
«Da quando è tornato alla Casa Bianca a gennaio, il presidente Trump ha smantellato gli sforzi del governo americano per combattere la disinformazione straniera. Il problema è che la Russia non ha smesso di diffonderla». Comincia così l’articolo del New York Times dedicato alla campagna del Cremlino per condizionare i risultati delle elezioni in Moldavia, fissate per il 28 settembre.
La ritirata americana, giustificata con l’esigenza di risparmiare i soldi dei contribuenti e di tutelare la libertà di espressione, ha lasciato campo libero ai russi, che hanno sommerso i social network moldavi di ogni genere di falsità, con un uso sempre più massiccio dell’intelligenza artificiale.
È quello che aspetta tutti i paesi europei alle prossime elezioni, stretti tra la disinformazione putiniana e le pressioni americane per smantellare il Digital service act e ogni altro tentativo di regolamentare i giganti del web da parte dell’Ue. Fare i sofisticati o gli spiritosi, sminuendo il problema, significa non vedere uno dei fronti principali della guerra ibrida, cioè dell’offensiva putiniana contro le democrazie europee.