: ci sono almeno quattro elementi chiave, molto più importanti del terreno conquistato:
1. Di che terreno stiamo parlando? In prevalenza, di campi e piccoli insediamenti, abbandonati e distrutti. In questo tempo, i russi sono riusciti a conquistare solo tre centri davvero importanti: Bakhmut, Adviivka e Vuhledar. Ognuno di questi è costato fiumi di sangue.
2. Le perdite russe sono immense. Il numero di caduti in questa seconda parte della guerra è sistematicamente più elevato rispetto alla prima parte ed è praticamente sempre superiore ai seimila a settimana. E le perdite, oltre che di uomini, sono di mezzi: ormai i giganteschi depositi di carri armati, corazzati e altro armamento pesante, eredità dell’Unione Sovietica, sono praticamente svuotati e le capacità industriali russe, giunte ormai al massimo, sono ben lungi dal compensare le perdite. Il risultato è che gli invasori attaccano con uomini sempre meno qualificati e materiali sempre più scarsi.
3. La lentezza dell’avanzata russa ne vanifica ogni risultato. In guerra, in ogni guerra, la velocità è un elemento fondamentale: soltanto muovendosi abbastanza velocemente, la conquista di un obiettivo può aprire una breccia nello schieramento avversario e rendere possibile uno sfondamento che porti al collasso del fronte e a consolidare l’avanzata. Altrimenti, si scambia pochissimo terreno con tantissime perdite, ogni avanzata avviene quando ormai il nemico ha consolidato le difese dietro l’obiettivo perduto e i movimenti successivi sono ancora più difficili. Tutto questo, porta in primo piano il quarto punto.
4. Le difficoltà che ormai sono manifeste nell’economia russa. Per proseguire una guerra per la quale, in patria, pochi hanno davvero un grande entusiasmo, il regime ha dovuto impegnare il suo fondo speciale per le emergenze. Da inizio 2022, le riserve liquide sono crollate da più di centoquaranta miliardi di dollari a meno di quaranta. La pressione finanziaria interna è fortissima, sia per i costi dell’industria militare, che deve importare di contrabbando molte componenti chiave che non è in grado di produrre, sia perché, per attrarre reclute, gli stipendi militari sono più del doppio di quelli civili. Tutto questo, in un contesto di alta inflazione, alti tassi di interesse, accesso bloccato ai mercati dei capitali, bassi costi del petrolio (praticamente l’unico prodotto russo esportabile), con un’industria civile in crisi e una militare che si regge sulla spesa pubblica.
Insomma, la Russia attacca ancora, ma non è un segno di forza, bensì di disperazione: continuano ad attaccare perché sperano di imprimere una svolta, sempre più improbabile, e perché sperano di convincere gli alleati dell’Ucraina a far mancare il loro appoggio.
In questa guerra a chi resiste di più, anche l’Ucraina ha le sue difficoltà. Tre anni e mezzo di guerra e distruzioni lasciano il segno e impongono un prezzo spaventoso, ai soldati che combattono e ai civili che subiscono i bombardamenti terroristici russi. Il processo di reclutamento è migliorato e certamente le perdite ucraine sono più basse di quelle russe, ma altrettanto certamente l’Ucraina non potrà continuare all’infinito a essere la banca del sangue delle democrazie europee. Per questo c’è bisogno di ribadire e rafforzare il sostegno all’Ucraina, sul piano politico, economico e militare: per arrivare, il prima possibile, all’unica vera pace. Quella giusta.
Nane Cantatore
Valerio Federico
Gastone Breccia
Nona Mikhelidze
Vincenzo Camporini
Vittorio Emanuele Parsi
Luigi Chiapperini
Kateryna Sadilova
Orio Giorgio Stirpe