
Nessun colpo di scena a Palazzo Marino: Beppe Sala resta, l’assessore alla Rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi si dimette. Il sindaco di Milano ha annunciato la sua decisione al termine di un discorso lungo trenta minuti davanti ai consiglieri comunali.
«Se la maggioranza che mi sostiene c’è, con responsabilità e cuore ci sono anche io. Ci sono con tutta la passione, la voglia, e l’amore di cui sono capace. Ho pensato seriamente alla possibilità di non andare avanti. Se trovo ancora la motivazione e le energie non è per ambizione personale, ma per una ragione molto più semplice: sono motivato più che mai a fare il mio dovere fino fondo, proseguendo l’incarico che i milanesi mi hanno democraticamente affidato», ha detto.
Il sindaco di Milano ha confermato di «aver appreso dai media di essere indagato» nell’inchiesta sull’urbanistica e di «non avere ancora ricevuto un avviso di garanzia». «Le mie mani sono pulite – continua – e i capi di imputazione, da quanto apprendo dai giornali, sarebbero questi: false dichiarazioni su qualità personali proprie e di altre persone, induzione indebita a dare e promettere utilità».
A quel punto, l’ex amministratore delegato di Expo 2015 ha aperto una lunga parentesi sul cosiddetto “Pirellino”, l’ex palazzo comunale – comprato nel 2019 dalla Coima di Manfredi Catella, per cui i pm hanno chiesto i domiciliari – che sarebbe al centro dell’accusa di induzione indebita nei confronti di Sala. Il sindaco di Milano, che all’inizio del 2027 chiuderà il suo secondo mandato, ha specificato che nel 2019, nel momento della cessione, il Piano di governo del territorio (Pgt) consentiva di trasformare tutto l’edificio a residenza libera.
«Poi – prosegue Sala – nel 2020 il Comune ha modificato il Pgt, così da destinare il 40 per cento del “Pirellino” all’edilizia residenziale sociale. Questa ripartizione è stata imposta dal Comune al costruttore, che ha poi fatto ricorso. Il Tar ha considerato corretta la nostra modifica, ma successivamente il Consiglio di Stato l’ha annullata perché il Comune non avrebbe considerato il legittimo affidamento dell’acquirente». Per semplificare, sottolinea Sala, in quell’occasione l’amministrazione «si è sbilanciata in favore dell’interesse pubblico al punto da incorrere a una condanna del Consiglio di Stato per aver sacrificato le aspettative del costruttore».
Beppe Sala ha deciso di non dimettersi dopo che la maggioranza, compreso il Partito democratico, ha sostenuto la sua estraneità ai fatti e il suo programma per i prossimi due anni, a patto di alcune discontinuità sulla gestione dell’emergenza abitativa, del verde e di altre problematiche alla base del tanto discusso “Modello Milano”.
Il sindaco ha ammesso che «bisogna fare di più per rendere Milano più sana, equa ed equilibrata», ma ha difeso a spada tratta l’operato della sua amministrazione. «Stiamo governando una città che si sta facendo metropoli e che condivide il percorso di tante altre realtà d’Europa e del mondo. Amministrare una città significa governare il processo al quale la città stessa si è avviata. Non c’è un solo ambito senza complessità: dalla sicurezza alla mobilità, passando dalla cura del verde. Noi del centrosinistra abbiamo conferito un indirizzo decisamente progressista a ogni questione. Abbiamo il dovere di mantenere gli impegni assunti nei confronti degli elettori: far crescere Milano su una strada che tenga insieme le ragioni dello sviluppo e i bisogni di chi fa più fatica. Per gli strumenti finanziari a nostra disposizione, abbiamo sempre agito nella ragione dell’apertura al progresso. Le scelte che abbiamo compiuto sono nel segno di tutte le altre grandi città del mondo governate dal centrosinistra».
Il sindaco ha anche affrontato tematiche più delicate riguardo la questione urbanistica in sé. La procura sta infatti indagando su presunti abusi commessi da funzionari pubblici e costruttori per accelerare la realizzazione di importanti progetti edilizi. Al centro delle inchieste ci sono le nuove costruzioni mascherate da semplici ristrutturazioni, ma anche delle presunte speculazioni edilizie presentate come interventi ecologici di rigenerazione urbana. Sono più di cento i cantieri fermi in città.
«Abbiamo fatto della collaborazione tra pubblico e privato una virtù: non è più così? Pensiamoci. Si dice spesso che, nel settore immobiliare, abbiamo dato più spazio ai privati, ma la vicenda del Pirellino dimostra altro. Non abbiamo mai sacrificato i servizi pubblici utili alle persone in difficoltà». Sala ha fatto l’esempio dei servizi sociali, per cui il Comune – stando all’ultimo bilancio – negli ultimi quattro anni ha speso un miliardo di euro.
Il primo cittadino – dopo aver citato le parole dell’architetto Carlo Ratti nel corso di una recente intervista con la Stampa – ha menzionato un report di Legambiente Lombardia, che ha riconosciuto i miglioramenti di Milano dal punto di vista del consumo di suolo: «Merito della rigenerazione e della verticalizzazione, che liberano terreni permeabili».
Per quanto riguarda gli scenari dei prossimi diciotto mesi, il sindaco ha detto che «gli sviluppi urbanistici dovranno rivolgere una maggiore attenzione al pubblico. Inoltre, dovremo operare sul Piano Casa per fronteggiare il costo dell’abitare; agire con energia – insieme alla Regione – sul ripristino degli appartamenti sfitti (a Milano sono più di centomila, ndr); migliorare sul trasporto pubblico, che deve soddisfare le esigenze dei milanesi; porre un’attenzione estrema alla cura della città, in ogni quartiere e in ogni spazio verde; operare sulle strutture dedicate allo sport, come la piscina Argelati».
Infine, il nodo di San Siro: «Da settembre dovremo riavviare un percorso consiliare sullo stadio per rispettare i tempi». La decisione sulla vendita a Inter e Milan è quindi rimandata alla fine dell’estate. Sala, nel discorso che ha aperto la seduta del consiglio comunale, non ha parlato delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.
La maggioranza ha sostenuto i punti chiave delle priorità di Beppe Sala, che ha scelto di non dimettersi. Diverso il caso dell’assessore alla Rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi, per il quale i pubblici ministeri hanno chiesto gli arresti domiciliari: «Ho ratificato in data odierna le mie dimissioni. È stata la decisione migliore non solo per me (potrebbe evitare i domiciliari, ndr), ma anche nel rispetto degli organi giudiziari, del sindaco, dei colleghi della giunta e dei consiglieri. Spero che questo mio gesto dia serenità».
Tancredi ritiene che il suo assessorato abbia ormai da tempo avviato un percorso di «discontinuità» verso «una nuova fase urbanistica». L’assessore si riferisce a novità come «l’Atlante dei Quartieri, l’incremento di housing sociale negli interventi privati, la riforma delle regole morfologiche per costruire gli edifici, il rispetto rigoroso dei requisiti ambientali e sociali per superare l’indice base di edificabilità, il rapporto stretto con i municipi».
«Sono temi complessi, ma spesso c’è la tendenza a ridurre tutto a capri espiatori. Ora sarà interessante capire, una volta tolto di mezzo l’assessore, come cambierà l’urbanistica di Milano», ha detto Tancredi dopo aver attaccato «alcune forze di maggioranza» che hanno invocato le sue dimissioni «senza chiedere chiarimenti» e senza attendere «sentenze di condanna».