Eversione MagaNegli Stati Uniti la violenza di destra ha fatto sei volte le vittime di quella di sinistra

Diverse ricerche, e non di analisti progressisti, certificano che suprematisti, fanatici religiosi e cospirazionisti sono responsabili della maggior parte degli omicidi politici nel Paese (al contrario di quanto sostiene la propaganda trumpiana, anche italiana)

LaPresse

Il giorno dopo l’omicidio di Charlie Kirk, il Cato Institute ha pubblicato uno studio interessante sugli atti di violenza politica che abbiano causato almeno una vittima, compiuti negli Stati Uniti dal 1° gennaio 1975 al 10 settembre 2025, data della morte del giovane attivista trumpiano. Il Cato Institute è un think tank libertarian decisamente non sospettabile di simpatie democratiche e ideologicamente più affine alle tradizionali constituency conservatrici, quando il Gop era ancora il Gop e non era stato prima occupato e poi divorato dal partito Maga. I risultati di questo studio sono una smentita clamorosa degli argomenti usati da Donald Trump e dalla destra americana per trarre dall’omicidio di Kirk la prova dell’emergenza criminale legata al radicalismo politico di sinistra e la conferma della necessità di rispondervi con mezzi eccezionali, adeguati alla gravità del pericolo.

Il primo dato che emerge è che, in termini relativi, la violenza politica negli Stati Uniti (terrorismo compreso) ha mietuto, nell’ultimo mezzo secolo, un numero ridotto di vittime, pari allo 0,35 per cento del totale degli omicidi, e l’ottantatré per cento di esse è stata uccisa negli attentati dell’11 settembre 2001. Se si guardano questi dati escludendo gli attentati dell’11 settembre, il numero degli omicidi dal 1975 a oggi scende a seicentoventi.

Analizzando le motivazioni e il profilo ideologico degli autori, il sessantatré per cento delle morti (trecentonovantuno) va addebitata agli estremisti di destra, il ventitré per cento (centoquarantatré) agli islamisti e l’undici per cento (sessantatré) agli estremisti di sinistra. Sono risultati convergenti con quelli raggiunti da altri studi su periodi di analisi più limitati (Csis e Gao).

Da questi dati emerge dunque che la violenza politica non è affatto un’emergenza criminale e, soprattutto, che per due terzi delle vittime dell’ultimo mezzo secolo questo fenomeno è addebitabile a razzisti, suprematisti, fanatici nazionalisti e religiosi e complottisti di varia natura, riconducibili a quella galassia dell’alt-right che – nata in alternativa al conservatorismo repubblicano – con la presidenza di Donald Trump ha occupato interamente il suo spazio.

Tutte le ideologie autoritarie – quella Maga non fa eccezione – convertono condotte eversive in politiche d’ordine e giustificano la repressione della libertà, cioè la sospensione o violazione delle garanzie costituzionali, con l’esigenza di salvaguardare la sicurezza dello Stato dai suoi nemici esterni e, soprattutto, interni, e dai pericoli ingigantiti nella percezione diffusa da una comunicazione falsa e intimidatoria.

È quello che Donald Trump, rientrato alla Casa Bianca, ha immediatamente fatto sull’immigrazione, con una caccia all’uomo indiscriminata e illegale, finora coperta dalle pronunce scandalose e pilatesche della Corte Suprema, che in seguito ha iniziato a fare lo stesso sulle politiche d’ordine pubblico, militarizzando gli Stati e le città governate dai democratici per reprimere disordini fomentati ad arte proprio dall’ignobile xenofobia di Stato, che è il marchio di fabbrica del trumpismo.

L’omicidio di Kirk non è stato giustificato né, tantomeno, festeggiato da alcun esponente minimamente rappresentativo dell’establishment democratico, ma è stato usato da gerarchi e manutengoli del trumpismo come se questo fosse avvenuto e a dimostrarlo bastasse la riprovazione e lo scandalo, recitati in mondovisione da tutto il baraccone Maga – contro la sinistra vergognosamente schierata dalla parte dell’assassino – per il fatto stesso di non rendere omaggio al Kirk-pensiero come alla summa più luminosa della libertà americana.

Peraltro, man mano che escono le notizie sull’accusato del delitto, Tyler Robinson, il tentativo di descriverlo come un attivista di sinistra passato alla lotta armata suonano sempre più grotteschi, visto che la sua radicalizzazione politica sembra interamente riconducibile al disagio e all’alienazione personale e si presenta – lo ha scritto su Linkiesta Antonio Pellegrino – come l’ennesimo caso di «terrorismo memetico», che alligna tra i frequentatori delle sottoculture digitali, indipendentemente dall’orientamento ideologico dei protagonisti.

Poiché nel trumpismo – anche in questo caso, come in ogni ideologia autoritaria, di qualunque colore – la differenza tra la verità e la menzogna e tra il diritto e la violenza non è esterna, ma interna al sistema del potere politico e non ne limita, ma ne ingigantisce le pretese, i pericoli e gli abusi, non c’è ovviamente da aspettarsi che, nel mondo Maga, qualcuno, in questa approssimazione di guerra civile, guardi ai fatti e alle leggi e si fermi prima di fare troppi danni.

La retorica della lotta per la salvezza dell’America dall’eversione di sinistra, per non essere sbugiardata, deve continuare a essere riaffermata, anche contro ogni evidenza, per diventare la base imprescindibile di qualunque discorso. Lo ha dimostrato, meglio di tutti, proprio Elon Musk. Dopo avere fatto, nell’imminenza dell’omicidio di Kirk, questo post: «La sinistra è il partito dell’assassinio», a un lettore che lo rimproverava – «Questa merda deve finire» – perché anche Grok, l’AI di X, riportava le conclusioni dello studio del Cato Institute, ha dovuto rispondere: «Mi scuso, stiamo sistemando questa imbarazzante idiozia di Grock». La post-verità trumpiana sfidata dalla rivolta dei suoi stessi algoritmi.

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