
La proposta di Giorgia Meloni sull’applicazione di qualcosa di simile all’articolo 5 del Trattato Nato per il sostegno all’Ucraina è solo un patetico bluff, contraddittorio e senza senso. Elogiata acriticamente da tanti, ma approfondita da quasi nessuno, la trovata della nostra presidente del Consiglio ha solo un sicuro vantaggio: quello di far credere che la signora di Palazzo Chigi abbia idee che all’Eliseo manco si sognano. Da qui anche la corrucciata e malmostosa adesione online al gruppo dei volenterosi di mezzo mondo: lei ha di meglio da proporre.
Ma riflettiamo un momento. Ai tempi della sciagurata invasione russa, la Nato era ben poca cosa, in piena crisi di credibilità; non come l’Onu, ma quasi. Luogo di rituali incontri di generaloni e ministri della difesa in cerca di foto-opportunità. Ci ha pensato Vladimir Putin a risvegliarne il senso, dando la colpa del suo delitto all’Alleanza: abbaiava alle porte della Russia.
Risultato: Svezia e Finlandia, paesi pacifisti e attentissimi a non turbare equilibri con il potente vicino dell’Est, bussano immediatamente al quartier generale Nato. Il primo grande successo politico dell’organizzazione da decenni. La Germania cancella, in modo parlamentarmente acrobatico, l’impegno costituzionale del disarmo e mette in programma la più grande spesa militare d’Europa. Secondo straordinario effetto politico.
In realtà, come si è visto anche dopo, l’Alleanza oggi guidata da Mark Rutte (campione di schiena dritta quando dirigeva l’Olanda, ora campione di sottomissione pelosa a Donald Trump) continua a non essere in gran forma, destabilizzata dal grande socio statunitense, che denuncia che dagli anni quaranta l’Europa ha profittato a sbafo della protezione americana: cosa quasi vera, che segna già una svolta irreversibile sul futuro stesso dell’accordo.
Ma torniamo a Giorgia Meloni. Se una cosa è centrale e importante – anche simbolicamente – nel Trattato Nato è proprio l’articolo 5, scritto in modo emozionale, secondo lo spirito nuovo del dopoguerra mondiale, con già le avvisaglie della guerra fredda: un socio attaccato viene subito difeso da tutti gli altri.
L’articolo 5 è la Nato. Ma, allora, perché propugnare qualcosa di simile, una parafrasi? Se Vladimir Putin non vuole l’Ucraina nella Nato, che differenza c’è se Kyjiv resta fuori ma gode della sua natura sostanziale? Applicarlo in via diretta o trasferita comporta un impegno totalizzante, in base al principio che sarebbe una guerra nostra, qualsiasi cosa ne pensi Matteo Salvini, che la considera cosa estranea, come Steve Bannon e il mondo Maga, che critica Donald Trump perché se ne occupa fin troppo.
Chiedere l’estensione dell’articolo 5 all’Ucraina e, al contempo, proclamare che nessun italiano metterà gli scarponi in quel Paese è, a questo punto, una contraddizione logica della nostra maggioranza Meloni-Salvini (ci sarebbe anche Antonio Tajani, ma lasciamo perdere). È chiaro che, in caso di malaugurata necessità, l’articolo 5 non prevede deleghe: se c’è da dare una mano dalle parti di Kyjiv, non si può dire «armiamoci e partite» agli altri.
La strategica proposta meloniana sembra un’ennesima riedizione dell’immortale invito di Stefano Ricucci a praticare la sodomia usando gli strumenti passivi di altri! Più politicamente: un modo per mandare Matteo Salvini a vantare pacifismo, in continuità e rivalità con quello del suo sodale Giuseppe Conte, campione in materia.
Davvero si parla del nulla. Anche perché l’eventualità dell’applicazione dell’articolo 5 è del tutto inattuale e viene dopo l’eventuale fallimento di un tentativo di cessate il fuoco o di una pace negoziata. Se queste auspicate eventualità si verificassero, l’Italia difficilmente potrebbe sottrarsi a impegni di presenza interdittiva. Si tratta di una doppia situazione ipotetica del tutto scollegata dalla propaganda di oggi, buona soltanto a fingere di essere propositivi (Meloni) e, soprattutto, di essere fieramente pacifisti (Salvini).
Vladimir Putin lo ha detto, del resto, in modo molto chiaro e a suo modo logico: truppe in Ucraina, ora che c’è la guerra, sarebbero obiettivi dei suoi missili. Truppe straniere, dopo una chiara definizione di accordi di pace, sarebbero del tutto inutili. Di cosa stiamo parlando?