
«Crea la scena di un elefante sullo skate». Premi invio, l’intelligenza artificiale fa il resto. Et voilà, ecco il pachiderma sulla tavola. Ma la creazione di quest’immagine – una delle circa trentaquattro milioni che vengono generate ogni giorno – comporta un invisibile costo energetico: consuma quanto una lampadina da dieci watt lasciata accesa per mezz’ora. Allo stesso modo, ogni ricerca su internet o qualsiasi richiesta fatta all’IA ha bisogno di elettricità, anche se in misura minore.
L’energia usata per alimentare questi sistemi, in primis i data center in cui vengono elaborate le richieste, viene generata in diversi modi, ricorrendo non solo alle fonti rinnovabili come il solare, l’eolico e l’idroelettrico. Gran parte dell’elettricità mondiale viene ancora prodotta bruciando combustibili fossili, anche se la quota sta diminuendo. Stando a un nuovo report del think tank Ember, nel primo semestre del 2025 l’eolico e il solare sono stati più efficienti del carbone per la prima volta nella storia.
In un recente articolo del Financial Times, questi aspetti vengono messi in correlazione, mostrando come la crescita dell’intelligenza artificiale – e dei corrispettivi data center estremamente energivori – abbia provocato un enorme aumento del fabbisogno energetico.
Questa nuova domanda è soddisfatta anche attraverso la costruzione di gigantesche turbine alimentate a gas. Una produzione industriale in forte crescita che si basa sul ricorso a una fonte meno inquinante del carbone, ma pur sempre inquinante e di origine fossile. Dietro a ogni banale ricerca con ChatGPT, dunque, ci sono rotori di turbine da cento tonnellate, che pesano più di un Boeing 747.
Sono tre le principali compagnie produttrici di questi complessi gargantua metallici: la Siemens Energy, tedesca; la GE Vernova, statunitense; la Mitsubishi Heavy Industries, giapponese. Coprendo i due terzi della fornitura globale di turbine a gas, possiedono pressoché l’oligopolio di questa branca industriale in espansione.
Tutte e tre le aziende hanno infatti vissuto un importante incremento delle commesse. Nell’articolo del Financial Times, Christian Buch, capo esecutivo della Siemens Energy, ricorda che nel 2023 la compagnia aveva venduto una sola turbina a gas negli Stati Uniti. Ora, alla fine del 2025, si avvicinano a consegnare la duecentesima unità. La GE Vernova è in crescita (+28 per cento), mentre la società giapponese punta a raddoppiare la propria produzione entro due anni. Si tratta di impianti industriali talmente subissati di ordini che oggi i tempi di attesa per ottenere una nuova turbina si aggirano intorno ai quattro anni.
Negli Stati Uniti di Donald Trump, eletto presidente anche grazie allo slogan Drill, baby, drill! – “Trivella, piccola, trivella!”, espressione del suo aperto sostegno all’estrazione di combustibili fossili – la corsa al gas è fra le più frenetiche.
Fra il progetto Stargate da circa cinquecento miliardi di dollari in infrastrutture per l’intelligenza artificiale finanziato da OpenAI e SofBank; quello che comporterà una spesa fino a cento miliardi di Microsoft e BlackRock e la prossima costruzione da parte di Entergy Corporation di tre grandi centrali a gas volto ad alimentare i servizi AI di Meta in Louisiana, il consumo elettrico per i data center – il cervello fisico dell’intelligenza artificiale – crescerà enormemente.
Nel 2024, infatti, il Dipartimento dell’Energia della Casa Bianca ha stimato un aumento dei consumi per i centri di elaborazione dati che passerà dal 4,4 per cento del 2023 a una percentuale che si aggirerà tra il 6,7 e il dodici per cento dell’elettricità statunitense complessiva entro il 2028: una quantità quasi triplicata nell’arco di soli tre anni.
Per capire le ricadute climatiche di questo fenomeno, è utile tornare alla scena iniziale: ogni immagine generata dall’intelligenza artificiale consuma cinque watt-ora. Se quell’energia provenisse da fonti rinnovabili, ad essa corrisponderebbe un’emissione di 0,5 grammi di anidride carbonica. Ma se è stata prodotta con la combustione di carbone, allora ha indirettamente prodotto circa quattro grammi di CO₂.
Dal micro si può passare al macro: il rapporto della International energy agency (Iea) stima che nel 2024 i data center mondiali abbiano consumato circa quattrocentoquindici terawattora di elettricità, e che circa il sessanta per cento di questa abbia origine da combustibili fossili, dunque circa duecentocinquanta terawattora. Che significa circa centocinquanta milioni di tonnellate di CO₂ prodotte ogni anno, più delle emissioni medie annuali di un intero Stato europeo.
L’uso sempre più massiccio di turbine a gas, contribuendo direttamente all’aumento dell’inquinamento e della produzione di gas serra, rema in direzione contraria all’accordo sul clima di Parigi 2015, e preoccupa per le sue conseguenze ambientali. Un problema globale, di fronte al quale ciascuno di noi, nel proprio piccolo, può agire per contrastarlo: anche partendo dal ricordare che dietro alla quantomeno superflua immagine dell’elefante sullo skate ci sono enormi turbine che bruciano gas, alterano il clima e avvelenano l’aria.