Il mago della Casa Bianca Chi è Russell Vought, il burocrate trumpiano che sogna un’America illiberale

Il direttore dell’Ufficio per il bilancio della Casa Bianca lavora da anni per assottigliare lo Stato federale, espandere il potere presidenziale, e cancellare pesi e contrappesi della democrazia statunitense

AP/Lapresse

Russell Vought non alza quasi mai la voce. È un tipo mite, uno da scartoffie e bilanci, la quintessenza del burocrate. Potrebbe essere un anonimo dipendente pubblico de “Il re pallido”, l’opera incompiuta di David Foster Wallace sulla tediosità del lavoro all’agenzia tributaria statunitense. Invece è l’uomo che più di chiunque altro sta definendo la natura illiberale della seconda presidenza di Donald Trump, spingendola verso un modello autoritario mai visto prima in America. È l’ideologo che vorrebbe una figura presidenziale onnipotente, con il Congresso in pugno, signore supremo delle agenzie indipendenti che fino a ieri si pensavano intoccabili.

Dopo la sconfitta di Trump alle elezioni del 2020, Vought si è chiuso in una vecchia casa a schiera vicino al Campidoglio – infestata da piccioni, come ha raccontato il New York Times – e lì ha iniziato a scrivere i piani per ridisegnare la democrazia americana. Ha studiato attentamente gli errori del primo mandato e ha delineato tutti passi da compiere per raggiungere l’obiettivo: dare agli Stati Uniti un presidente con un’autorità sconfinata, un esecutivo unitario, senza che il Congresso possa mettere il becco nelle sue decisioni. La Casa Bianca decide, Capitol Hill esegue.

Si deve a Vought il Project 2025, il mastodontico manuale di oltre novecento pagine elaborato dalla Heritage Foundation pensato per smantellare lo Stato amministrativo e consegnare ogni leva al presidente. Un’idea rubata alle peggiori autocrazie.

Proprio come nella prima amministrazione Trump, a Vought è stato affidato l’Ufficio per la gestione e il bilancio del controllo della spesa alla Casa Bianca. Nei primi mesi del 2025 era Elon Musk a prendersi le prime pagine, leader indiscusso del Dipartimento per l’efficienza governativa, Doge. Era il miliardario nato in Sudafrica a lanciare slogan e annunci su tagli improbabili alla spesa pubblica. Poi stava a Vought trasformare la propaganda in provvedimenti reali, e i provvedimenti in tagli. Perché dopo aver lavorato per quasi vent’anni nella macchina dello Stato, Vought ha una comprensione molto profonda del suo funzionamento e di come sfruttarne i punti deboli.

Adesso, con Musk fuori dai piedi, Vought vuole godersi il momento. Lavora nella sua suite nell’Eisenhower Executive Office Building, accanto alla Casa Bianca, dove coordina uno staff di oltre cinquecento persone. Su una parete, a guardarlo, c’è una foto del suo presidente preferito, Calvin Coolidge, simbolo di un conservatorismo puro, fatto di austerità fiscale e intervento minimo del governo.

Cinquantenne, originario del Connecticut, settimo figlio di una famiglia molto religiosa, Vought è uno di quelli emersi con l’ascesa del Tea Party. Era falco delle politiche di bilancio dei Repubblicani alla Camera negli anni Duemila: è in quel periodo che la richiesta populista di uno Stato più minimal ha dato visibilità e potere ai Repubblicani più intransigenti.

Un esempio della sua vocazione per lo Stato minimo si è visto a ottobre 2023. L’allora speaker Repubblicano della Camera Kevin McCarthy strinse un accordo con il presidente Joe Biden per aumentare il tetto del debito, Vought convinse i Repubblicani più conservatori a votare per estromettere il loro leader – un inedito per la politica americana, per la prima volta la Camera dei Rappresentanti ha rimosso dall’incarico il proprio speaker.

Negli ultimi giorni le ha provate tutte per evitare al governo degli Stati Uniti lo shutdown, la paralisi delle attività federali: è arrivato a minacciare licenziamenti di massa – altri, dopo quelli dei primi mesi dell’anno – tra i dipendenti pubblici, a tutti i livelli.

Il New York Times ha intervistato diverse fonti all’interno della Casa Bianca, e nessuno indica Vought come un membro della cerchia ristretta di Trump. È uno dei suoi consulenti da quasi dieci anni, ma ha sempre mantenuto un profilo basso, rilasciando raramente interviste o parlando in pubblico. Eppure tutti dicono che il presidente apprezzi particolarmente alcune sue qualità: è una persona leale, con una profonda conoscenza del bilancio federale, che potrà dare a Trump ciò che vuole. «Russ sa esattamente come smantellare lo Stato profondo. […] E ci aiuterà a restituire l’autogoverno al popolo», ha scritto Trump nella dichiarazione con cui ha nominato Vought a capo dell’Uffico per la gestione e il bilancio.

