
Rodrigo Paz Pereira, candidato del Partito democratico cristiano (Pdc), ha vinto il secondo turno delle elezioni presidenziali boliviane, ottenendo il 54,4 per cento dei voti e superando il conservatore di destra Jorge Quiroga. È dunque ufficialmente terminato il dominio del partito di sinistra Movimiento al socialismo (Mas), al governo del Paese sudamericano dal 2006.
Con il trentadue per cento, Paz aveva trionfato anche al primo turno delle elezioni ad agosto, ribaltando la maggior parte dei sondaggi. La sua nomina arriva in un periodo economicamente molto delicato per la Bolivia, da sempre uno degli Stati più poveri del Sudamerica: il 15,8 per cento della popolazione vive con meno di 3,1 dollari al giorno e il 9,1 per cento con meno di 1,9 dollari.
Una delle chiavi del suo successo è stato lo slogan «Capitalismo per tutti», che punta a combinare programmi sociali con incentivi fiscali per il settore privato, la riforma dello Stato e relazioni più strette con l’Occidente.
Rodrigo Paz Pereira è nato in Spagna nel 1967 durante il periodo di esilio politico dei suoi genitori. Suo padre è Jaime Paz Zamora, presidente della Bolivia dal 1989 al 1993. Una volta tornato in patria, ha studiato economia e relazioni internazionali, per poi iniziare la sua carriera politica come consigliere comunale. Negli anni successivi è diventato deputato, sindaco di Tarija e, dal 2020, senatore.
Il presidente di centrodestra affronterà, come anticipato, una Bolivia segnata da gravi difficoltà economiche (inflazione elevata, riserve valutarie in calo, prezzi dell’energia in salita) e dovrà governare con una maggioranza parlamentare non solida, il che renderà la formazione di alleanze e compromessi essenziale per realizzare le sue promesse. Paz ha sempre cercato di proporsi come figura moderata e innovativa rispetto alla politica tradizionale boliviana, puntando su decentralizzazione, trasparenza, lotta alla corruzione e rapporti con l’Occidente.