Voragini urbaneMilano punta (anche) sulle case vuote per fermare l’espulsione della classe media

L’accelerazione del processo di recupero degli alloggi sfitti (popolari e comunali) è al centro delle modifiche al Piano casa straordinario approvate ieri dalla giunta. La struttura resta però invariata: regia pubblica e affitti nettamente inferiori alla media attuale

Una protesta del 2022 davanti a Palazzo Marino contro il caro affitti (LaPresse)

Cambia la forma ma non la sostanza. A circa un anno dall’approvazione del Piano casa straordinario, la giunta comunale di Milano ha dato il via libera alle modifiche delle linee di indirizzo per arrivare all’obiettivo dei diecimila alloggi a prezzo calmierato entro il 2035. Parliamo, nel concreto, di appartamenti in affitto a massimo ottanta euro annui al metro quadro, ossia quattrocento euro – spese escluse – per sessanta metri quadri: un prezzo nettamente inferiore alla media attuale, che – secondo l’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa – per un bilocale di quelle dimensioni si aggira intorno ai 1.140 euro. 

I capisaldi del progetto, destinato ai cittadini che guadagnano dai millecinquecento ai duemilacinquecento euro al mese, rimangono intoccabili. Per non cadere nelle ambiguità del passato, Palazzo Marino ha infatti promesso una forte regia pubblica nella definizione dei criteri che i privati devono rispettare per costruire nei trecentomila metri quadri (ventuno siti) messi a disposizione da Milano e quattro Comuni dell’hinterland (Garbagnate, Gessate, Cologno Monzese, Senago). 

Come spiegavamo qui, il Piano casa straordinario va nella direzione giusta ed è sufficientemente ambizioso, ma è un progetto decennale che dovrà poi essere preso in carico dalla prossima amministrazione (si vota nella primavera del 2027). L’emergenza abitativa è oggi e, parallelamente, deve essere affrontata con misure immediate: la limitazione degli affitti brevi, la promozione del canone concordato, l’introduzione di nuovi strumenti per incentivare i proprietari a offrire contratti più lunghi e stabili. 

Tornando al Piano casa, il 28 maggio è scaduto il termine degli avvisi esplorativi per raccogliere le manifestazioni di interesse sulle prime otto aree. Il problema, spiega Emmanuel Conte, assessore al Bilancio, Demanio e Piano casa, è che finora «nessuna delle proposte arrivate dai privati ha centrato tutti gli obiettivi della delibera approvata lo scorso anno. Su alcune aree sono arrivate proposte che non rispettavano l’obiettivo degli ottanta euro annui al metro quadro, su altre aree era impossibile raggiungere l’obiettivo del sessantacinque per cento degli appartamenti a edilizia sociale calmierata». 

L’unica (parziale) eccezione riguarda un’area di cinquemila metri quadri in via Demostene 10, vicino alla fermata metropolitana di Gorla, il cui bando per cercare proposte migliorative sarà pubblicato tra ottobre e novembre. «Una ferita urbana», l’ha definita Conte, preoccupato per il degrado creato da una costruzione ferma dal 2017 che verrà finalmente ristrutturata e resa abitabile. Nasceranno, nello specifico, trentatré nuovi alloggi a prezzo calmierato in un’area di 2.187 metri quadri; un’area verde pubblica fruibile di 1.520 metri quadri; servizi e negozi di vicinato nei 1.237 metri quadri al piano terra. «Per la fine del mandato potremmo consegnare le prime chiavi», dice l’assessore. 

Alla luce delle difficoltà emerse in questi mesi, il 9 ottobre la giunta Sala ha approvato quattro novità che andranno nei fatti a modificare il Piano casa. La prima consiste in un concorso internazionale, rivolto a università e centri di ricerca attivi nel campo urbanistico, per ingaggiare progettisti in grado non solo di contribuire alla realizzazione delle case nelle restanti aree da bandire, ma di intervenire su tutti i quartieri coinvolti nel progetto. Nel frattempo, il Comune avvierà delle indagini ambientali per stimare gli eventuali costi di bonifica dei siti individuati dal Piano casa. Entro novembre 2025, la prima area coinvolta sarà quella dell’ex Palasharp (per molti ancora PalaTrussardi), nel quadrante Ovest del capoluogo lombardo.

La seconda novità riguarda il delicato tema delle case vuote, che a Milano – secondo le stime – sono almeno centomila. La parola chiave è: accelerare. L’obiettivo del Comune è recuperare il prima possibile gli alloggi sfitti per sottrarli alla vendita e destinarli agli affitti a prezzo calmierato per il ceto medio, sempre più espulso da una città dove i canoni di locazione costano circa il quaranta per cento in più rispetto a una decina d’anni fa. 

Palazzo Marino lavorerà sia sulle case popolari gestite da MM, sia sugli edifici di proprietà comunale inseriti nel Piano delle alienazioni e delle valorizzazioni immobiliari. Il primo passo sarà il recupero di dodici appartamenti – inizio lavori tra novembre e dicembre – dell’immobile di via Trivulzio 18, vicino alla metropolitana di Gambara. 

Anche la terza novità va a intervenire direttamente sull’aumento dell’offerta, questa volta attraverso l’acquisto di case di proprietà di altri enti pubblici da destinare all’edilizia sociale a canone calmierato. Per valutare ed esplorare la disponibilità di questi appartamenti, spiega l’assessore Emmanuel Conte, Palazzo Marino «sta valutando di stanziare venti milioni di euro nel bilancio comunale del 2026-2028». 

L’inadeguatezza delle proposte arrivate finora – e qui arriviamo alla quarta modifica – ha spinto il Comune a modificare la destinazione d’uso di cinque aree inizialmente preposte per la costruzione di nuove case a canoni di locazione accessibili: via Esterle, piazzale Martesana, via De Notaris, via Trevi e via Cechov-via Betti. Questi spazi, che in totale coprono trentaduemila metri quadri, saranno esclusivamente dedicati a nuove aree verdi a uso pubblico. La speranza di Conte è quella di compensare questo taglio con l’accelerazione dei lavori sulle case vuote. 

L’assessore ha specificato che l’obiettivo del Piano casa straordinario «non riguarda solo la costruzione di case, ma una città più vivibile, inclusiva e sostenibile, fatta di spazi pubblici, verde e servizi di prossimità. Vogliamo rigenerare quartieri e comunità: creare luoghi dove le persone possano riconoscersi, vivere relazioni, trovare opportunità. In una fase segnata da crisi e trasformazioni, investire nell’abitare sostenibile significa investire nella coesione sociale e nel futuro di Milano». 

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