Contabilità creative Gli Stati Uniti dicono no al Ponte sullo Stretto nelle spese Nato

A bocciare l’idea del governo è stato Matthew Whitaker, ambasciatore americano alla Nato: per lui l’opera è «priva di valore militare»

Roberto Monaldo / LaPresse

Niente «contabilità creative da parte degli alleati europei» nella speranza di raggiungere più facilmente l’obiettivo della Nato sulle spese militari (cinque per cento del Pil entro il 2035). 

In un’intervista rilasciata a Bloomberg, Matthew Whitaker, ambasciatore statunitense presso l’Alleanza atlantica, ha detto che i costi per il Ponte sullo Stretto – 13,5 miliardi di euro – non potranno rientrare all’interno delle spese per la difesa a carico della Nato. 

L’opera, insomma, non avrebbe alcun tipo di interesse militare e non potrà essere usata dal governo per centrare il target annunciato al vertice di giugno. Secondo Roma, il ponte tra Calabria e Sicilia – ancora in attesa della bollinatura della Corte di Conti – agevolerebbe il movimento delle forze armate italiane e alleate, rafforzando la sicurezza nazionale e internazionale.

«Anche oggi (ieri, durante il Bled Strategic Forum in Slovenia, ndr) ho avuto colloqui con alcuni Paesi che stanno adottando una visione molto ampia della spesa per la difesa», ha detto Matthew Whitaker, repubblicano ed ex segretario alla Giustizia della prima amministrazione di Donald Trump. 

L’ambasciatore statunitense ha definito il Ponte «privo di valore strategico militare. «Non si trattava di scuole che, in qualche immaginario mondo di fantasia, sarebbero state utilizzate per qualche altro scopo militare», ha aggiunto. È «molto importante», secondo Whitaker, che l’obiettivo del cinque per cento si riferisca nello specifico alla difesa e alle spese direttamente correlate, e che l’impegno sia «assunto con fermezza» da tutti gli Stati aderenti all’Alleanza. 

«Ho seguito la situazione con molta attenzione. La cosa positiva è che questa volta, rispetto al vertice in Galles del 2014, disponiamo di meccanismi di monitoraggio». Fonti governative, contattate da Repubblica, «escludono che a questo punto il collegamento sullo Stretto possa essere conteggiato tra le spese militari, incluse quelle per la sicurezza in senso lato». 

A inizio agosto, il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto ha ricevuto il via libera del Cipess, il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile. Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si è posto l’obiettivo di iniziare i lavori entro la fine di quest’anno, così da completare l’opera entro il 2032.

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