In questo momento Vought è impegnato più che mai su uno dei suoi obiettivi principali: fare in modo che il presidente possa bloccare la spesa approvata dal Congresso per programmi che non gli piacciono. Significa permettere a un leader autoritario di scavalcare i parlamentari del suo Paese ogni volta che vuole. Per raggiungere quest’obiettivo deve demolire l’Impoundment Control Act del 1974, la legge varata dopo gli abusi di Richard Nixon proprio per scavalcare il Congresso. Secondo lui quella norma è incostituzionale e vorrebbe portarla davanti alla Corte Suprema – oggi dominata da giudici trumpiani – per annullarla. La maggior parte dei giuristi resta scettica sulle sue possibilità di riuscita, ma il rischio è concreto.

Sarebbe un modo per appiattire pesi e contrappesi della democrazia americana, l’ideale punto di approdo di tutte le idee di Vought: ridurre il Congresso a spettatore e la Costituzione a una tabella Excel, per costruire un governo in cui la fedeltà al presidente conta più delle competenze. Uno scenario da Russia, Iran, Corea del Nord, non da Stati Uniti.

Vought ha iniziato a concepire un progetto per tagliare drasticamente il governo federale molto prima che Trump diventasse il leader dei Repubblicani più estremisti. Sembra provare un odio viscerale, quasi ancestrale, verso l’apparato statale. «Faremo in modo che nemmeno le amministrazioni future potranno ripristinare la burocrazia che taglieremo», ha detto una volta al podcast di Charlie Kirk, dove interveniva spesso. Un odio profondo che sembra connaturato nella sua storia personale. «I miei genitori hanno lavorato moltissimo per permettermi di studiare», ha detto durante la sua prima udienza al Senato. «Ma hanno anche lavorato molto per pagare le spese dello Stato, e mi sono chiesto cosa avrebbero potuto costruire senza un onere così gravoso».

C’è però un lato ancora più estremista in Vought. A differenza di uno come Elon Musk, inafferrabile e imprevedibile, attratto dal caos creativo, Vought è un ideologo coerente, inflessibile, come molti evangelici americani. L’anno scorso, ha detto a dei giornalisti sotto copertura del Centre for Climate Reporting che vuole rendere gli Stati Uniti «una nazione cristiana, io stesso mi definirei un nazionalista cristiano».

La sua agenda non si limita ai tagli di bilancio. Vuole sostituire il servizio civile basato sul merito con una burocrazia di fedelissimi a Trump. In passato ha parlato di deportazioni di massa, di usare l’esercito per reprimere i manifestanti, di sottomettere i dipendenti federali a test di fedeltà in forma di saggi: storie che abbiamo visto concretizzarsi nella realtà quotidiana di questa amministrazione.

Tra il primo mandato di Trump e questi primi mesi del 2025, Vought non ha risparmiato nessuno: il Dipartimento dell’Istruzione diffonderebbe una propaganda «woke» che «adesca i minori per la cosiddetta transizione di genere», l’agenzia tributaria prende di mira «le famiglie in difficoltà nel vile tentativo di sostenere l’agenda progressista radicale della burocrazia più ampia». Il resto – dal Dipartimento di Stato alla Federal Reserve – sarebbe parte di una burocrazia ostile e imbarazzante, da smantellare senza pietà. Per Vought, nessuna agenzia federale è innocente: tutte sono colpevoli di cospirare contro l’America trumpiana.

Quest’estate, ha fatto pressione sui membri del Congresso per farsi approvare un piano per cancellare nove miliardi di dollari di aiuti ad altri Paesi, e ha fatto abolire la Corporation for Public Broadcasting – la radiodiffusione pubblica – con il Rescissions Act con cui ha tagliato tutti i finanziamenti. In tutto sono duecentoquarantacinque provvedimenti di deregolamentazione in un anno, compresi i tagli a Medicaid che rischiano di lasciare dodici milioni di americani senza assistenza sanitaria.

Per i vertici del movimento Make America Great Again, Vought è l’architetto disciplinato che ha incanalato l’ira degli estremisti in un progetto politico attuabile. Per tutti gli altri, è una minaccia alla democrazia. «Una delle principali fonti di potere del Congresso sul potere esecutivo è il bilancio», ha detto Eloise Pasachoff, docente di diritto alla Georgetown University, parlando a Democracy Dockett. «Se chi ha il portafoglio non controlla più il presidente, allora ben pochi potranno farlo».

Russell Vought non ha il carisma di Bannon né la visibilità di Musk. Ma, come scrive il New York Times, «ha fatto i compiti a casa». E quando il ragioniere fa i compiti, la democrazia americana rischia di ritrovarsi con un presidente autoritario e incontrastato.

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